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Canon: la più rispettosa dell’ambiente

Canon è stata nominata l’azienda più rispettosa dell’ambiente

Secondo la 21° edizione dell’Environmental Management Survey di Nikkei, Canon è risultata l’azienda più rispettosa dell’ambiente.

Per la quarta volta consecutiva, Canon si conquista il primo posto della Environmental Management Survey di Nikkei come azienda più rispettosa dell’ambiente. E’ un’analisi annuale che valuta l’impegno delle aziende nel tutelare l’ambiente e le relative misure adottate.

Canon ha ottenuto il massimo punteggio nella categoria del riciclo delle risorse grazie a iniziative di riciclo “product to product”, ma anche in altre valutazioni ha registrato un punteggio particolarmente alto. Il punteggio totale è di 491 su 500.

Secondo la visione Action for Green, attuata nel 2008, Canon si è posta l’obiettivo annuale di ridurre del 3% le emissioni di CO2 per ogni prodotto ed è impegnata attivamente in molteplici iniziative come il risparmio energetico negli stabilimenti produttivi, il trasferimento modale della distribuzione, la riduzione del consumo di energia nell’uso del prodotto, il ricondizionamento del prodotto*, il riutilizzo di parti e il riciclo dei materiali di consumo. Con Action for Green, Canon si pone l’obiettivo di creare una società che promuova stili di vita migliori e rispetto per l’ambiente grazie alle innovazioni tecnologiche e a una maggiore efficienza gestionale.

Tim Flach: il fotografo ambientalista

Tim Flach: il fotografo che emoziona con le sue immagini di animali e habitat a rischio

Tim Flach, inglese classe 1958, nella sua carriera si è occupato di immagini commerciali per poi concentrarsi, nell’ultimo decennio, sulla fotografia d’arte e in particolar modo di animali e ambiente che hanno ispirato i suoi lavori. Il fotografo racconta la sua preoccupazione per il futuro dell’ambiente in quest’intervista.

Tim, quando hai cominciato a fotografare?

Ho realizzato le mie prime fotografie allo zoo di Londra, nel 1977, quando frequentavo un corso base di arte.
A distanza di quarant’anni, mi sono trovato di nuovo allo zoo di Londra, a scattare per un libro: ho chiuso un cerchio. Lo avevo previsto? Direi proprio di no.

Come hai cominciato a dedicarti a progetti personali?

Come la maggior parte dei fotografi, ho bisogno di progetti in cui immergermi, che mi spingano dove altrimenti non andrei. Inizialmente si trattava solo di aiutare qualche amico con la locandina di uno spettacolo teatrale o cose del genere.[…] Consiglierei a tutti di ritagliarsi una parte della vita per dedicarla a lavori personali e di non essere sempre e solo spinti dagli aspetti economici.

Come hai avviato la serie di “Animali da salvare”?

Ho cominciato a incontrare e intervistare alcune autoritàsul tema della protezione dell’ambiente, come Jonathan Baillie, che all’epoca era il direttore dei programmi di conservazione della Zoological Society di Londra. Ho chiesto loro opinioni e riflessioni e di spiegarmi quali fossero i problemi concreti. I loro punti di vista hanno contribuito a dare forma al progetto sulle specie a rischio.

Alcuni scatti di Animali da salvare sono stati realizzati in studio?

Sì, alcuni soggetti sono ritratti in studio, mentre altri sono fotografati in esterni, con luce naturale, ma contro un fondale nero.

Quali specie sono state piùdifficili da catturare?

La prima volta che ho fotografato le antilopi saiga, ero sotto il livello del terreno, in un rifugio bollente
e infestato di mosche. Il calore che saliva dal terreno era tale da distorcere le immagini. La seconda volta c’erano -30° e sono stato appostato per tre giorni prima di riuscire a cogliere uno sguardo di sfuggita da un maschio.

Le odierne fotocamere digitali ti hanno permesso di catturare immagini impossibili in passato?

[…]Ho usato una Canon EOS 5DS e sul campo lavoravo a ISO 1600 o 3200, con file da 50 MP. Ho potuto fotografare i gorilla da un’imbarcazione e i risultati sembrano quasi ritratti in studio, ho potuto fare cose che sarebbero state difficilissime in passato.

Puoi sapere di più del suo libro e dei progetti futuri, leggendo l’intervista completa su Digital Camera Magazine 187 attualmente in edicola e disponibile online.

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