Ritratto di bambino con luce rossa
© Filippo Venturi In Time of Peril. Diary from the Red Zone, 2020

Diario di una pandemia privata

Ognuna delle nostre case, in questo periodo di allarme sanitario, si è trasformata in ambientazione unica e imposta delle nostre storie private. Microcosmi compressi oltre ai quali il divieto ha imperato con i suoi confini come la Muraglia Cinese. L’esterno non contemplava più la nostra presenza, mentre le case, per necessità, sono diventate le nostre isole, o meglio, i nostri fortini da proteggere e noi, abitanti reclusi, abbiamo alzato barricate contro il virus, ma a nulla è valso nei confronti del disagio e dell’ansia, dell’inadeguatezza e del senso tragico dell’emergenza. L’intimità domestica non è stata più un rifugio, ma l’unica dimensione possibile e pensabile. Quando non si ha più la libertà di scegliere, si sa, anche la propria casa può diventare un antagonista delle nostre storie private.

Ombra di bambino con luce rossa
© Filippo Venturi
In Time of Peril. Diary from the Red Zone, 2020

Rosso come una sirena d’emergenza

Filippo Venturi, fotografo di Forlì, con In Time of Peril. A Diary from the Red Zone fa del sentimento tragico il suo filo conduttore, sia dal punto di vista narrativo, raccontando l’isolamento della sua famiglia, sia dal punto di vista stilistico, usando come costante la luce rossa di una torcia d’emergenza che risuona come una perenne sirena d’allarme. «Avevo recuperato parte dell’attrezzatura da escursione che tenevo in macchina, compresa una torcia professionale con diverse luci che Ulisse, mio figlio, ha subito adocchiato e iniziato a usare come un gioco. Mentre lo stavo fotografando, ha acceso casualmente la luce rossa lampeggiante dell’emergenza e ne è uscito un ritratto insolito, buffo e inquietante al tempo stesso. Così ho deciso di proseguire, attraverso questa fonte di luce imprevedibile, il mio diario visivo della nostra vita nella zona rossa», racconta l’au- tore nel chiarimento dell’opera. Le paure e le angosce sono quelle di un qualunque genitore per il proprio figlio piccolo: «In tutto questo, la priorità mia e della mia compagna è nostro figlio Ulisse – prosegue Filippo Venturi –. Ci domandiamo che mondo l’aspetta e come proteggerlo adeguatamente, cercando di garantirgli un futuro sereno».

Tramite le sue immagini, l’autore elabora ed esorcizza i suoi pensieri tragici, i suoi dubbi e le sue incertezze riguardo al domani, ma anche al destino di chi vive un incerto presente: «Una sera mio figlio Ulisse ha tossito insistentemente per diverse ore e ho scoperto cosa si pro- va, in concreto, a sentirsi atterriti e feriti nel profondo. È servita una nottata insonne in ascolto per convincermi che Ulisse non tossiva più e dormiva sereno».

Ombra
© Filippo Venturi
In Time of Peril. Diary from the Red Zone, 2020

In Time of Peril. A Diary from the Red Zone, con le sue luci abbaglianti, le inquadrature mosse e i primi piani talmente ravvicinati da creare distorsioni, descrive una dimensione al limite dell’apocalittico. Quello per cui i personaggi adulti di questa storia privata paiono combattere è un bimbetto riccio e pieno di voglia di conoscere, anche in questo contesto, desideroso di stabilizzare la propria quotidianità. E così Ulisse è ritratto dopo la doccia, mentre gioca, mentre esce da sotto al letto dove spesso si nasconde. Oltre a lui, anche gli oggetti di casa sembrano essere cercati e fotografati nel tentativo di ritrovare una dimensione perduta.

Filippo Venturi

Filippo è un fotografo documentarista. I suoi lavori sono stati pubblicati su The Washington Post, Financial Times, The Guardian, Der Spiegel, Vanity Fair, Newsweek. Realizza progetti personali su storie riguardanti l’identità e la condizione umana. Negli ultimi anni ha prodotto un progetto sulla peniso- la coreana che ha ricevuto diversi riconoscimenti fra cui il Sony World Photography Awards, il Premio Voglino e il Portfolio Italia– Grand Prix Hasselblad. I suoi lavori sono stati esposti presso Fondazione Fotografia di Modena, MACRO di Roma, Somerset House di Londra, U Space di Pechino, Sony Square di New York, Festival della Fotografia Etica di Lodi e Photolux di Lucca.

di Francesca Orsi


Latest from Interviste Il Fotografo

0 0,00
Go to Top