Carlo Naya: la veduta di Venezia più famosa del mondo

Carlo Naya

Carlo Naya (1816-1882). Dal 1857 apre a Venezia uno stabilimento fotografico per riproduzioni d’arte e vedute, che vende singolarmente o in serie. La sua attività continuò per opera degli eredi fino al 1918. A tutt’oggi la sua produzione è la più cospicua che ancora si conservi su Venezia nella seconda metà dell’Ottocento. Partecipa a numerose esposizioni aumentando, con le medaglie ricevute, il prestigio dell’atelier.
Piazza San Marco a Venezia è tra le vedute più conosciute al mondo. Questa fotografia riassume con la sua perfezione compositiva la lunga scuola vedutista veneziana, ma allo stesso tempo la rinnova. È stata scattata intorno al 1860, periodo in cui la fotografia esce dalla prima fase più sperimentale per definirsi come nuovo mezzo di comunicazione, inserendosi perfettamente nello spirito del tempo. L’Ottocento è il secolo dell’evoluzione della società industriale e l’industria inizia a produrre per la fotografia: è un nuovo modo di vedere il mondo che conosce una rapidissima espansione. L’ Italia, sia per i viaggi di studio sia per il turismo d’élite dedito al Grand Tour, offre itinerari nelle città d’arte e nei contesti naturali e paesaggistici. In questo contesto la fotografia diventa un souvenir a costi accessibili: oltre agli apparecchi e agli obiettivi, diventano disponibili sul mercato lastre pronte all’uso, carte sensibili e altri materiali chimici. I turisti comprano stampe singole, album e ricordi fotografici che trovano facilmente in vendita nei negozi specializzati e anche dai venditori ambulanti. La veduta fotografica sostituisce l’incisione e in Italia si aprono molti atelier specializzati in panorami, riproduzioni d’arte, folklore. A Venezia uno tra i più noti è quello di Carlo Naya. Apprezzato per la qualità delle sue riprese e delle sue stampe organizzò il suo stabilimento come una piccola industria con molti assistenti e rappresentanze in Italia e all’estero.

 

 

 

 

Immagine in evidenza Venezia, 1860 ca – © Carlo Naya/ Wikimedia Commons