Self Portrait, 1983 © The Robert Mapplethorpe Foundation

Robert Mapplethorpe: il film sul grande fotografo anticonformista senza tempo

Straordinario e controverso esponente dell’avanguardia americana, Robert Mapplethorpe è ancora oggi il simbolo anticonformista di una contemporaneità senza tempo, avendo saputo impersonare un senso estremo di libertà che si è espressa costantemente nell’intreccio tra la sua pratica artistica, gli aspetti privati e intimi della sua vita personale, i suoi compagni di strada, le celebrità e il pubblico.  Ossessionato dagli ideali classici del corpo umano e dalla bellezza delle forme, anche di fronte ai temi del sesso, dell’omosessualità e del feticismo, pur nel suo ruolo di provocatore e di anticonformista, seppe offrire uno sguardo che andava oltre l’elemento scioccante e voyeuristico. Rimangono famosi i suoi ritratti in bianco e nero dedicati ad artisti e a personaggi celebri, tra cui Andy Warhol, Deborah Harry, William Burroughs, David Hockney e Patti Smith, i nudi sia maschili che femminili, le nature morte e i reportage sul mondo del bondage e del sadomaso. Non mancarono, negli anni, le ostilità nei confronti di un lavoro di rottura capace di infrangere la barriera artificiale tra arte e pornografia, giocando con il piacere e con il non convenzionale, mettendo in luce l’apparenza delle cose e non tenendo mai nascosto il loro lato oscuro. Su tutto questo, seppe sempre offrire interpretazioni inedite e prospettive ricchissime. La precisione formale e stilistica è il terreno su cui Mapplethorpe dimostra la sua abilità di cogliere l’inaspettato e di creare un senso di misterioso stupore, nel contrasto mozzafiato tra luce e ombra. Ogni momento catturato dall’artista rivela un senso magico del peso e del movimento, nell’esibizione di posture forzate e corpi tesi che imitano la solitudine delle nature morte. Il desiderio evidente dell’autore è di trattare esseri umani e oggetti inanimati con la medesima intenzione, rivelando una verità interiore attraverso la sensazionale percezione della sua visione.
Nato a New York, nel Queens, Robert Mapplethorpe studia disegno, pittura e scultura al Pratt Institute di Brooklyn. I primi lavori comprendono, oltre ai gioielli, i collage, che realizza ritagliando le foto da riviste e libri nell’intento di esplorare la sessualità e l’erotismo. Il 1972 segna l’incontro con due influenti curatori, Samuel Wagstaff Jr. e John McKendry. Quest’ultimo gli consegna una Polaroid, iniziando a scattare da solo le foto per i collage; nello stesso anno si trasferisce insieme a Patti Smith nel leggendario Chelsea Hotel. La sua prima monografica risale all’anno successivo organizzata dalla Light Gallery di New York. Dedicandosi sempre più alla fotografia, l’artista acquista una macchina fotografica di medio formato – era una Graflex 4×5 pollici con dorso Polaroid – e inizia a documentare la comunità gay della Grande Mela. La nuova fotocamera gli consente quel controllo della scena che stava cercando. Nel 1978 prende forma The X Portfolio, una serie di scatti rivoluzionari per l’epoca, bilanciati dal rigore e dalla precisione formale dell’esecuzione. Questa serie fece scandalo per i contenuti erotici.

Il film sul grande fotografo

L’artista trasgressivo in un biopic per molti aggressivo e noioso. Il fotografo è interpretato da Matt Smith, mentre la sua amante Patti Smith da Marianne Réndon.
Il biopic, diretto da Ondi Timoner, ha debuttato mesi fa al Tribeca Film Festival e negli Usa è uscito il 1 marzo negli Stati Uniti accompagnato da recensioni non proprio positive della critica.


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