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Pino Bertelli, Maurizio Rebuzzini: “A cosa serve la fotografia?”

Presso Palazzo Viceconte si terrà un finissage dal titolo “A cosa serve la fotografia?”, a cura di Pino Bertelli e Maurizio Rebuzzini, in occasione della chiusura della mostra “Oliviero Toscani, don Milani, la scuola di Barbiana e il Sessantotto”, allestita a Matera nell’ambito del progetto fotografico Coscienza dell’Uomo.
A 20 giorni dall’inaugurazione, la mostra di Toscani rappresenta ancora una volta occasione per riflettere sul senso della fotografia, sulla professione del reporter e su cosa significhi oggi fermare una immagine. Partendo dagli scatti che compongono l’esposizione, da quelli in bianco e nero di don Milani e la scuola di Barbiana al ritratto della modella francese Isabelle Caro nella sua tragica magrezza, Rebuzzini e Bertelli avranno l’opportunità di approfondire i contenuti della mostra e ancor più di fermarsi a dialogare e riflettere con il pubblico su cosa sia la fotografia. Cosa abbia rappresentato ieri, e in che direzione stia procedendo oggi. Chi è il fotografo? È colui che cattura una immagine, certo, che ritrae una persona, che ferma un momento. Ma perché lo fa? Cosa spinge un uomo a scattare una foto? Quale sentimento lo anima?

A cosa serve la fotografia? Cosa spinge un uomo a scattare una foto? Quale sentimento lo anima?

Da sempre promotrice di un modo diverso di intendere e fare fotografia, Coscienza dell’Uomo torna ancora una volta sul tema dell’etica dell’immagine proponendo un incontro che è nuova occasione per riflettere sulla fotografia intesa come strumento per risvegliare le coscienze e combattere la deriva culturale e morale di cui l’uomo oggi è, al tempo stesso, vittima e artefice per quella pericolosa quanto diffusa etica dell’apparire. Le fotografie di Toscani, irriverenti e provocatorie come la sua mostra, rappresentano solo uno spunto, un pretesto per chiedersi “a cosa serve la fotografia oggi?”. È puro ritratto? O esigenza estetica? È mostra di sé? Oppure forse può essere strumento di denuncia, occasione di impegno civile, opportunità di raccontare la realtà per sbattere in faccia all’uomo quanto si sia pian piano allontanato da se stesso? “Spiegare l’uomo all’uomo e ogni uomo a se stesso”, scriveva Edward Steichen a proposito del ruolo della fotografia. Un punto di vista pienamente condiviso da Francesco Mazza, promotore di Coscienza dell’Uomo, e dai relatori che, in occasione dell’incontro di lunedì, porteranno ancora una volta la discussione nella direzione di una fotografia della coscienza. “Testimone del suo tempo”, così si definì Oliviero Toscani per spiegare il senso dei suoi scatti sempre rivolti a raccontare storie piuttosto che a immortalare bei sorrisi, sempre attente a denunciare le falle di una società patinata e artefatta dove apparire sembrava essere l’unico modus vivendi. E testimone del tempo vuole essere anche la fotografia proposta da Coscienza dell’Uomo, che ha voluto porsi non come giudice supremo intento a criticare un modo diverso di fare fotografia, ma piuttosto come voce indipendente intenta a suggerire una strada alternativa da percorrere con l’obiettivo fotografico. Da Toscani ad autori come Diane Arbus, Henrie Cartier Bresson, Lewis Wickles Hine, Jacob Riis, passando per Dorothea Lange, nel percorso tracciato da Rebuzzini e Bertelli diversi saranno gli esempi di chi ha scelto di usare la fotografia non solo per raccontare la storia, ma per provare talvolta a cambiarla. Una fotografia della coscienza, dunque, in antitesi con la fotografia dell’apparenza dalla quale la società odierna è sempre più attratta. Niente assolutismi, nessun indottrinamento. Solo l’esigenza di proporre un punto di vista, di suggerire una strada alternativa. Ancora una volta “un invito a osservare piuttosto di giudicare, a pensare invece di credere”.
In occasione del finissage, la mostra verrà visitata dal gruppo di partecipanti al X corso di certificazione in Metodologia Caviardage, che si terrà a Matera dal 29 al 31 luglio, che ha scelto la mostra di Toscani come oggetto da cui partire per svolgere delle attività didattiche utilizzando i contenuti grafici e testuali esposti, ritenuti affini alla filosofia della disciplina. Creato e diffuso in Italia da Tina Festa, il Caviardage è un metodo di scrittura poetica che aiuta, attraverso un processo ben definito, a scrivere poesie e pensieri non partendo da una pagina bianca, ma da testi già scritti. Sempre più diffuso in Italia, il metodo viene utilizzato come pratica di benessere personale, nella didattica scolastica, nei percorsi socio-educativi o in ambiti terapeutici.

Pino Bertelli, Maurizio Rebuzzini I “A cosa serve la fotografia?”
Palazzo Viceconte, via San Polito 7, Matera
Lunedì 29 luglio ore 18:30 l Ingresso libero

Oliviero Toscani, don Milani, la scuola di Barbiana e il Sessantotto

Entra nel vivo del suo terzo trimestre Coscienza dell’Uomo, il progetto fotografico organizzato nell’ambito di Matera 2019 dalla Cine Sud di Catanzaro, che da gennaio ha portato nella capitale della cultura europea ben 23 mostre (per arrivare a 40 entro fine anno) con l’intento di promuovere un modo diverso di fare fotografia. “Spiegare l’uomo all’uomo e ogni uomo a sé stesso”, scrisse Edward Steichen, ed è proprio questo l’obiettivo del promotore Francesco Mazza e del direttore artistico Maurizio Rebuzzini. Scuotere le coscienze, combattere contro il genocidio culturale dei nostri tempi, l’ipocrisia e la leggerezza dilagante nella società di oggi attraverso una fotografia semplice, che metta da parte spettacolarità e bagliore, e si avvicini sempre di più alla conoscenza dell’uomo.
Dopo l’apertura con Questo è il Sud e la presentazione di I Believe, arriva il terzo atteso appuntamento con la mostra di Oliviero Toscani che aprirà al pubblico l’8 luglio alle 18.30

Oliviero Toscani a Coscienza dell’Uomo

Palazzo Viceconte a Matera ospiterà fino al 29 luglio “Oliviero Toscani, don Milani, la scuola di Barbiana e il Sessantotto”, un’esposizione voluta fortemente da Francesco Mazza per rendere omaggio ad un grande fotografo dei nostri tempi che nella sua lunga e interessante carriera ha suscitato non poco clamore con fotografie irriverenti, rivoluzionarie, possiamo dire sovversive. Ne è una prova la mostra allestita a Matera che rappresenta, secondo il curatore, la sintesi perfetta della autentica filosofia fotografica di Toscani. La scuola di Barbiana e Isabelle Caro, dal 1963 al 2007. Scatti realizzati in tempi diversi, in contesti diversi, accomunati però dallo stesso punto di vista sul mondo e la realtà che ci circonda. È il punto di vista di chi non fotografa per esercizio di stile, per pura arte, per catturare bellezza, ma per missione. Una mostra contro lo spettacolo, possiamo definirla, contro le apparenze, contro ogni forma di esaltazione estetica di finte e truccate realtà. L’obiettivo fotografico di Toscani è puntato sul sociale, sui deboli, su quanto di orrendo accade nella nostra realtà e che si prova, attraverso la fotografia, a mettere in evidenza nel tentativo di cambiare le regole, sovvertire il sistema, scuotere le coscienze. Ecco perché don Lorenzo Milani e i suoi allievi si affiancano a Isabelle Caro, la modella anoressica apparsa sui cartelloni pubblicitari, che non riuscì a sconfiggere la sua battaglia contro l’anoressia. Foto apparentemente diverse, eppure concettualmente simili, perché simile è lo sguardo di Toscani quando catturò l’immagine. Uno sguardo umano, appassionato, critico nei confronti di una società sempre più attenta alle apparenze, e sempre meno vicina agli esseri umani.

 

Mat 2019. Coscienza dell’uomo
Oliviero Toscani | Oliviero Toscani, don Milani, la scuola di Barbiana e il Sessantotto.
Palazzo Viceconte, Via San Polito 7- Matera
Dal 8 luglio al 29 luglio| 10:30-12:30 16:30-19:30I Ingresso libero
Inaugurazione: 8 luglio ore 18:30

Razza Umana. Oliviero Toscani a Photofestival

RAZZA UMANA è frutto di un soggetto collettivo, lo studio di Oliviero Toscani inviato speciale nella realtà della omologazione e della globalizzazione. Con la sua ottica frontale ci consegna una infinita galleria di ritratti che confermano il ruolo dell’arte e della fotografia: rappresentare un valore che è quello della coesistenza delle differenze. Con una foto e un’intervista, farai parte di un importante documento che descrive l’Italia, l’Europa e i paesi del mondo. 
Oliviero Toscani e il suo team visita le città, i paesi, le piazze e ad ogni tappa allestisce veri e propri studi fotografici. 
Un progetto per scoprire le diverse morfologie, per rappresentare le espressioni, le caratteristiche fisiche, somatiche, sociali e culturali dell’umanità.
Le fotografie e i video sono inseriti in un archivio multimediale e in una rassegna neverending di esposizioni e pubblicazioni.

“L’unico e vero scopo dell’arte è la testimonianza della condizione umana.  RAZZA UMANA è uno studio socio-politico, culturale e antropologico. Fotografiamo la morfologia degli esseri umani, per vedere come siamo fatti, che faccia abbiamo, per capire le differenze. Prendiamo impronte somatiche e catturiamo i volti dell’umanità. Credo che si possa fotografare l’anima attraverso lo sguardo degli esseri umani. L’anima nelle sue fattezze, grandezze, meschinità, bruttezze e bellezze più estreme. La mia ricerca è  fotografare facendomi guardare “dritto negli occhi”.

Oliviero Toscani

Fonte www.razzaumana.it

RAZZA UMANA
3 – 30 giugno
Fcf Forniture Cine Foto
Via Maestri Campionesi 25 Tel. 02.545 3512

Credits: ©Oliviero Toscani /Ufficio stampa Photofestival

Oliviero Toscani: più di 50 anni di magnifici fallimenti

Pensare che Oliviero Toscani sia un fallito è difficile da credere, ma è lui stesso che lo dice. Più di 50 anni di magnifici fallimenti è infatti il titolo dell’esposizione che al MAR di Ravenna mette in mostra gran parte del suo lavoro.  Paradossalmente il fallimento è per lui una prospettiva, perché sentirsi arrivati significa fermarsi e per lui è impossibile restare fermo. Toscani, infatti, attraverso la sua creatività inarrestabile ha fatto discutere il mondo su alcuni dei temi più scottanti della contemporaneità come il razzismo, la pena di morte, l’AIDS e la guerra.
Tra i lavori in mostra il famoso Bacio tra prete e suora del 1991, i Tre Cuori White/Black/Yellow del 1996,No-Anorexia del 2007 e molti altri. Non manca la serie Razza Umana, uno studio socio-politico, culturale e antropologico per il quale Toscani ha allestito set fotografici in decine di città nel mondo per indagare la morfologia degli esseri umani, per vedere come siamo fatti, che faccia abbiamo, capire le differenze, “prendere impronte somatiche e catturare i volti dell’umanità”, come dice lui stesso. Sono esposti anche i lavori realizzati per il mondo della moda, che il grande fotografo ha contribuito a cambiare radicalmente: dalle celebri fotografie di Donna Jordan fino a quelle di Monica Bellucci, oltre ai ritratti di Mick Jagger, Lou Reed, Carmelo Bene, Federico Fellini e alcuni tra i più importanti protagonisti della cultura mondiale dagli anni ‘70 in poi.

50 anni di magnifici fallimenti
14 Aprile 2019 – 30 Giugno 2019
MAR – Museo d’Arte della città di Ravenna
Inaugurazione 13 Aprile 2019 ORE 18.00
Comune di Ravenna – Assessorato alla Cultura, Mar Museo d’Arte della città
A cura di Nicolas Ballario
media partner: Sky Arte e Rolling Stones

Oliviero Toscani: il poeta della provocazione

Oliviero Toscani
Oliviero Toscani

Oliviero Toscani

Oliviero Toscani è un fiume in piena e come l’acqua non è mai spigoloso. È generoso e accogliente. Diretto, senza mezze misure e sempre critico in modo intelligente. Insomma, è uno che cerca e accetta le sfide. Non teme il confronto e i nemici non esistono: solo avversari. Resta il fatto che qualsiasi cosa faccia o dica è destinata a finire in polemica, perché riesce sempre a far emergere le contraddizioni e a svelare ciò che si vorrebbe tenere nascosto perché scomodo. Settantatré anni e un sorriso che conquista. Toscani è cresciuto a pane e fotografia. Suo padre, Fedele, è stato un grande reporter negli anni Trenta, Quaranta, Cinquanta e Sessanta per il Corriere della Sera. Sua sorella e suo cognato, Mariarosa e Aldo Ballo, avevano fondato a Milano lo Studio Ballo, vero punto di riferimento per la fotografia di still life, architettura e design fra gli anni Cinquanta e Novanta. Ha studiato alta progettazione alla Hochschule für Gestaltung di Zurigo ed è convinto che le buone scuole di fotografia siano fondamentali per la formazione. Tuttavia, non ritiene di essere un fotografo, bensì un professionista della comunicazione che usa la fotografia come mezzo per trasferire le sue idee. «Io non pratico la fotografia per piacere, ma per professione. Ricordo la sorpresa di mio padre, che spesso veniva in studio a trovarmi. Quella volta stavo scattando per Vogue; avevo una  modella con una camicia bianca su un fondo bianco. Mio padre si avvicinò con le mani in tasca e mi disse: l’è düra fa el tò meste. Per noi reporter è tutto più facile. Il dramma lo troviamo già confezionato. Voglio proprio vedere cosa sei capace di inventarti adesso con così poco. Ci sono quelli che documentano e quelli che creano. Finita la scuola, monta il suo primo portfolio e parte per gli Stati Uniti. A venticinque anni è già conosciuto in tutto il mondo e lavora in modo continuativo per Vogue  e Harper’s Bazaar . In Italia, collabora con L’Europeo e  con Flavio Lucchini partecipa ai primi numeri di Vogue Uomo e Vogue Italia . In Francia, lavora con Elle  da oltre quarant’anni. La sua carriera prosegue senza interruzioni, suo anche il marchio Esprit. Collabora, tra gli altri, con Elio Fiorucci, Valentino e Chanel.

Oliviero Toscani: diretto, senza mezze misure e sempre critico in modo intelligente

«Sono probabilmente il collaboratore più longevo di Elle . Ho iniziato negli anni Sessanta e non ho mai smesso. Ora, per i settant’anni di Elle France, sto fotografando per il numero intero di Natale», racconta Toscani. Ha sei figli con tre signore. Alleva cavalli, produce vino, olio e disegna occhiali. È stato il primo assessore alla creatività al mondo, nella città siciliana di Salemi – il sindaco era Vittorio Sgarbi –. Sua, l’idea di vendere le case abbandonate per un euro a patto che l’acquirente si impegnasse a ristrutturare l’immobile per viverci. Nel 1982 ha inizio l’avventura con Luciano Benetton. Insieme fondano Fabrica, un centro di ricerca, e saranno diciotto anni di vero furore. Inventa Colors  e produce quaranta numeri del magazine. Campagne che fanno rumore e girano il mondo: un preservativo gigantesco calato sull’obelisco di Place de la Concorde per richiamare l’attenzione sull’AIDS, il primo barcone carico di migranti che approda in Italia, il dramma dei condannati alla pena di morte, la denuncia contro il razzismo imperante. Sono solo accenni dei temi che saranno portati alla ribalta sui giornali e sui manifesti grandi sei metri per tre.

“Oliviero Toscani: più di 50 anni di magnifici fallimenti”: la mostra al Mar di Ravenna

Oliviero Toscani commons wikimedia
Oliviero Toscani commons wikimedia

In primavera al Mar una mostra del fotografo Oliviero Toscani

Il Museo d’arte della città di Ravenna dedicherà al fotografo Oliviero Toscani una mostra intitolata “Oliviero Toscani: più di 50 anni di magnifici fallimenti”a cura di Nicolas Ballario.
La mostra conterrà molte famose immagini dell’artista su temi caldi come pena di morte, razzismo e la guerra.
L’esposizione, attraverso le immagini più note,  si pone l’obiettivo di mettere in scena la carriera e la potenza creativa del fotografo più discusso degli ultimi tempi.
Mar Ravenna
via di Roma, 13 Ravenna
Tel. +39 0544 482477
Tel. +39 0544 482356
Dal 14 aprile al 30 giugno 
Immagine in evidenza

commons.wikimedia.org

Oliviero Toscani: tra i più geniali e audaci fotografi e art director contemporanei

Jesus jeans: Jesus Jeans, Oliviero Toscani 1973 – © Oliviero Toscani
Jesus jeans: Jesus Jeans, Oliviero Toscani 1973 – © Oliviero Toscani

Oliviero Toscani

Oliviero Toscani (1942) è tra i pochi professionisti della sua generazione ad avere frequentato una scuola di fotografia, la Kunstgewerbeschule di Zurigo. Fotografo, creativo, comunicatore e ideatore di campagne pubblicitarie, coordinatore di immagine per aziende, appassionato di cavalli, ideatore e fondatore di Colors, di Fabrica, di La Sterpaia, Oliviero Toscani ha sempre dimostrato di essere essenzialmente un visionario. Ha ricevuto numerosi riconoscimenti nel mondo, insegnato comunicazione visiva, ideato programmi televisivi, scritto testi sulla sua interpretazione della comunicazione.

Oliviero Toscani e la pubblicità

Sui muri delle strade e sulle pagine dei periodici compare una pubblicità insolita: un primo piano, già di per sé audace, a cui sono associate una frase del Vangelo e un marchio di jeans: Jesus, quasi a voler ribadire un concetto evidente. Il 1968 era passato, in Parlamento si discuteva il nuovo diritto di famiglia, ma l’Italia, provinciale e cattolica, non era pronta a una simile provocazione. Hot-pants all’americana è un messaggio privo di equivoci. Chi poteva osare tanto? Il nome del fotografo fu presto scoperto. Oliviero Toscani con questa pubblicità diventava noto all’opinione pubblica, pronta a prenderne o meno le difese. Anche Pier Paolo Pasolini intervenne con un articolo, pubblicato sul Corriere della Sera il 17 maggio 1973. Da allora Toscani sarà riconosciuto tra i più geniali e audaci fotografi e art director contemporanei.  Oliviero Toscani non si limita a usare proprie fotografie per le sue idee creative. Per la campagna Benetton “il ciclo della realtà” sceglie immagini su temi di attualità, come la fotografia della nave carica di albanesi diretta al porto di Bari. Sceglie di sfruttare gli spazi pubblicitari per dare visibilità alla tragedia dei boatpeople con una semplicissima spiegazione: questa immagine sarà dove tutti la vedranno e non potranno ignorare quanto sta avvenendo nel mondo. Queste persone sono come noi, vogliono quanto desideriamo noi, la vita.

Immagine in evidenza

Jesus jeans: Jesus Jeans, Oliviero Toscani 1973 – © Oliviero Toscani

Strage di Genova: i cittadini chiedono di chiudere la mostra di Olivero Toscani

Dopo le parole in difesa dei Benetton, i genovesi chiedono che venga chiusa la mostra di Olivero Toscani

A Genova è in corso in questi giorni un’esposizione di 150 fotografie realizzate da Oliviero toscani a bordo delle navi della Costa Crociere.
Qualche cittadino, ancora scosso dalla tragedia del crollo del Ponte Morandi chiede però la chiusura anticipata della mostra; il motivo? Ai cittadini non sono andate giù le dichiarazione del celebre fotografo- che per vent’anni ha prestato servizio al gruppo Benetton – in difesa di Autostrade per l’Italia, società facente parte del gruppo Atlantia, che ne possiede il 100% del capitale sociale e che fa riferimento, proprio come principale azionista, alla famiglia Benetton.
E difatti In un’intervista al Corriere della Sera, il fotografo aveva attaccato pesantemente gli Italiani, definendoli un “popolo di incattiviti” dopo le polemiche seguite al crollo del ponte: “Da fotografo e da uomo immagine – ha detto – posso dire proprio questo: siamo un popolo di infelici, incattiviti. Ce l’abbiamo con la nostra condizione, secondo me è per una colpa nostra. Ma allora prendiamoci a sberle per strada, sarebbe più sano a questo punto. Che popolo cattivo. E non dico solo quello italiano, l’umanità. Ce l’abbiamo con tutti”.

Olivero Toscani: le sue parole mal digerite dai Genovesi

Fuori da Palazzo Ducale non si risparmiamo le critiche al fotografo: “Poteva risparmiarsele”, “Ha sbagliato”, “Doveva pensarci bene prima di prendere le difese di Autostrade” sono i commenti che si sentono ripetere più spesso dai cittadini.  E così i genovesi, molto scossi e traumatizzati da quanto accaduto chiedono di chiudere in anticipo la mostra sulla felicità ospitata a Palazzo Ducale e curata proprio da Toscani; la mostra rappresenta infatti uno schiaffo alla città di Genova: secondo le parole di Toscani, riportate dal Secolo XIX in occasione dell’apertura ufficiale della mostra, “è stata un’esperienza molto divertente perché non avendo potuto programmare nulla siamo davvero andati a caccia di felicità ritraendo le persone nei loro momenti più belli. Farlo a bordo, durante una vera crociera, ha dato quel qualcosa in più che manca negli studi di posa“.
Felicità che in questo momento stride profondamente con la situazione di Genova.

A Master of photography vince Federica Belli con una photostory sull'immigrazione

A Master of photography vince Federica Belli

Master of Photography, il talent dedicato alla fotografia in onda su Sky Arte Hd si è concluso ieri e la vincitrice è Federica Belli; la diciannovenne di Millesimo, un paese di 3mila abitanti in provincia di Savona, ha sconfitto gli altri nove concorrenti provenienti da tutta Europa convincendo la giuria formata da Oliviero Toscani, dalla photo editor tedesca Elisabeth Biondi, dal curatore e storico della fotografia Mark Sealy.
Il tema dell’ultima puntata era l’immigrazione e in particolare come si trovano e cosa fanno gli immigrati in Italia; Federica, per raccontare l’immigrazione ha seguito 
Youssif, un ragazzo senegalese musicista, durante una giornata con la sua band.

Federica dice di essere davvero interessata alla fotografia ma di sapere che non bastano delle immagini belle per essere un fotografo: la cosa più importante è scavare dentro se stessi e riuscire a comunicare con le persone. 

La vincitrice ha iniziato ad appassionarsi al mondo della fotografia dopo aver trovato una compatta in casa: nasce una passione che la porta a immergersi nel mondo della fotografia da autodidatta a dieci anni, leggendo il libretto delle istruzioni della macchina fotografica. 

Adesso Federica è impegnata con Oliviero Toscani in uno stage di Fabrica, il laboratorio culturale di Benetton.

Non mostrano una foto: Oliviero Toscani si infuria e abbandona lo studio Rai

Oliviero Toscani abbandona lo studio Rai

Oliviero Toscani furioso con i conduttori di ” Uno mattina estate” Massimiliano Ossini e Valentina Bistidurante.
Il motivo sarebbe da ricercare nel fatto che il programma televisivo, dopo averlo chiamato come ospite, non avrebbe voluto mostrare al grande pubblico una foto che immortala un bambino deceduto durante il naufragio nel Mediterraneo.

Stefano Babic: alla Milano Photo Week con "L’IO DI _VISO"

Stefano Babic “L’IO DI _VISO”

La Metamorfosi Del Contemporaneo 30 ritratti suggestivi di Stefano Babic, in una mostra ispirata all’opera omonima di Ronald Laing, psichiatra che al tema della schizofrenia e del doppio dedicò un’estesa e affascinante riflessione.

Stefano Babic “L’IO DI _VISO” e il progetto Vidas

L’evento sostiene il progetto pediatrico Vidas. Una serie di ritratti dal titolo dell’opera omonima del filosofo e psichiatra scozzese Ronald Laing (L’Io diviso, Einaudi, 1959), importante lavoro dedicato alla schizofrenia. È il tema della mostra che Stefano Babic, fotografo di moda e ritrattista sensibilissimo, ha realizzato raccogliendo ritratti nel corso di un paio d’anni. Quando il Comune ha concesso, durante la Milano Photo Week, uno dei Caselli Daziari in piazza Sempione (Arco della Pace), da poco riaperto e restituito alla città, è stato possibile dare corpo al sogno.
Dal 6 al 9 giugno – inaugurazione il 6 dalle ore 18 alle 21– le opere di Babic saranno in mostra per sensibilizzare sul progetto pediatrico Vidas, assistenza completa e gratuita a bambini e ragazzi malati inguaribili, che, dalla prossima primavera, sarà completato nei tre setting, domicilio, degenza, day hospice, con l’apertura di Casa Sollievo Bimbi, la prima struttura che potrà accogliere i piccoli pazienti sin dall’esordio delle loro patologie.

Oltre ai ritratti di personaggi della cultura, del design, della pubblicità della musica e della moda, ci sarà una sezione dedicata ai fotografi amici: Maria Vittoria Backhaus, Gian Paolo Barbieri, Giovanni Gastel, Piero Gemelli, Toni Meneguzzo, Toni Thorimbert, Oliviero Toscani e Fabrizio Ferri.

La genesi del progetto è strettamente legato, per Babic, alla conoscenza di Laing:

La mia riflessione artistica trae spunto da Laing e, con lo strumento che più mi appartiene, la fotografia, prende forma in un percorso teso a mostrare come la schizofrenia non rappresenti semplicemente e solo un disturbo psichico, ma sia la malattia del nostro tempo”. Sul senso complessivo, così prosegue: “Secondo Laing, il concetto di normalità non esiste, perché molti uomini cosiddetti normali costruiscono falsi io per difendersi dalla realtà. I confini tra normalità e psicosi si mostrano in tutta la loro labilità, facendo intravedere la potenzialità psicotiche insite in ogni esistenza umana, facendoci scoprire quanto sia sottile il confine tra sanità e psicosi, e come l’insicurezza e la precarietà siano insite nell’esistenza umana. Dare forma a questo dualismo e contrasto è alla base del lavoro del fotografo che si confronta con il linguaggio del ritratto. In camera oscura, prima dell’avvento del digitale, sono rimasto spesso intrappolato dalla magia della carta fotografica nella bacinella di stampa, quando i contorni del ritratto cominciavano a prendere vita, raccontando, nel loro graduale sviluppo, storie complesse del soggetto ritratto. È capitato che fossi rimasto molto colpito in particolare da un ritratto che feci a Klaus Kinski, il bene e il male chiaro e definito nel volto di quell’attore grande ed inquieto. Pensai il bene ed il male esistono davvero. O forse sono solo un punto di vista. Un po’ come quando un fotografo cerca il profilo migliore del soggetto che ha davanti. Pretende di riconoscerlo, e il soggetto gli si affida. Ma il profilo migliore, la metà migliore del viso, esiste solo in relazione all’altro profilo, il peggiore. Come se il bene esistesse solo in relazione con il male. Ecco, mettiamo insieme le due metà migliori e otterremo qualcosa di decisamente peggiore del nostro intero, fatto di bene e di male. Questa è una ricerca che mi ha sempre affascinato come fotografo”.

All’interno del casello daziario i visitatori potranno trovare materiale informativo Vidas sul progetto pediatrico e avranno la possibilità di contribuire concretamente con una donazione, grazie a teche disposte allo scopo e alla presenza di volontari Vidas.

Stefano Babic “L’IO DI _VISO”: programma 

CASELLO DAZIARIO, ARCO DELLA PACE – PIAZZA SEMPIONE – MILANO

METAMORFOSI DEL CONTEMPORANEO

STEFANO BABIC 

Inaugurazione: 6 giugno dalle 18 alle 21

Apertura al pubblico dal 7 al 9 giugno dalle 10 alle 20

 
 
 
 
 
 
 
 
 

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