Lo scatto remoto può tornarci utile in moltissime situazioni. Vediamo quando usare l’autoscatto e quando i comandi remoti.

22 Febbraio 2022 di Redazione Redazione

Lo scatto remoto può tornarci utile in moltissime situazioni. Ecco quali sono le diverse possibilità e quali vantaggi ci danno.

Scatto remoto: l’autoscatto

Quali scelte abbiamo quando si tratta di realizzare uno scatto senza poter toccare la fotocamera, come per un autoritratto o una foto di gruppo memorabile? La risposta più semplice è l’autoscatto. Lungi dal rozzo strumento che era in passato, l’attuale sistema ha tre diverse impostazioni: timer a 10 secondi, a 2 secondi e continuo.

L’ultima scatta automaticamente una sequenza fino a dieci scatti, 10 secondi dopo la pressione del pulsante di scatto. È utile per i ritratti di gruppo, perché aumenta le probabilità di catturare almeno un’inquadratura in cui tutti hanno gli occhi aperti e guardano nella direzione giusta.

Oltre agli autoritratti, ci sono molte altre situazioni in cui può essere necessario attivare la fotocamera a distanza. Per esempio, lavorare in remoto può servire per ottenere risultati più nitidi quando la fotocamera è bloccata su treppiede. Oppure per avere le mani libere per reggere uno Speedlite o un riflettore (o entrambi) nella posizione giusta.

L’autoscatto può aiutare anche con la fotografia a mano libera, perché permette di sfruttare al massimo la stabilizzazione di un obiettivo o di un corpo macchina EOS R6 ed EOS R5. Il ritardo di 2 secondi, infatti, può permetterci di impugnare più saldamente la fotocamera dopo aver premuto lo scatto.

L’intervallometro

Alcune fotocamere EOS hanno una funzione intervallometro integrata, accessibile dal menu rosso di scatto, capace di realizzare automaticamente una sequenza di foto senza dover premere ogni volta il pulsante di scatto.

È progettata per catturare le immagini su un lungo periodo. Ma possiamo ridurre l’intervallo tra uno scatto e l’altro a 1 secondo e renderla ideale anche per sequenze continue di una riunione di famiglia, per esempio. È molto comoda anche quando vogliamo più scelta in post-produzione, perché può registrare fino a novantanove immagini di fila.

I comandi remoti

Anche se l’autoscatto è senza dubbio pratico, non è la scelta più sicura per gestire con precisione il momento dello scatto. Non va bene con le scene d’azione, per esempio, perché non dà modo di sapere dove sarà il soggetto in movimento nell’istante in cui l’immagine verrà catturata. Persino la fotografia paesaggistica, a volte, può avere bisogno di un momento preciso. Cogliere l’attimo in cui un’onda si frange sulla spiaggia può essere frustrante con l’autoscatto.

scatto remoto

Quando abbiamo bisogno di questo livello di controllo, dobbiamo passare a un comando di scatto remoto. Ne esistono diverse versioni. La più semplice è un cavetto di scatto che si collega direttamente alla presa sul corpo macchina. Non tutti i comandi via cavo vanno bene su tutte le fotocamere, però, perché ci sono diversi tipi di terminale (E3 o N3). Quindi è importante controllare la compatibilità prima di scegliere un nuovo acquisto. 

Alcune fotocamere Canon, tra cui EOS M200 ed EOS M50 Mark II, non hanno neppure una presa per il telecomando. In questi casi, dobbiamo passare ai modelli wireless. Canon propone un paio di telecomandi wireless che permettono di scattare immediatamente o con un ritardo di 2 secondi. Alcuni corpi macchina più vecchi, come EOS M10 ed EOS 5D Mark IV sono compatibili con il telecomando RC-6, che funziona fino a 5 metri di distanza ma richiede di essere puntato verso il sensore sul lato frontale della fotocamera.

Le EOS più recenti, compatibili Bluetooth, possono usare invece il telecomando BR-E1. In più, naturalmente, il mercato propone un enorme assortimento di comandi remoti di produttori terzi, composti da unità ricevente, che si collega alla fotocamera, e piccola unità trasmittente, che permette di scattare anche da grandi distanze (in genere fungono anche da “trigger” per il flash).

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