28 Giugno 2021 di Redazione Redazione

Il RAW è il formato che assicura la migliore qualità d’immagine e il maggiore controllo sul risultato. Scopriamo tutto quello che dobbiamo sapere per sfruttarlo al massimo.

#1 Come funziona il RAW

Scattando in RAW, in realtà non chiediamo alla fotocamera di fare niente di diverso dal solito. Creare i dati RAW è comunque parte del suo flusso di lavoro. Quello che le chiediamo è di salvare questi dati in un formato che possiamo elaborare noi, anziché lasciare che ci pensi la fotocamera stessa.

Di fatto, la macchina fotografica è un “processore RAW”, quasi uguale a qualsiasi software di conversione che possiamo usare. La differenza è che, nella fotocamera, le opzioni di elaborazione sono bloccate dalle impostazioni di scatto, mentre quando lavoriamo su un file RAW via software possiamo applicare queste impostazioni al computer. È importante perché il metodo usato dalla fotocamera per creare un JPEG scarta un sacco dei dati originali catturati, senza possibilità di ritorno! Con un file RAW, invece, dopo il processo conserviamo ancora tutti i dati originali.

Ecco come la fotocamera cattura le immagini

RAW

La macchina fotografica cattura ed elabora le immagini in quattro fasi principali. 1 I fotositi del sensore vengono esposti e registrano un valore di luce analogico. 2 Quest’ultimo deve essere convertito in formato digitale nel corso del processo del segnale. 3 Dai dati digitali nasce il file RAW, che è quello che vogliamo. In alternativa, 4 la fotocamera prosegue nel lavoro convertendo questi dati in un file compresso JPEG.

8 cose possibili solo con i file RAW

RAW

© Mauro Cirigliano

1 – Bilanciamento del bianco

In JPEG dobbiamo centrare il bilanciamento corretto allo scatto, perché la fotocamera scarta ogni dato “superfluo” sul colore. In RAW conserviamo invece tutte le informazioni sul colore stesso.

2 – Controllo del rumore

Le fotocamere recenti sono molto valide nella ricerca dell’equilibrio ideale tra rumore e dettaglio durante la creazione dei file JPEG a partire da scatti ad alti ISO, ma possiamo fare di meglio se lavoriamo direttamente sui RAW in manuale.

3 – Scelta del software

I programmi di conversione RAW non sono tutti uguali. Ognuno dà un “aspetto” diverso alle immagini e offre opzioni differenti. DxO PhotoLab, per esempio, eccelle nella correzione delle distorsioni ottiche e nella riduzione del rumore.

4 – Risultato a 16 bit

I file JPEG elaborati dalla fotocamera sono a 8 bit. Di norma sono sufficienti, ma pesanti manipolazioni digitali possono spezzare i toni e dare risultati “posterizzati”. Da un originale RAW possiamo produrre file TIFF a 16 bit, che sopportano molto meglio regolazioni tonali e sharpening.

5 – RAW e Regolazioni locali

Molti software di conversione RAW oggi offrono strumenti di regolazione locale, come filtri graduati, filtri radiali, pennelli e maschere. Significa che possiamo correggere parti dell’immagine usando i dati RAW per recuperare dettagli o sfumare distrazioni.

6 – Recupero delle luci

Le luci alte bruciate sono un problema frequente (e irrisolvibile) in JPEG. I file RAW, invece, hanno una gamma tonale più estesa e spesso è possibile recuperare fino a 1 EV di sovraesposizione, particolarmente utile con le luci intense degli scatti notturni.

7 – Recupero delle ombre

I file RAW danno la possibilità di recuperare molto più dettaglio nelle aree di ombre “tagliate” rispetto ai JPEG. Aprire le ombre in questo modo può garantire una qualità pari a quella dell’aumento del livello ISO.

8 – Correzione ottica

Alcune fotocamere incorporano profili di correzione ottica per i file JPEG, ma molti software RAW offrono correzioni automatiche non solo per le distorsioni ma anche per vignettatura e aberrazioni cromatiche.

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