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Uliano Lucas

Letizia Battaglia, Tano D’Amico e Uliano Lucas: in mostra tre maestri della fotografia

“La strada, la lotta e l’amore”. In esposizione, per la prima volta insieme, le foto di tre grandi maestri della fotografia italiana: Letizia Battaglia, Tano D’Amico e Uliano Lucas, a cura dell’associazione Archivi della Resistenza di Fosdinovo, Massa. L’esposizione si inserisce nel ricco calendario di mostre per il 2019 organizzate dal Comune di Castelnuovo Magra e dall’Assessorato alla Cultura, presso la Torre del Castello dei Vescovi di Luni, che, negli ultimi anni, grazie alle fortunate mostre di Erwitt, McCurry, Tano D’Amico, Mario Dondero, Bruce Chatwin, Vivian Maier e Pepi Merisio, si è andata affermando come un importante luogo espositivo per la fotografia e non solo. La mostra, attraverso venti immagini di ciascun fotografo, vuole raccontare una parte importante della storia italiana e non solo: dalla stagione della contestazione studentesca, fino ai nostri giorni, in una sorta di autobiografia della nazione, composta da chi sa guardare alla società italiana con occhi aperti, con curiosità antropologica, senza negare le contraddizioni ma sapendo anche cogliere l’umanità latente.

Battaglia, D’amico e Lucas, tre dei principali fotoreporter italiani

Battaglia, D’amico e Lucas si sono affermati come tre dei principali fotoreporter italiani, tre “fotografi di strada” che sanno cogliere la società in trasformazione e le infinite possibilità di relazione che la strada ti offre. La strada è luogo vituperato e insieme idolatrato, la strada è vista come opportunità e crescita,ma anche l’ultima spiaggia degli ultimi di ogni epoca e latitudine. Le indagini sociali e antropologiche sul lavoro, sulla città e sull’umanità varia che lo abita, sono una parte consistente dello sterminato lavoro di Uliano Lucas; l’indagine sul cambiamento di orizzonti e di sguardi negli anni della ribellione è facilmente riconducibile alla straordinaria alchimia che amalgama poesia e impegno civile delle foto di Tano D’Amico; il corpo a corpo di Letizia Battaglia con il mostro della Mafia, nella stagione dei morti ammazzati, dell’escalation della violenza ma anche della risposta indignata, dell’orgoglio antimafia, di chi sa rimanere impermeabile al Male. Questi tre fotografi hanno lavorato tenendo sempre come punto di riferimento la fiducia in nuovo umanesimo, che riportasse al centro i valori di convivenza pacifica, di un’armonia da ricercare continuamente e che non può riguardare soltanto le forme dei loro capolavori chiamati “fotografie”. Perché se c’è lotta nell’amore (le contraddizioni del reale, le fratture della storia e i continui cortocircuiti dei significati) è anche vero che l’amore è in tutte le lotte vere, quelle che valga davvero la pena affrontare. Durante tutto il periodo della mostra si terranno varie iniziative: incontri, film, workshop, un convegno, con la presenza dei tre grandi autori e di alcuni importanti esponenti del mondo della fotografia.

Torre dei Vescovi di Luni
Piazza Querciola, Castelnuovo Magra (SP)
Fino al 13 Ottobre 

 

La strada, L’Amore, La Lotta: Letizia Battaglia, Tano D’Amico e Uliano Lucas in mostra

“La strada, la lotta e l’amore”. In esposizione, per la prima volta insieme, le foto di tre grandi maestri della fotografia italiana: Letizia Battaglia, Tano D’Amico e Uliano Lucas, a cura dell’associazione Archivi della Resistenza di Fosdinovo, Massa. L’esposizione si inserisce nel ricco calendario di mostre per il 2019 organizzate dal Comune di Castelnuovo Magra e dall’Assessorato alla Cultura, presso la Torre del Castello dei Vescovi di Luni, che, negli ultimi anni, grazie alle fortunate mostre di Erwitt, McCurry, Tano D’Amico, Mario Dondero, Bruce Chatwin, Vivian Maier e Pepi Merisio, si è andata affermando come un importante luogo espositivo per la fotografia e non solo. La mostra, attraverso venti immagini di ciascun fotografo, vuole raccontare una parte importante della storia italiana e non solo: dalla stagione della contestazione studentesca, fino ai nostri giorni, in una sorta di autobiografia della nazione, composta da chi sa guardare alla società italiana con occhi aperti, con curiosità antropologica, senza negare le contraddizioni ma sapendo anche cogliere l’umanità latente.

Battaglia, D’amico e Lucas, tre dei principali fotoreporter italiani

Battaglia, D’amico e Lucas si sono affermati come tre dei principali fotoreporter italiani, tre “fotografi di strada” che sanno cogliere la società in trasformazione e le infinite possibilità di relazione che la strada ti offre. La strada è luogo vituperato e insieme idolatrato, la strada è vista come opportunità e crescita,ma anche l’ultima spiaggia degli ultimi di ogni epoca e latitudine. Le indagini sociali e antropologiche sul lavoro, sulla città e sull’umanità varia che lo abita, sono una parte consistente dello sterminato lavoro di Uliano Lucas; l’indagine sul cambiamento di orizzonti e di sguardi negli anni della ribellione è facilmente riconducibile alla straordinaria alchimia che amalgama poesia e impegno civile delle foto di Tano D’Amico; il corpo a corpo di Letizia Battaglia con il mostro della Mafia, nella stagione dei morti ammazzati, dell’escalation della violenza ma anche della risposta indignata, dell’orgoglio antimafia, di chi sa rimanere impermeabile al Male. Questi tre fotografi hanno lavorato tenendo sempre come punto di riferimento la fiducia in nuovo umanesimo, che riportasse al centro i valori di convivenza pacifica, di un’armonia da ricercare continuamente e che non può riguardare soltanto le forme dei loro capolavori chiamati “fotografie”. Perché se c’è lotta nell’amore (le contraddizioni del reale, le fratture della storia e i continui cortocircuiti dei significati) è anche vero che l’amore è in tutte le lotte vere, quelle che valga davvero la pena affrontare. Durante tutto il periodo della mostra si terranno varie iniziative: incontri, film, workshop, un convegno, con la presenza dei tre grandi autori e di alcuni importanti esponenti del mondo della fotografia.

Inaugurazione: 13 luglio 2019
Torre dei Vescovi di Luni
Piazza Querciola, Castelnuovo Magra (SP)
Orari
Luglio e agosto Da martedì a domenica: 10-12:30 e 15-23.
Settembre e a ottobre Sabato e la domenica: 10-12:30 e 15-19.
Per informazioni
Tel 0187.693832 – 0187.693837
turismo@comune.castelnuovomagra.sp.it

 

Il lavoro, le lotte, i cambiamenti sociali: Uliano Lucas, una vita da fotogiornalista

© Uliano Lucas. Il pozzo “cantante” di Dubluk, Etiopia meridionale, 2007

Tutto comincia in quel quartiere milanese di Brera e in particolare nel mitico Bar Jamaica, luogo di ritrovo per artisti e intellettuali che cercavano, negli anni tra la ricostruzione postbellica e i primi anni del boom economico, di uscire dal provincialismo culturale derivante dal ventennio fascista prima e da una fase ormai esaurita del neorealismo dopo. Fotograficamente autodidatta, Uliano Lucas comincia a fotografare volti e ambienti di questo mondo eterogeneo, in cui aspetti di vita bohémienne, a volte al limite della povertà, si mischiano a folgoranti successi che avrebbero segnato il destino di molti importanti artisti e intellettuali. Se questi ritratti, che Lucas avrebbe continuato a eseguire anche nei decenni successivi, costituiscono la prima fase di formazione della sua personalità di fotografo, è a partire dalla seconda metà degli anni Sessanta che Lucas sposta il suo interesse verso la società in cambiamento: il mondo del lavoro e i conflitti di classe caratterizzano sempre più la società italiana in un crescendo che per un decennio infiammerà, nel bene e nel male, il nostro Paese. Lucas ne diventa un testimone importante: alcune sue fotografie sono diventate icone, e come tali facilmente riconoscibili, di quegli anni: dalla fotografia dell’emigrante meridionale con le valigie di cartone davanti al grattacielo Pirelli (1968) a quella dell’assalto della polizia all’Università Statale di Milano (1971), da quelle sulle manifestazioni operaie e studentesche a quelle sulla violenza degli anni di piombo della seconda metà degli anni Settanta. Ma sarebbe sbagliato identificare la lunga e complessa attività di Lucas in queste sue fotografie molto note; nel corso di più di cinquanta anni di attività il suo percorso si è articolato in molte altre direzioni: dai reportage che lo hanno portato in molti Paesi del terzo mondo alla condizione degli immigrati in Europa, fino all’attenzione verso la condizione dei lavoratori in un paese come l’Italia ricco di profonde contraddizioni, una potenza industriale in veloce trasformazione, con la fabbrica totalizzante che cede il passo alla fabbrica diffusa, alla piccola impresa, con grandi città che si trasformano in aree metropolitane post-industriali, centri di terziario avanzato. E poi ancora la sua attenzione verso alcuni aspetti del paesaggio e verso la gente comune, che non si stanca di fotografare quasi sempre secondo il metodo del ritratto ambientato che deve documentare, informare e, in ultima analisi, raccontare la società. Questo pare essere in definitiva il complesso percorso di Lucas, fotografo giornalista, narratore con occhio da sociologo, in rapporto dialettico con il mondo delle redazioni, lontano da compromessi e a volte coinvolto direttamente in qualità di photoeditor in esperienze redazionali.

Uliano Lucas: un linguaggio fotografico scevro da abbellimenti formali

Il suo linguaggio fotografico è scevro da abbellimenti formali, è secco, ricorre a una metodologia classica da fotografia diretta: se nei ritratti di persone famose o in alcuni dettagli del paesaggio si concede qualche attenzione alla scelta della luce, dell’inquadratura, della messa in forma, nel resto della sua produzione, pur nel necessario ed elevato rigore formale, si avverte che la sua preoccupazione principale è quella della documentazione. Guardando una sua fotografia si dovrebbe immediatamente dare risposta alle famose domande giornalistiche: chi, cosa, quando, dove e perché; Lucas non allude, non si serve del simbolo, testimonia con la forza del realismo che diventa il motivo dominante del suo linguaggio, in sintonia con la tradizione giornalistica che mette al primo posto i fatti. E questi fatti sono perseguiti da lui con l’antica vocazione del reporter che va in giro e a tutto si interessa e che tutto fotografa, perché la società che si trasforma, e che la fotografia tenta di documentare, si può cogliere nei grandi avvenimenti di respiro internazionale e nei dettagli di una abitazione, nel volto e nei vestiti di un operaio o di un immigrato, alla mensa di una fabbrica, nell’aula di una scuola, nel laboratorio di un artigiano. Occorre aggiungere, a scanso di equivoci, che alla luce delle riflessioni ormai decennali sui problemi dell’informazione, sappiamo che i cosiddetti fatti o dati reali, che dir si voglia, non sono propriamente degli elementi di inoppugnabile oggettività, bensì il risultato di scelte complesse che vanno dall’uso strumentale dell’informazione alla sensibilità e alla cultura di chi li raccoglie e di chi li propone, e a tante altre variabili che formano un lungo elenco: a noi piace ancora coltivare l’idea che una fotografia fatta al mercato del pesce, tanto per dire, stia fornendo elementi visivi relativi a quella situazione e non alle invadenti simbologie e concettualismi di tanta fotografia contemporanea

Uliano Lucas: Il reportage che cambia

Miniera di Seraing (Liegi), 1976
Miniera di Seraing (Liegi), 1976

Uliano Lucas

Formatosi giovanissimo nell’ambiente di Brera, nella Milano degli anni Sessanta, ha collaborato con settimanali e quotidiani italiani ed esteri. È autore di numerosi libri tra cui: Guinea Bissau. Una rivoluzione africana (1970), Emigranti in Europa (1977), Nel cuore dell’Africa (1987), Donne di questo mondo (2003), La città all’Ovest (2007), Sessantotto – Un anno di confine (2008), La vita e nient’altro (2013), Il tempo dei lavori (2016). Giornalista, critico e storico della fotografia, ha condotto studi e ricerche sulla storia del fotogiornalismo e sul sistema globale dell’informazione che hanno preso forma in alcuni libri tra i quali L’informazione negata (1981), l’Annale Storia d’Italia – L’immagine fotografica 1945-2000 (2004), Il fotogiornalismo in Italia. Linee di tendenza e percorsi 1945-2005 (2005) e La realtà e lo sguardo. Storia del fotogiornalismo in Italia (2015), scritto a quattro mani con Tatiana Agliani.

Il reportage di Uliano Lucas

Alla fine degli anni Cinquanta, il giovane Uliano Lucas è “uno del Giamaica”, il caffè di via Brera frequentato da intellettuali, artisti e scrittori che gravitano nella vicina accademia milanese. «Un posto dove non importava chi eri ma cosa pensavi», ricorda. Qui discorre di libri e di cinema, scopre la fotografia americana e si confronta con fotografi già affermati come Ugo Mulas, Alfa Castaldi e Mario Dondero. Di quest’ultimo in particolare, altra imponente voce del fotogiornalismo italiano, scomparso nel dicembre del 2015, resterà amico per tutta la vita. Li ha accomunati un’insaziabile curiosità, l’amore per la cultura e una fervida passione civile. Ma su tutto li ha uniti un rispetto profondo per la libertà che li ha portati a decidere di non legarsi mai ad alcun giornale. Lucas lavora come freelance con direttori coraggiosi e di ampie vedute e con giornali della borghesia progressista e liberale, tra cui «Il Mondo», «L’Europeo», «Tempo Illustrato» e «L’Espresso», vicini al suo pensiero. Fin dalla prima metà degli anni Sessanta segue le principali questioni che investono il Paese nel pieno del miracolo economico: l’urbanizzazione, l’emigrazione, il lavoro, gli scioperi, i cortei studenteschi, raccontando le vicende dall’interno, dal punto di vista dei protagonisti, grazie al dialogo e al rapporto di fiducia che riesce a stabilire con loro. Si tratta quasi sempre di operai che riprende durante gli scioperi e nelle assemblee sindacali. Entra finanche nelle loro case, li osserva nella quotidianità traendo uno spaccato autentico della società proletaria del tempo e una testimonianza preziosa del nuovo ruolo assunto dalla classe operaia in Italia. «Sono scatti lontani dall’iconografia stalinista», spiega, «ma anche da molta fotografia italiana dell’epoca, spesso compiacente ai poteri forti». Nei primi anni Settanta segue i conflitti di liberazione nelle colonie in Angola, Guinea Bissau e Mozambico. Tornerà con immagini lontane dagli stereotipi della fotografia di guerra e dai cliché sulla povertà e sullo sfruttamento di quei territori. La stessa impronta hanno gli scatti che realizza alcuni anni dopo nella ex-Jugoslavia. Lucas è il primo fotografo italiano a entrare in Albania, dove la dittatura di Enver Hoxha rende assai complicati gli accessi e gli spostamenti nel Paese. Un giornale tedesco acquista alcune delle sue fotografie riprese nelle fabbriche, negli ospedali e nelle università albanesi. In Italia, il settimanale «Epoca» compra le stesse immagini dall’agenzia Grazia Neri e le pubblica attribuendole a un reporter cinese. «I giornali italiani sapevano benissimo che mi trovavo lì, ma hanno fatto prevalere il conformismo e l’autocensura che durante la Guerra Fredda affliggeva l’informazione, soprattutto nel nostro Paese». Anche le fotografie realizzate negli ospedali psichiatrici tra gli anni Settanta e Ottanta sono lucide e prive di retorica. Per questo richiedono uno sforzo interpretativo nuovo, non più riducibile a espliciti e pittoreschi dejà vu. Un tratto, questo, distintivo del linguaggio e dell’approccio all’indagine sociale di uno dei maestri italiani del fotogiornalismo.

Immagine in evidenza Miniera di Seraing (Liegi), 1976

AnconaFotoFestival: appuntamento con Uliano Lucas

Anconafotofestival è alla sua seconda edizione.

AnconaFotoFestival, il festival della fotografia è stato ideato e organizzato dall’Associazione fotografica Il Mascherone e il Comune di Ancona, attraverso l’assessorato alla Cultura, ha contribuito economicamente alla sua realizzazione. L’edizione 2018 prevede due appuntamenti, a maggio (19.5/17.6) e a ottobre (19-30/10). Il tema di quest’anno è “GENTI/GENTE”; la manifestazione concentrerà l’attenzione su autori che mettono al centro del loro lavoro la persona umana. 

Anconafotofestival: mercoledì 13 giugno appuntamento con Uliano lucas 

Uliano Lucas, Nato a Milano nel 1942 cresce nel clima di ricostruzione civile e intellettuale che anima il capoluogo lombardo nel dopoguerra. Ancora diciassettenne, inizia a frequentare l’ambiente di artisti, fotografi e giornalisti che vivevano allora nel quartiere di Brera e qui decide di intraprendere la strada del fotogiornalismo.
Uomo colto e visionario, Lucas lavora in quel giornalismo fatto di comuni passioni, forti amicizie e grandi slanci che negli anni ’60 e ’70 tenta di opporre una stampa d’inchiesta civile all’informazione consueta del tempo, poco attenta ad una valorizzazione della fotografia e imperniata sulle notizie di cronaca rosa e attualità politica. Collabora negli anni con testate come Il Mondo di Mario Pannunzio e poi di Arrigo Benedetti, Tempo, L’EspressoL’EuropeoVie nuoveLa Stampa, il manifestoIl GiornoRinascita, o ancora con Tempi moderni di Fabrizio Onofri, Abitare di Piera Pieroni, Se – Scienza e Esperienza di Giovanni Cesareo e con tanti giornali del sindacato e della sinistra extraparlamentare. A servizi sull’attualità e sul mondo dell’arte e della cultura, alterna reportage, che spesso sfociano in libri, su temi che segue lungo i decenni: dalle trasformazioni del mondo del lavoro, alla questione psichiatrica. Racconta le nuove forme d’impegno del volontariato degli anni ’80 e ’90, le iniziative del Ciai (Centro italiano per l’adozione internazionale) in India e in Corea e le realtà della cooperazione in Africa. Durante la guerra jugoslava vive e restituisce in immagini le tragiche condizioni di esistenza della popolazione sotto assedio.

Mercoledi 13 giugno alle ore 18.00 conversando con Uliano Lucas: presentazione del libro di Mario Dondero “Il Porto” (A cura di Uliano Lucas e Tatiana Agliani, Il Canneto, 2017)

Foto in copertina di Ida Santoro
Via www.ulianolucas.it/
 
 

Friuli Venezia Giulia Fotografia 2018: il festival voluto dal CRAF e dalla Regione

Friuli Venezia Giulia Fotografia 2018: Il festival voluto dal CRAF e dalla Regione

Giunta alla trentaduesima edizione, la rassegna è organizzata dal Centro di Ricerca e Archiviazione della Fotografia di Spilimbergo (Pn) ed è rivolta non solo agli appassionati e ai cultori della materia, ma a tutti coloro che desiderano cogliere un’occasione di conoscenza e di bellezza. Tra momenti espositivi, incontri, workshop e attività formative, numerose sono le occasioni per scoprire i protagonisti della scena fotografica nazionale e internazionale. Consolidatosi negli anni, grazie ai trentadue anni di attività del CRAF – il centro è polo di riferimento regionale per le attività di ricerca, studio, raccolta, censimento, archiviazione, conservazione, digitalizzazione e valorizzazione della fotografia –, l’appuntamento è oggi una delle iniziative capaci di vivacizzare da giugno a settembre il calendario 2018 dedicato all’arte e alla cultura della Regione Friuli Venezia Giulia.

I primi appuntamenti espositivi

L’offerta, anche quest’anno, si distingue per una programmazione ricca di novità e densa di interesse. Dai nomi affermati del panorama internazionale ai giovani autori di talento, le proposte si inseriscono in un territorio custode di un ricco patrimonio storico e artistico con l’obiettivo di coinvolgere in momenti diversi la popolazione locale, i molti turisti e il numeroso pubblico amante della fotografia.

La fotografia di strada come paesaggio umano

 

Autori: Fatima Abbadi, Berto Leonio, Ferdinando Fasolo, Mauro Minotto, Giampaolo Romagnosi e Davide Scapin.

Nonostante il termine street photography sia stato adottato in diversi contesti sin dalla fine dell’Ottocento, non esiste un preciso riferimento a un genere fotografico nella sua specificità da un punto di vista storiografico e le fotografie di strada, prese singolarmente, non possono essere codificate all’interno del genere: è l’approccio del fotografo a essere determinante per coglierne il significato. La street photography è, innanzitutto, un modo di essere e di vivere la fotografia, e di utilizzarla come linguaggio espressivo.

Castello di San Vito al Tagliamento

Dal 29 giugno al 26 agosto

A cura di Angelo Maggi

Uliano Lucas. Altri luoghi, altri sguardi

Formatosi giovanissimo nell’ambiente di Brera e del bar Jamaica, ormai storico luogo d’incontro di artisti, giornalisti e fotografi della Milano anni Sessanta, Uliano Lucas ha collaborato, sempre come fotografo free-lance, con settimanali e quotidiani italiani ed esteri, dedicandosi a lunghi progetti d’indagine fotografica spesso sfociati in libri. Ha seguito le trasformazioni sociali e culturali dell’Italia dagli anni del miracolo economico a oggi e ha documentato importanti processi storici: l’immigrazione in Italia e all’estero, la  decolonizzazione dell’Africa e le guerre di liberazione in Angola, Guinea Bissau, Mozambico ed Eritrea. La mostra Altri luoghi, altri sguardi richiama, attraverso ottanta fotografie, momenti e percorsi di questa lunga attività di testimonianza, offrendo un affresco di cinquant’anni di storia che si spinge oltre la cronaca e l’attualità e si fa già lettura politica e sociale.

Palazzo Tadea, Spilimbergo

Dal 30 giugno al 19 agosto

A cura di Tatiana Agliani

 

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