Leo Matiz, Frida Kahlo Coyoacàn, Città del Messico, 1944, Fotografia a colori © Fondazione Leo Matiz
Leo Matiz, Frida Kahlo Coyoacàn, Città del Messico, 1944, Fotografia a colori © Fondazione Leo Matiz

Frida Kahlo – Il Caos Dentro a Milano

Apre il 10 ottobre a Milano negli spazi della Fabbrica del Vapore la mostra Frida Kahlo – Il caos dentro, un percorso sensoriale altamente tecnologico e spettacolare che immerge il visitatore nella vita della grande artista messicana, esplorandone la dimensione artistica, umana, spirituale. Questa mostra senza immagini – curata da Antonio Arèvalo, Alejandra Matiz, Milagros Ancheita e Maria Rosso – è un’occasione unica per entrare negli spazi dove la grande Frida visse, per capire, attraverso i suoi scritti e la riproduzione delle sue opere, la sua poetica e il fondamentale rapporto con Diego Rivera, e per vivere, attraverso i suoi abiti e i suoi oggetti, la sua quotidianità e gli elementi della cultura popolare a lei tanto cari.

Chi è Frida Kahlo

Frida Khalo rappresenta una figura centrale dell’arte messicana e certamente la più celebre pittrice latinoamericana del XX secolo. Con il marito Diego Rivera, tra i più importanti muralisti del Messico, formano una delle coppie più emblematiche della storia dell’arte mondiale. Nata nel 1907, a sud di Città del Messico, eredita e fa suoi i valori della Rivoluzione messicana, tra cui l’amore per la cultura popolare. “Le canzoni, gli abiti indigeni, gli oggetti d’artigianato e i giocattoli tradizionali, insieme all’influsso religioso della madre e alle nozioni tecniche sulla fotografia acquisite dal padre – afferma Arèvaldo – creano un legame profondo tra la sua produzione artistica – e dunque la sua esistenza – e la storia del Messico”.
Da bambina, Frida fu colpita dalla poliomielite, una malattia che l’avrebbe resa per sempre claudicante dalla gamba destra; più tardi, a 18 anni, fu vittima di un incidente: l’autobus sul quale viaggiava si scontrò con un tram, e lei subì diverse fratture alla colonna vertebrale, alle vertebre lombari e all’osso pelvico, oltre a una ferita penetrante all’addome. Fu durante la lunga convalescenza che iniziò a dedicarsi alla pittura. I postumi dell’incidente ne resero l’esistenza piuttosto tormentata. Frida ebbe infatti diversi aborti e dovette affrontare oltre trenta operazioni, tutti eventi infausti che rappresentò nei suoi dipinti, dai quali trapelava inoltre l’immenso dolore interiore provocatole dai continui tradimenti di Diego Rivera.
“L’opera di Frida – prosegue Arèvalo – affonda le proprie radici nella tradizione popolare, ma anche nelle sue esperienze di vita e nelle sofferenze patite, che riesce a esprimere con straordinario talento: il caos interiore e il travaglio esistenziale sono espressi attraverso una produzione artistica eccezionale, capace di trascendere ogni epoca e frontiera”.

La mostra

La mostra, dopo una spettacolare sezione multimediale con immagini animate e una avvincente cronistoria -raccontata attraverso le date più significative della sua vita personale e artistica- entra nel vivo con la riproduzione minuziosa dei tre ambienti più vissuti da Frida a Casa Azul, meta di turisti e appassionati da tutto il mondo: la camera da letto, lo studio realizzato nel 1946 al secondo piano e il giardino.
Segue la sezione I colori dell’anima, curata da Alejandra Matiz, direttrice della Fondazione Leo Matiz di Bogotà, con i magnifici ritratti fotografici di Frida realizzati dal celebre fotografo colombiano Leonet Matiz Espinoza (1917-1988). Quella di Matiz, è una prospettiva esclusiva e ravvicinata, atta a cogliere con spontaneità le sfumature espressive dell’amica Frida. Colta in questi ritratti fotografici, Frida è ormai più che trentenne. Il fotoreporter la immortala in un momento della sua vita in cui ha maturato piena fiducia in sé stessa: sono gli anni in cui non solo ha raggiunto la fama quale pittrice, ma come donna è riuscita ad ottenere la piena indipendenza, sia dal punto di vista economico che da quello sentimentale dal marito Diego Rivera.  Spiega Alejandra Matiz:  “Matiz la considerava una donna molto interessante, ne riconosceva l’intelligenza e una forza fuori dal comune, e questi tratti straordinari sono quelli che con maggiore enfasi sono stati evidenziati dalle inquadrature e dalla luce catturata. Frida possedeva ed indossava abiti particolari, si ornava con accessori estrosi e ricercatissimi. Questi particolari dello stile di Frida sono stati esaltati nelle sedute di posa fotografica che la pittrice concedeva all’amico Leo, quindi eternati nei suoi scatti e resi ormai iconici”.

L’amore tormentato

Al piano superiore la mostra prosegue con una sezione dedicata a Diego Rivera. Rivera aveva 36 anni e Frida solo 15, quando si incontrarono per la prima volta, mentre lui lavorava nell’anfiteatro Bolivar. Solo alcuni anni più tardi, si unirono in matrimonio (1929), ma la loro storia d’amore era ben lungi dall’essere perfetta. Nel 1939, a causa del tradimento di Diego con la sorella di Frida, Cristina, ma anche con l’attrice Paulette Godard, arrivò il divorzio. Dopo appena un anno di separazione i due artisti si sposeranno una seconda volta stabilendo, però, di vivere una relazione aperta.
Qui troviamo proiettate le lettere più evocative che Frida scrisse al marito, accompagnate dal sonoro in lingua originale di forte impatto emozionale.

Il legame con la propria terra

Il curatore Arèvalo ha voluto poi dedicare una stanza alla cultura e all’arte popolare in Messico, che tanta influenza ebbero sulla vita di Frida, trattate su grandi pannelli grafici dove se ne raccontano le origini, le rivoluzioni, l’iconografia, gli elementi dell’artigianato. Spazio anche alla musica con alcune tra le più celebri canzoni tradizionali, che si potranno anche ascoltare. In questa sezione trovano posto alcuni degli abiti della tradizione messicana che hanno ispirato ed influenzato i modelli usati dalla Kahlo. Milagros Ancheita, esperta del costume messicano, stilista del marchio Enamoramex e anch’essa curatrice della mostra, afferma: “in questa sala si scoprono tutti i dettagli e i riferimenti storici dei capi d’abbigliamento indossati da Frida che utilizzò abiti tipici di diverse regioni del Messico, come simbolo di vicinanza ed empatia col popolo. Era particolarmente legata all’abito tehuana di Oaxaca, lo stato di cui era originaria la madre”. E ancora: “Nel campo della moda, Frida è stata fonte di ispirazione per stilisti e case di moda internazionali, quali Gaultier, Dior, Vuitton, Givenchy, Kenzo, Ferragamo, Cavalli, Moschino, Missoni, Dolce & Gabbana, Valentino, Vans, Nike e Zara. Forse è per questo che nel 2012, a quasi 60 anni dalla sua morte, Vogue Messico ha deciso di dedicarle una copertina”.
Il focus sulla tradizione messicana procede con la sezione dedicata ad alcuni dei più conosciuti murales realizzati da Diego Rivera in varie parti del mondo.

Frida e il suo doppio

“Dal momento che i miei soggetti sono stati sempre le mie sensazioni, i miei stati mentali e le reazioni profonde che la vita è andata producendo in me, ho di frequente oggettivato tutto questo in immagini di me stessa, che erano la cosa più sincera che io potessi fare per esprimere ciò che sentivo dentro e fuori di me”. Con queste parole Frida spiegava perché nella sua intensa attività artistica, abbia prediletto gli autoritratti. In modo sofisticato, questi riuscivano ad esprimere la sua vita interiore ed il suo modo originale di vedere il mondo.
Nella sezione Frida e il suo doppio sono esposte le riproduzioni in formato modlight di quindici tra i più conosciuti autoritratti che Frida realizzò nel corso della sua carriera artistica, tra cui Autoritratto con collana (1933), Autoritratto con treccia (1941), Autoritratto con scimmie (1945), La colonna spezzata (1944), Il cervo ferito (1946), Diego ed io (1949). A completare la sezione, uno dei capolavori di Frida- Autoritratto con Bonito (1941) – interamente animato.

Leo Matiz Frida Kahlo Xochilmico, Messico, 1941 Fotografia B/N © Fondazione Leo Matiz
Leo Matiz
Frida Kahlo
Xochilmico, Messico, 1941
Fotografia B/N
© Fondazione Leo Matiz

A conferma della grande fama globale di cui la pittrice messicana gode, la mostra prosegue con una straordinaria collezione di prodotti filatelici.  Un momento di decantazione e riposo di grande emozione si assapora poi nella sala proiezioni
dove si può vedere uno speciale documentario sulla vita di Frida, Artists in Love: Frida Kahlo & Diego Rivera.
Lo spazio finale è riservato alla parte ludica e divertente dell’esposizione: la sala multimediale 10D conclude infatti il percorso espositivo, con la sua combinazione di video ad altissima risoluzione, suoni ed effetti speciali, adatta a grandi e piccoli. Altro punto di forza dell’esposizione è un laboratorio dedicato ai bambini e alle visite scolastiche appositamente concepito per avvicinare gli studenti alle opere d’arte di questa straordinaria pittrice.

“La mostra – conclude la quarta curatrice Maria Rosso – è adatta a coloro che non conoscono ancora a fondo le varie sfaccettature di questa esuberante artista e decidono di approcciarsi ad essa con sincera curiosità”. Appuntamento dunque dal 10 ottobre alla Fabbrica del Vapore a Milano per una esposizione emozionante, divertente, colorata e imperdibile.

La mostra è prodotta da Navigare con il Comune di Milano, con la collaborazione essenziale e fattiva del Consolato del Messico di Milano, della Camera di Commercio Italiana in Messico, della Fondazione Leo Matiz, del Banco del Messico, della Galleria messicana Oscar Roman, del Detroit Institute of Arts e del Museo Estudio Diego Rivera y Frida Khalo.

Tutte le info: www.mostrafridakahlo.it


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