Scopriamo i segreti della fotografia a infrarossi per catturare la luce “invisibile” e immortalare paesaggi surreali.

20 Aprile 2022 di Redazione Redazione

Ecco come immortalare paesaggi surreali grazie alla fotografia a infrarossi.

Lo spettro elettromagnetico

La luce che vediamo noi umani è solo una piccola parte dello spettro elettromagnetico. Un’enorme gamma di lunghezze d’onda per noi è invisibile, dai raggi gamma e beta fino alle lunghe frequenze radio.

La luce visibile (violetta, blu, verde, gialla, rossa) spazia dai 400 nanometri (nm) all’estremità violetta fino a circa 700 nm a quella rossa. Al di fuori di questi estremi abbiamo la luce “invisibile”: ultravioletta prima della violetta e infrarossa oltre la rossa.

La luce ultravioletta (UV) copre le lunghezze d’onda dai 400 nm fino a meno di 200 nm, ma a scopi fotografici la lunghezza più utile è intorno a 365 nm. I raggi UV sono la prima causa delle scottature solari e di molte malattie della pelle, quindi devono essere sempre trattati con attenzione.

Le lunghezze infrarosse (IR) cominciano a 700 nm e arrivano fino a circa 900 nm, dove comincia a svilupparsi calore. Una lampadina al tungsteno emette sia luce visibile, sia infrarossa – e diventa calda, quindi, di nuovo, attenzione!

Per fotografare le lunghezze d’onda invisibili UV e IR è necessario convertire la fotocamera, o per la sola luce infrarossa o per l’intero spettro.

La fotografia a infrarossi

La fotografia a infrarossi cattura le lunghezze d’onda infrarosse riflesse da un soggetto, escludendo la luce visibile. È possibile produrre immagini in monocromia (il colore è accessibile solo con la conversione allo spettro completo).

I risultati sono ottimi con i paesaggi, perché l’infrarosso penetra nebbia e foschia, ma molto buoni anche con ritratti, piante e architetture. I cieli piatti diventano molto scuri, con spumose nuvolette bianche. La pelle umana sembra alabastro, quasi scevra di rughe o macchie. Le foglie verdi appaiono chiarissime o bianche.

Con una fotocamera convertita a spettro completo, dobbiamo montare sull’obiettivo un filtro che trasmetta solo i raggi IR. Possiamo acquistarne set economici su eBay, con filtri per 720, 760, 850 e 950 nm. Il filtro 720 nm funziona bene per la maggior parte degli usi.

Avremo bisogno di sperimentare con l’esposizione, perché l’esposimetro della fotocamera non funziona con la luce IR. È molto probabile che dovremo ricorrere a esposizioni lunghe, intorno a 1/15 di secondo con diaframma f/11 e ISO 400 per un paesaggio medio. Cerchiamo di tenere gli ISO ragionevolmente bassi, per ridurre il rumore e non perdere qualità di immagine.

Appena uscite dalla fotocamera, le immagini avranno una dominante magenta o viola, quindi dovremo convertirle in bianco e nero in Photoshop o in un altro software di post-produzione, come Nik Silver FX.

Infrarosso a colori

In epoca pre-digitale, le pellicole infrarosse a colori producevano immagini molto particolari, usate per le copertine dei dischi o per i poster. La copertina, molto anni ‘70, dell’album Hot Rats di Frank Zappa, per esempio, è stata realizzata con pellicola IR a colori.

Se montiamo un filtro colorato, per esempio giallo carico, arancione o rosso, il sensore viene raggiunto sia dalla luce infrarossa, sia da alcune lunghezze d’onda rosse o arancioni. Per correggere gli strani colori delle immagini, i fotografi specializzati sono soliti “invertire i canali”, scambiando in pratica i colori, in modo che i cieli azzurri tornino azzurri.

Per farlo, dobbiamo lavorare sui canali di Photoshop: possiamo scaricare azioni gratuite da aziende come Kolari Vision.

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