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Stefano Babic: alla Milano Photo Week con "L’IO DI _VISO"

Stefano Babic “L’IO DI _VISO”

La Metamorfosi Del Contemporaneo 30 ritratti suggestivi di Stefano Babic, in una mostra ispirata all’opera omonima di Ronald Laing, psichiatra che al tema della schizofrenia e del doppio dedicò un’estesa e affascinante riflessione.

Stefano Babic “L’IO DI _VISO” e il progetto Vidas

L’evento sostiene il progetto pediatrico Vidas. Una serie di ritratti dal titolo dell’opera omonima del filosofo e psichiatra scozzese Ronald Laing (L’Io diviso, Einaudi, 1959), importante lavoro dedicato alla schizofrenia. È il tema della mostra che Stefano Babic, fotografo di moda e ritrattista sensibilissimo, ha realizzato raccogliendo ritratti nel corso di un paio d’anni. Quando il Comune ha concesso, durante la Milano Photo Week, uno dei Caselli Daziari in piazza Sempione (Arco della Pace), da poco riaperto e restituito alla città, è stato possibile dare corpo al sogno.
Dal 6 al 9 giugno – inaugurazione il 6 dalle ore 18 alle 21– le opere di Babic saranno in mostra per sensibilizzare sul progetto pediatrico Vidas, assistenza completa e gratuita a bambini e ragazzi malati inguaribili, che, dalla prossima primavera, sarà completato nei tre setting, domicilio, degenza, day hospice, con l’apertura di Casa Sollievo Bimbi, la prima struttura che potrà accogliere i piccoli pazienti sin dall’esordio delle loro patologie.

Oltre ai ritratti di personaggi della cultura, del design, della pubblicità della musica e della moda, ci sarà una sezione dedicata ai fotografi amici: Maria Vittoria Backhaus, Gian Paolo Barbieri, Giovanni Gastel, Piero Gemelli, Toni Meneguzzo, Toni Thorimbert, Oliviero Toscani e Fabrizio Ferri.

La genesi del progetto è strettamente legato, per Babic, alla conoscenza di Laing:

La mia riflessione artistica trae spunto da Laing e, con lo strumento che più mi appartiene, la fotografia, prende forma in un percorso teso a mostrare come la schizofrenia non rappresenti semplicemente e solo un disturbo psichico, ma sia la malattia del nostro tempo”. Sul senso complessivo, così prosegue: “Secondo Laing, il concetto di normalità non esiste, perché molti uomini cosiddetti normali costruiscono falsi io per difendersi dalla realtà. I confini tra normalità e psicosi si mostrano in tutta la loro labilità, facendo intravedere la potenzialità psicotiche insite in ogni esistenza umana, facendoci scoprire quanto sia sottile il confine tra sanità e psicosi, e come l’insicurezza e la precarietà siano insite nell’esistenza umana. Dare forma a questo dualismo e contrasto è alla base del lavoro del fotografo che si confronta con il linguaggio del ritratto. In camera oscura, prima dell’avvento del digitale, sono rimasto spesso intrappolato dalla magia della carta fotografica nella bacinella di stampa, quando i contorni del ritratto cominciavano a prendere vita, raccontando, nel loro graduale sviluppo, storie complesse del soggetto ritratto. È capitato che fossi rimasto molto colpito in particolare da un ritratto che feci a Klaus Kinski, il bene e il male chiaro e definito nel volto di quell’attore grande ed inquieto. Pensai il bene ed il male esistono davvero. O forse sono solo un punto di vista. Un po’ come quando un fotografo cerca il profilo migliore del soggetto che ha davanti. Pretende di riconoscerlo, e il soggetto gli si affida. Ma il profilo migliore, la metà migliore del viso, esiste solo in relazione all’altro profilo, il peggiore. Come se il bene esistesse solo in relazione con il male. Ecco, mettiamo insieme le due metà migliori e otterremo qualcosa di decisamente peggiore del nostro intero, fatto di bene e di male. Questa è una ricerca che mi ha sempre affascinato come fotografo”.

All’interno del casello daziario i visitatori potranno trovare materiale informativo Vidas sul progetto pediatrico e avranno la possibilità di contribuire concretamente con una donazione, grazie a teche disposte allo scopo e alla presenza di volontari Vidas.

Stefano Babic “L’IO DI _VISO”: programma 

CASELLO DAZIARIO, ARCO DELLA PACE – PIAZZA SEMPIONE – MILANO

METAMORFOSI DEL CONTEMPORANEO

STEFANO BABIC 

Inaugurazione: 6 giugno dalle 18 alle 21

Apertura al pubblico dal 7 al 9 giugno dalle 10 alle 20

 
 
 
 
 
 
 
 
 

Fotografia Europea 2018: le mostre in programma

Luca Campigotto, Bejing 2016_preview.jpeg https://www.fotografiaeuropea.it/fe2018/press/

Fotografia Europea 2018: le prime mostre della Kermesse fotografica

La XIII edizione di Fotografia Europea, il festival interamente dedicato alla fotografia, curata da Walter Guadagni, promossa e organizzata dalla Fondazione Palazzo Magnani insieme al Comune di Reggio Emilia e alla Regione Emilia Romagna, in programma a Reggio Emilia dal 20 aprile al 17 giugno 2018,  ruota attorno al tema “RIVOLUZIONI – Ribellioni, cambiamenti, utopie”.
Numerose sono le mostre, le conferenze, gli spettacoli e le attività formative, animati da protagonisti della fotografia, della cultura e del sapere, ospitati nelle principali istituzioni culturali e spazi espositivi della città.

Fotografia Europea 2018: luoghi inediti per le mostre

Il programma di Fotografia Europea si estenderà in luoghi inediti, difficilmente aperti al pubblico in occasioni espositive, come quelli dell’imponente Banca d’Italia, del Battistero e del Palazzo del Vescovado, della liberty Villa Zironi e dell’edificio ad uso commerciale in via San Rocco. Un modo per riscoprire spazi solitamente chiusi e poter apprezzare il valore del patrimonio storico e architettonico della città.

Fotografia Europea 2018: Palazzo Magnani

Un ideale percorso attraverso il programma di Fotografia Europea, prende avvio da Palazzo Magnani. Qui si tiene la mostra SEX & REVOLUTION! Immaginario, utopia, liberazione (1960-1977), curata da Pier Giorgio Carizzoni, sotto la direzione scientifica di Pietro Adamo – docente di sociologia all’Università di Torino – che indaga la genesi delle trasformazioni nel modo di concepire e vivere la sessualità tra gli anni ’60 e ’70, attraverso oltre 300 reperti d’epoca: sequenze cinematografiche, fotografie d’autore, fumetti, rotocalchi, libri, locandine di film, installazioni multimediali, ambientazioni con oggetti di design, musica e molto altro. Un percorso che presenta materiali poliedrici e alcuni scatti di importanti fotografi tra cui Angelo Frontoni e Paola Mattioli, compiendo, in cinque ricche sezioni, una puntuale analisi socio-culturale di un pezzo di storia dirompente e rivoluzionaria: Sessuologia e filosofia; Editoria e cultura tra anni Cinquanta e Sessanta; L’underground; La pornografia; La rivoluzione sessuale: vittoria o sconfitta?

Fotografia Europea 2018: Palazzo Da Mosto 

A Palazzo da Mosto verranno presentanti tre progetti espositivi: il primo è un omaggio a Joel Meyerowitz, grande maestro della fotografia contemporanea, che ha un legame particolare con il nostro Paese, al punto da viverci buona parte dell’anno. L’esposizione, dal titolo Transitions, 1962-1981, curata da Francesco Zanot, presenta oltre 120 opere che ripercorrono i principali passaggi del lavoro e della vita del fotografo americano.

Il secondo progetto Rivoluzioni, Ribellioni, Cambiamenti, Utopie. 101 photobook dalla collezione della Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma, curata da Piero Cavagna e Laura Gasparini, rilegge alcuni dei momenti cruciali della storia del Novecento attraverso una serie di volumi fotografici tra i più importanti mai realizzati, appartenenti alla collezione della Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma.

La terza proposta  In/Finito. Un progetto di danza e fotografia per spazi urbani, naturali o storici, promosso in collaborazione con Fondazione Nazionale della Danza e Compagnia Aterballetto, che presenterà alcuni scatti inediti del grande fotografo di moda Toni Thorimbert

Fotografia Europea 2018: Chiostri di San Domenico

Ai Chiostri di San Domenico, la mostra Genesis of a Latent Vision: a Window onto Contemporary Iranian Photography, curata da Reza Sheikhe e Mehrdad Nadjmabadi col coordinamento di Germana Rivi, presenta le immagini di 9 autori iraniani, tra cui Ahmad Aali, Shadi Ghadirian, Gohar Dashti, che testimoniano l’evoluzione della fotografia iraniana, da una documentazione sociale a un approccio concettuale. L’omaggio al paese mediorientale, continua con una serie di scatti di Walter Niedermayr (Bolzano, 1952) realizzati in Iran tra il 2005 e il 2008 che indagano un territorio dalla storia millenaria in cui coesistono tracce dell’antica Persia e dell’industrializzazione, dell’influenza occidentale e della rivoluzione islamica.

Fotografia Europea 2018: Banca Di Italia

In Banca di Italia troveranno spazio le committenze che caratterizzano, come ogni anno, il Festival reggiano: progetti inediti, pensati e commissionati specificamente per il Festival, in relazione al tema “Rivoluzioni” che quest’anno ne connota i contenuti. Il Direttore artistico Walter Guadagnini ha coinvolto due importanti artisti: Mishka Henner e Francesco Jodice.

Mishka Henner, fotografo belga/inglese, insignito nel 2013 dell’ICP Infinity Award for Art in New York, ha ideato un progetto/installazione di grande impatto visivo ed emozionale: il visitatore si troverà immerso in una dimensione inaspettata, tra le onde di mari e oceani, senza comprendere fino in fondo a cosa sta assistendo. Lo spazio espositivo sarà trasformato in una finestra verso il mondo, in perenne “allerta” in quanto attraverso di esso si scruteranno i mari per intercettare segnali di pericolo imminente.

Francesco Jodice invece si inserisce in un percorso innovativo. Da questa edizione, una delle tradizionali committenze seguirà una nuova modalità, capace di mantenere viva l’attenzione sul Festival anche oltre le sue date di svolgimento. A Jodice è stato chiesto di sviluppare, sul concept “Rivoluzioni”, un progetto articolato nel corso di un anno intero, presentando per step, attraverso workshop e incontri, il suo lavoro “in fieri” e coinvolgendo in modo più ampio la città e gli appassionati. Il lavoro sarà esposto nell’edizione successiva di Fotografia Europea e come quello di Henner entrerà a far parte del patrimonio fotografico della città nella Fototeca della Biblioteca Panizzi di Reggio Emilia.

Fotografia Europea 2018: Spazio San Rocco

Allo Spazio San Rocco, Clément Cogitore presenta Braguino o la comunità impossibile, un progetto artistico che unisce cinema, fotografia e video arte, a cura di Diane Dufour e Léa Bismuth. L’artista francese si è recato nel 2016 a Braguino, dal nome della famiglia che vive in alcune capanne di legno disperse nella profonda taiga siberiana a 700 km da qualsiasi presenza umana. Cogitore ha voluto scoprire il mistero della scelta di un uomo, Sacha Bragin, che decise di risiedere in quel luogo con la sua famiglia per più trenta anni, sperando di vivere in pace, nell’autarchia più completa, e di costruire un modello di vita autosufficiente. Molto rapidamente, tuttavia, questo paradiso diviene la scena di un conflitto aperto tra due famiglie – una arrivata successivamente – incapaci di vivere insieme.

Fotografia Europea 2018: La Sinagoga

La Sinagoga ospita Iconic China il lavoro più recente di Luca Campigotto: un racconto del suo lungo viaggio in Cina che inizia con la ricerca di un passato mitico e arriva al presente caotico delle megalopoli. Le fotografie sono l’immagine dell’anima di un paese in cui straordinari orizzonti futuristici di città, proiettati nel futuro, si fondono con tradizioni e atmosfere che si estendono indietro migliaia di anni.

 

“Seduction of Photography” incontro con il fotografo Toni Thorimbert

© Toni Thorimbert

Ultimo appuntamento del ciclo di incontri “Fotografare le celebrità” che CAMERA ha organizzato con il Consorzio Residenze Reali Sabaude: giovedì 23 novembre, ore 18.00, Reggia di Venaria: “Seduction of Photography” Toni Thorimbert, fotografo, in conversazione con Walter Guadagnini.


© Toni Thorimbert

Il fotografo Toni Thorimbert presenterà il suo libro Seduction of Photography che potrebbe sembrare una raccolta di ritratti femminili, ma già dalle prime pagine, la presenza del fotografo nell’immagine scombina le carte in tavola, spiazzando le aspettative dell’osservatore. Il progetto indaga le dinamiche di potere e seduzione insite nell’agire del fotografare e del farsi fotografare. Attraverso questo inedito meccanismo visivo il fotografo e la donna si mettono entrambi in gioco, svelando le dinamiche della loro complicità, ma anche i termini della loro distanza, i loro percorsi, i luoghi dei loro incontri, in un crescendo di reciproco coinvolgimento e in un continuo scambio di ruoli. Seduction of Photography consegna al pubblico una nuova inaspettata affermazione: la fotografia è, prima di ogni altra cosa, un atto di seduzione.

Costo incontro e proiezione: 4 €
Prenotazioni al seguente indirizzo: prenotazioni@camera.to
(fino ad esaurimento posti)

Vasco, Raimondi e una fotografia spericolata

A tu per tu con Efrem Raimondi

Una carriera eccezionale iniziata nel 1983. Efrem Raimondi ha pubblicato per le maggiori riviste italiane e internazionali, da Stern a GQ, da Rolling Stone a Vanity Fair. Famosi i suoi ritratti a personaggi della cultura, dell’arte, della politica e dello spettacolo.
 Al ritratto affianca un lavoro di ricerca artistica sul paesaggio. 
Nel 2012 ha pubblicato, con Toni Thorimbert, il libro Tabularasa per Mondadori: 27 anni di fotografia con Vasco Rossi. 
È stato membro, unico italiano, dell’Hasselblad Master Jury. Nel suo studio a pochi passi da Milano comincia il suo racconto. “Sono passati diciasette anni da quando rispondendo al telefono mi sono sentito chiedere: «Vuoi venire con me in America»? Era Tania Sachs. Ho pensato a uno scherzo e ho riattaccato. Non sapevo che Tania fosse la responsabile della comunicazione di Vasco Rossi e che non stesse scherzando per niente. Per fortuna ha richiamato…

Così è iniziata per me la fantastica e complessa scorribanda iconografica nella Vasco Zone. Non complicata, complessa. Perché fotografare Vasco non è facile. Innanzitutto sono dovuto partire per Los Angeles, io che non amo viaggiare se non in macchina, passi anche il treno, ma solo se ho poco bagaglio. Affitto uno studio poco convenzionale rispetto ai nostri standard… splendido! E, mentre facciamo una chiacchiera preliminare, Vasco mi dice: «Io odio essere fotografato». Perfetto, io odio fotografare! E adesso? Visto che abbiamo fatto undicimila chilometri per trovarci qui, cosa facciamo? Così iniziamo a lavorare. Atmosfera rilassata e piacevole. È stata un’esperienza indimenticabile.

Per presentare l’album Stupido Hotel decidemmo di organizzare una mostra. Quel giorno, fuori dalla galleria, ci saranno state duemila persone. Problemi di ordine pubblico con i fan, traffico bloccato. La gente non riesce a entrare. I giornalisti sono appollaiati uno sull’altro per strappare un’intervista a Vasco. Intorno, le mie fotografie: bianco e nero, colore e polaroid ingrandite. Alla fine siamo costretti a denunciare un furto. Qualcuno ha rubato tre fotografie… mica piccole. Addirittura del formato 40×60 montate su alluminio. Letteralmente strappate dal muro. Il giorno dopo siamo su tutti i giornali. L’album di Vasco è stupendo. Il contorno (le foto, la mostra, il furto) pure. Ecco perché Luzzato Fegiz, in quel suo pezzo, scrive anche di fotografia.L’esperienza con Vasco è adrenalinica, di quelle che segnano. Il libro Tabularasa, ventisette anni con Vasco Rossi e realizzato a quattro mani con Toni Thorimbert, ne è la testimonianza più forte. Certe immagini ti accompagnano sempre. Alcune accompagnano più persone, anche quelle che sono tra loro estranee.È la fotografia. Quella roba che ha la capacità di trascendere il tempo e la sua precarietà, che regala souvenir diversi. Come certe canzoni. Adesso ci conosciamo bene. C’è affetto e stima reciproca. Una volta, proprio all’inizio, parlando con mia moglie, Vasco le ha detto: «Mi piace tuo marito. Quando lavora suda». È, francamente, la cosa più originale e inaspettata che mi sia mai sentito dire. E mi piace.

 

Quattro domande a Vasco


vasco1Efrem dice che non ti piace essere fotografato e che, se proprio lo devi fare, soltanto con due o tre fotografi.
Considerato che farmi fotografare mi innervosisce e mi indispone, è necessario che il fotografo riesca a coinvolgermi, sia molto sveglio, svelto e abbia le idee chiare. Con Efrem ci siamo sempre capiti subito. Lo stimo molto anche come persona.

Nell’ormai celebre libro Tabularasa, le immagini si distaccano dall’idea della rockstar e ci raccontano l’uomo. Che effetto ti fa guardare quel libro? 
L’ho trovato molto bello. Non ho collaborato alla scelta delle foto. Hanno fatto tutto loro. Del resto Efrem e Toni sono due fuoriclasse. Non poteva che nascere un capolavoro.

Le fotografie delle copertine dei dischi le scegli da solo? 
Da anni, forse decenni, è Arturo Bertusi l’ideatore delle copertine dei miei album. Di solito arriva con un’idea che, se ci convince, comincia a realizzare sotto la supervisione di Fini coordinando le varie esigenze grafiche e artistiche. Il risultato è un lavoro nel quale svolgo soprattutto l’attività di… “modello”.

Vasco Fotografa?
Sono stato un grande appassionato di fotografia. Da ragazzo stampavo rullini in improvvisate camere oscure. Poi ho continuato con tutti i tipi di apparecchi fino al cellulare. Oggi scatto foto continuamente, le raccolgo sul computer e mi diverto a riguardarle per il piacere di rivivere i momenti passati. Per quanto riguarda i social …passerò alla storia come il padre dei “clippini”!

Hai fotografie appese in casa sua? 
Non ho molte foto appese. Amo le pareti bianche che rilassano la mente e non interferiscono con la mia immaginazione.

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LABottega di Pietrasanta apre la nuova stagione del Caffè dei Maledetti Fotografi

Dal 25 Giugno a LABottega di Pietrasanta tornano gli appuntamenti con i grandi protagonisti della fotografia.
Toni Thorimbert, Jacopo Benassi e Antoine D’Agata: tre interviste pubbliche condotte dal giornalista Enrico Ratto, fondatore del magazine on line partner della galleria di Pietrasanta.



Promossa e organizzata dal magazine on line Maledetti Fotografi e da LABottega, la rassegna propone un ciclo di interviste pubbliche a tre grandi personalità del panorama fotografico contemporaneo: Toni Thorimbert, Jacopo Benassi e Antoine D’Agata .

La formula è quella che ha riscosso un notevole successo di pubblico già le scorse stagioni. Il giardino de LABottega –  spazio multifunzionale dedicato alla fotografia diventato negli anni un punto di riferimento in Versilia – si apre per diventare un luogo ideale dove i fotografi si raccontano nel corso di interviste pubbliche condotte dal giornalista Enrico Ratto, fondatore della rivista Maledetti fotografi, cui richiama il titolo della rassegna. Il magazine on line vanta una community di oltre ventimila persone e pubblica, in esclusiva per l’Italia, la serie di interviste ai fotografi classici realizzate da Frank Horvat, tra queste le conversazioni con Helmut Newton, Don McCullin, Sarah Moon, Mario Giacomelli.


I fotografi protagonisti degli appuntamenti:
TONI THORIMBERT
Domenica 25 giugno 2017, ore 18.30.
Reporter, ritrattista, affermato fotografo di moda e art director, Toni Thorimbert inizia a fotografare giovanissimo, documentando le tensioni sociali degli anni settanta. Negli anni ottanta, la sua collaborazione ai migliori periodici dell’epoca, quali Max, Sette e Amica, è fondamentale per definire il nuovo standard visivo di quegli anni, mentre gli anni novanta segnano la sua maturità come autore e la sua consacrazione a livello internazionale con collaborazioni a Brutus, Details, Mademoiselle, Wallpaper e la realizzazione di prestigiose campagne pubblicitarie.


JACOPO BENASSI
Domenica 30 luglio 2017, ore 18.30.
Nato a La Spezia nel 1970, ha cominciato come meccanico e ora fa il fotografo. Collabora a Rolling Stone, GQ, Wired, Riders, 11 Freunde, Crush Fanzine e con le agenzie BBDO e 1861 United. Nel 2007 partecipa alla mostra Vade Retro. Arte e Omosessualità, da von Gloeden a Pierre et Gilles, curata da Vittorio Sgarbi ed Eugenio Viola, e due anni dopo 1861 United gli pubblica una monografia monumentale, The Ecology of Image, che Jacopo dice di non meritare. Prende parte a fiere ed esposizioni internazionali, ma non gli basta, così decide di aprire un club a La Spezia, il BTomic, dove vive e propone musica, drink, food, fanzine e un sacco di sperimentazione.


ANTOINE D’AGATA
Sabato 9 settembre 2017, ore 18.30.
Dall’età di 17 anni Antoine d’Agata si interessa ai movimenti punk e anarchici marsigliesi. Nel 1981 perde l’uso dell’occhio sinistro dopo essere stato colpito da una granata lacrimogena della polizia, nel corso di scontri con membri del movimento neofascista PFN. Nel 1983 lascia la Francia e inizia a viaggiare. Nel 1990 a New York studia fotografia presso l’International Center of Photography, dove frequenta i corsi di Larry Clark e di Nan Goldin. In seguito lavora come reporter ed entra in Magnum. Non ha un luogo di residenza fisso.
Lo stesso giorno verrà inaugurata la mostra a LaBottega di Marina di Pietrasanta.

Maggiori informazioni su: www.labottegalab.com e su www.maledettifotografi.it
Dove: LABottega, Viale Apua 188, Marina di Pietrasanta (Lucca)
Orari:  ore 18,30
Info: www.labottegalab.com  – info@labottegalab.com –  tel.058422502 / mobile: 3496063597


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