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Abitare il Deserto | 2-3 settembre 2016, Fusignano | A cura di Giovanni Zaffagnini

A trent’anni di distanza dalle Traversate del deserto condotte, nel 1986, da Gianni Celati alla ricerca della «piccola oasi», abbiamo chiesto ad alcuni giovani autori scelti attraverso una rigorosa selezione in ambito internazionale, di esprimere il loro punto di vista sulla desertificazione ambientale e culturale.

Nove narratori e nove fotografi, con grande semplicità, senza ricorrere alla denuncia urlata e all’invadenza degli effetti speciali, pongono, attraverso le pagine di Abitare il deserto, domande sulle quali noi, comodamente distratti, dovremmo riflettere.cartolina

E’ l’incontro fra il deserto della mente e il deserto visibile, il dentro e il fuori, che accomuna poeti, scrittori e fotografi nell’intento di rivelare la loro visione del mondo e scoprire, alla fine, che il luogo della mente è tutt’uno col luogo che ci ospita, arricchito di nuovi significati.

«Un luogo non è mai solo “quel” luogo: quel luogo siamo un po’ anche noi… Dipende da come leggiamo quel luogo,… se siamo allegri o malinconici, euforici o disforici, giovani o vecchi, se ci sentiamo bene o se abbiamo il mal di pancia. Dipende da chi siamo nel momento in cui arriviamo in quel luogo», ci insegna Antonio Tabucchi in Viaggi e altri viaggi.

Il degrado diventa il punto di partenza per una riconciliazione col mondo circostante attraverso uno sguardo rinnovato e costruttivo, esente da intenti consolatori o di facile denuncia. Uno sguardo che riconosce forme e spazi dove trovare nuovi spunti per correggere e migliorare l’esistente e orientare le scelte future. Non si cura il presente tornando al passato. Possiamo arginare il deserto conoscendo il suo volto, senza girare lo sguardo dall’altra parte sperando che qualcuno provveda.

«Mi fermai affascinato da quanto vi era di bello in questa assenza di bellezza, incantato dalle speranze in mezzo a tanta disperazione», scriveva Robert Walser, raffinato poeta-camminatore che sapeva osservare le cose dalla giusta distanza con consapevole candore.
Nonostante tutto, c’è ancora tanta bellezza da preservare.cartolina 2


PROGRAMMA 2-3 SETTEMBRE

Le letture da Abitare il deserto avranno luogo Venerdì 2 settembre alle ore 21, presso il giardino del Museo San Rocco a Fusignano (ingresso dal parcheggio di Via Santa Barbara).

L’inaugurazione della mostra Abitare il deserto avrà luogo Sabato 3 settembre alle ore 11, presso il Museo San Rocco in Via Monti 5 a Fusignano.
Museo San Rocco, Fusignano (Ra), Via Monti 5

ORARI DI APERTURA DELLA MOSTRA

dal 3 Settembre al 6 Novembre 2016

dal 3 al 8 settembre 2016
Feriali 19,30 – 22,30
Sabato e festivi 10 – 12 /16 – 23

Dal 9 Settembre al 6 Novembre 2016
Sabato 15 -18
Festivi 10 – 12 / 15 – 18

info: ufficio relazioni col pubblico del Comune di Fusignano – 0545 955653-668
Museo: 0545 51621 negli orari di apertura.


Testi di: Yari Bernasconi, Luigi Filippelli, Maddalena Lotter, Franca Mancinelli, Jacopo Narros, Bernardo Pacini, Jacopo Ramonda, Damiano Sinfonico, Orso Jacopo Tosco.

Fotografie di: Nicola Baldazzi, Davide Baldrati, Marina Caneve, Francesca Gardini, Richard Max Gavrich, Massao Mascaro, Domingo Milella, Mattia Parodi, Xiaoxiao Xu.

Fotografie in mostra di: Fabrizio Albertini, Nicola Baldazzi, Davide Baldrati, Marina Caneve, Giammario Corsi, Francesca Gardini, Richard Max Gavrich, Massao Mascaro, Domingo Milella, Mohammadreza Mirzaei, Riccardo Muzzi, Francesco Neri, Mattia Parodi, Luca Piras, Giacomo Pulcinelli, Piergiorgio Sorgetti, Giacomo Streliotto, Matteo Vandelli, Xiaoxiao Xu.


Osservatorio Fotografico

via Francesco Negri 35
48121 Ravenna
 

Sicilia tra luce e parola: i luoghi della Sicilia letteraria raccontati dallo sguardo di Giuseppe Leone in mostra al Taobuk Festival di Taormina

Acitrezza, omaggio ai malavoglia di Verga - © Giuseppe Leone

Sicilia tra luce e parola

Taormina, Chiesa del Carmine
Inaugurazione: venerdì 8 settembre 2016 ore 19
Mostra: da sabato 10 a venerdì 30 settembre 2016

www.taobuk.it


Acitrezza, omaggio ai malavoglia di Verga - © Giuseppe Leone
Acitrezza, omaggio ai malavoglia di Verga – © Giuseppe Leone

Giuseppe Leone pone le basi di una nuova ricerca fotografica in bianco e nero per raccontare i luoghi della letteratura italiana in Sicilia, resi immortali dalle pagine dei grandi scrittori. Con la mostra “Sicilia tra luce e parola”, il fotografo rende omaggio a una terra che con le sue atmosfere, paesaggi, paesi, storie e popoli ha ispirato tanti autori e intellettuali siciliani dell’Ottocento e del Novecento: da Giovanni Verga a Leonardo Sciascia, da Gesualdo Bufalino a Vincenzo Consolo, da Luigi Pirandello a Giuseppe Tomasi di Lampedusa, da Stefano D’Arrigo a Salvatore Quasimodo.

Curata da Carmelo Nicosia, fotografo e docente all’Accademia di Belle Arti di Catania, la mostra è organizzata a Taormina da Taobuk – Taormina International Book Festival, manifestazione ideata e diretta da Antonella Ferrara e Franco Di Mare. Allestita nell’elegante Chiesa del Carmine (Piazza Duomo), l’esposizione sarà inaugurata venerdì 9 settembre alle ore 19 e sarà visitabile fino a sabato 30 settembre 2016 nei seguenti orari: ore 10-13 e ore 17-22. Ingresso: 5 euro.

Sicilia tra luce e parola” si pone come ideale compimento del trittico che Taobuk Festival ha dedicato ai grandi maestri della scuola fotografica siciliana e che ha visto succedersi, nelle passate edizioni, le mostre personali di Ferdinando Scianna (2014) e Letizia Battaglia (2015).

Agrigento, il caos - Pirandello - © Giuseppe Leone
Agrigento, il caos – Pirandello – © Giuseppe Leone

Conosciuto anche per aver catturato i sorrisi e gli umori di tanti scrittori, osservatore al servizio della letteratura, con la mostra “Sicilia tra luce e parola” Giuseppe Leone delinea la geografia letteraria e umana di una Sicilia dalla singolare bellezza paesaggistica e architettonica. Ripercorrendo i diversi parchi culturali esistenti nell’isola, con i suoi scatti restituisce al visitatore l’essenza della narrazione degli scrittori siciliani più conosciuti. Sono fotografie in cui dominano i paesaggi, i villaggi, le tradizioni e le genti, che richiamano i luoghi e i protagonisti di tanti romanzi, saggi e poesie. C’è il carrettiere di Donnalucata che passando sul lungomare del suo antico villaggio di pescatori tenta un dialogo con le isole e richiama stretta analogia con una poesia emblematica di Salvatore Quasimodo. Ci sono i marinai di Acitrezza, che ancora ai giorni nostri cercano di domare le onde del mare a bordo di piccole barche, come i Malavoglia di Giovanni Verga. C’è la contrada di Agrigento soprannominata Caos, che ha dato i natali a Luigi Pirandello, ripresa da una prospettiva dal basso che ne esalta tutta la sua potenza. In omaggio a Stefano D’Arrigo ecco una Messina, pacifica e poetica, affacciata sul suo stretto, pronta ad accogliere le navi in arrivo dalla penisola. E a rappresentare le atmosfere descritte dagli autori del Verismo uno scorcio tra le vie del centro storico di Mineo, piccolo comune vicino a Catania, dove un contadino affaticato si dirige con il suo mulo alla volta della chiesa.

Tra i ritratti proposti non solo scrittori, ma anche musicisti, pittori e personalità della vita culturale siciliana come l’antropologo Antonino Buttitta, il filosofo Rosario Assunto e il sociologo e poeta Danilo Dolci.

Donnalucata, Quasimodo - il carrettiere all'orizzonte nelle braccia della strada chiama risponde alla voce delle isole - © Giuseppe Leone
Donnalucata, Quasimodo – il carrettiere all’orizzonte nelle braccia della strada chiama risponde alla voce delle isole – © Giuseppe Leone

Di lui scrive Salvatore Silvano Nigro: «Leone è un narratore della Sicilia, dei suoi monumenti, delle sue feste, dei costumi e della vita tutta, per immagini fotografiche. Come da viaggiatore incantato, forse l’ultimo in giro per l’Isola. Un narratore che si è accompagnato a Sciascia, a Bufalino e a Consolo e ha rivelato alla letteratura la Sicilia più vera, quella degli uomini come quella della pietra vissuta e del paesaggio».

Ed ancora Gesualdo Bufalino così lo descrive: «Nelle fotografie di Leone non cercate la collera né la pietà civile né lavvampo della metafora; bensì, istigato dalleccellente mestiere, un colpo docchio avvezzo a cogliere le mimiche significanti del grande teatro umano».

Giuseppe Leone

Vive e lavora a Ragusa. Da oltre cinquant’anni racconta la Sicilia attraverso immagini quasi sempre in bianco e nero perché «è l’interpretazione della natura e delle sue trasformazioni, il colpo d’occhio che scarica da ogni orpello un’immagine per dare senso a quello che è l’essenza di ciò che vedi».

Ha condiviso l’esperienza profonda della terra siciliana con autori che come lui ne hanno saputo cogliere bellezza e contraddizioni – come Sciascia, Bufalino e Consolo – senza mai cadere nello stereotipo: «La macchina è uno strumento per poter dialogare con quello che ti circonda. Allora il fotografo diviene, oltre che un interprete, un ricercatore. A me non interessa l’immagine eclatante da scoop, ma una fotografia concettuale, di ricerca, di immediatezza, visto che mi dedico ad afferrare l’immagine al volo […]. Quando torno da una battuta fotografica sono felice se nel mio paniere ci sono almeno tre immagini indimenticabili. Le immagini per essere tali devono avere una grande forza evocativa e interpretativa». (Dal catalogo MAXXI Architettura. Fotografia per la collezione del Museo MAXXI di Roma)

Ha esordito illustrando il volume di Antonino Uccello La civiltà del legno in Sicilia (Cavallotto, 1973). Tra le pubblicazioni più note: La Pietra vissuta con testi di Mario Giorgianni e Rosario Assunto (Sellerio, 1978); La Contea di Modica con testo di Leonardo Sciascia (Electa, 1983); L’Isola nuda con testo di Gesualdo Bufalino (Bompiani, 1988); Il Barocco in Sicilia con testo di Vincenzo Consolo (Bompiani, 1991); Sicilia Teatro del mondo con testo di Vincenzo Consolo e Cesare De Seta (Nuova Eri, 1990); L’isola dei Siciliani con testo di Diego Mormorio (Peliti associati, 1995); Immaginario barocco con testi di Salvatore Silvano Nigro e André Chastel (Kalós, 2006); Leonardo Sciascia, dalla Sicilia alla Spagna con testo Salvatore Silvano Nigro (Federico Motta, 2009); Siciliani in Piazza con testo di Gaetano Pennino (Carlo Cambi, 2010); Sicilia, l’isola del pensiero (Postcart, 2015); Storia di un’amicizia (Postcart, 2015).

Info al pubblico:

www.taobuk.itinfo@taobuk.it – 349 2809383

Nino Migliori – Storie di Luce e d’Ombra

Nino Migliori. Storie di luce e d’ombra. Il bestiario dello zooforo dell’Antelami fotografato al lume di candela. A cura di Roberto Maggiori

FAR Fabbrica Arte Rimini – Galleria d’arte moderna e contemporanea

23/09/2016 – 06/11/2016


Al grande fotografo Nino Migliori è bastata una fioca luce per illuminare la bellezza espressa nella mostra “Storie di luce e d’ombra. Il bestiario dello zooforo dell’Antelami fotografato al lume di candela”.
La parola latina “lumen” ha varie sfumature di significato, e, a seconda dei contesti, può significare, oltre che “luce”, anche “lucerna”, “sguardo”, “gloria”, “splendore”, “vita” “prospettiva”. Tutte accezioni buone per dare conto di questa splendida esposizione.

© Nino Migliori
© Nino Migliori

Le fotografie di Nino Migliori, realizzate utilizzando come fonte luminosa una piccola lucerna, raccontano da una prospettiva sorprendente la vita di queste antiche opere scultoree, ridonando al nostro sguardo la gloria e lo splendore non scalfiti dal tempo.
La luce “perduta” del medioevo, risibile per quantità ma capace di destare un’attenzione oggi inconcepibile – data la pervasiva ipertrofia degli stimoli luminosi ormai ridotti a noiosa consuetudine – è rievocata efficacemente in questo lavoro. Migliori, “disegnando” con il chiaroscuro suggestioni fantastiche, ci trasporta in una dimensione altra, un viaggio a ritroso nel tempo, quando il buio e il silenzio suscitavano rispetto, lasciando spazio all’interiorità, all’immaginazione, all’incanto di una luce viva capace di isolare e animare nel profondo la materia.

TOTALLY LOST: in mostra a Forlì dal 9 al 25 settembre la ricerca visiva sulle architetture totalitarie europee in stato di abbandono

Monument to the Revolution of the people of Moslavina © Mirna Pavlovic

La ricerca visiva sulle architetture totalitarie europee in stato di abbandono

si mostra a Forlì tra il 9 e il 25 settembre

TOTALLY LOST 2016

Ex fabbriche, sedi di partito, basi militari, bunker, città di fondazione, memoriali per un totale oltre 2.600 fotografie, 25 nazioni e 186 fotografi


Monument to the Revolution of the people of Moslavina © Mirna Pavlovic
Monument to the Revolution of the people of Moslavina © Mirna Pavlovic

Cosa rimane delle architetture dei regimi totalitari del 900 in Europa? Quale il loro futuro? “Totally Lost” è il progetto-mostra a cura di Spazi Indecisi che racconta e mappa attraverso la fotografia i residui del patrimonio architettonico dei regimi totalitari in Europa. Un racconto visivo, senza giudizi o pregiudizi storici, che indaga gli spazi architettonici come frammenti da riconnettere, prospettando per questi luoghi nuovi e “democratici” contenuti.

Totally Lost 2016 – una ricerca internazionale in mostra che è già archivio on line

Totally Lost è una ricerca fotografica collettiva che ha coinvolto 186 fotografi da tutta Europa e mappato quasi 300 luoghi “scomodi” legati ai regimi totalitari con oltre 2.600 fotografie in oltre 25 nazioni. L’archivio on-line in divenire è consultabile su www.totallylost.eu. Qui si possono vedere le foto degli edifici, conoscerne la storia e consultare la mappa con ricerche su tipo di edifici, nazioni e stato di conservazione.

Abona Sanatorium © Daniel Sánchez
Abona Sanatorium © Daniel Sánchez

Il risultato è una mostra che, prima di imboccare alcune destinazioni in Europa, avrà luogo nei week end lunghi del 9-10-11, 16-17-18 e 23-24-25 settembre 2016 tra Forlì e provincia in tre location legate all’architettura del regime: la Casa del Mutilato di Forlì, l’ex Acquedotto Spinadello di Forlimpopoli e l’ex Casa del Fascio a Teodorano, Meldola. Gli stessi edifici che ospitano la mostra sono ora in stato di inutilizzo e vanno ad amplificare le domande sul futuro di questi luoghi testandone un riuso temporaneo.

La ricerca europea, stimolata da una open-call, ha indagato il rapporto di questi manufatti con il paesaggio e il rapporto con il contesto sociale oggi, raccogliendo e portando alla luce luoghi molto variegati: fabbriche, miniere, centrali, edifici istituzionali, abitazioni, luoghi di propaganda e del potere, bunker, luoghi di villeggiatura, radar, monumenti, memoriali, borghi di fondazione, luoghi di intrattenimento, case del fascio, sanatori, ospedali, torri di avvistamento.

Villa Girasole © Lorenzo Linthout
Villa Girasole © Lorenzo Linthout

Totally Lost è un progetto di ricerca dal basso che ha coinvolto in due edizioni quasi 400 fotografi da tutta Europa: la partecipazione rappresenta il senso stesso del progetto e costringe a interrogarci su come prospettare questi spazi nel futuro.

Totally Lost – una ricerca territoriale nella terra che ha dato i natali a Mussolini.

Oltre a un progetto di ricerca internazionale, TOTALLY LOST è anche un progetto che racconta il territorio romagnolo. La Romagna, in particolare, come terra natale di Benito Mussolini, è ricca di testimonianze sull’architettura fascista abbandonata: colonie marine, ville private, case del fascio, industrie aereonautiche, chiese.

Marine Küsten Batterie in Vigsø © Michael Jödicke
Marine Küsten Batterie in Vigsø © Michael Jödicke

Sono stati creati due percorsi culturali in un territorio che si configura come un museo diffuso a cielo aperto: “Totally Riviera”, un viaggio sulla costa attraverso quello che resta di otto colonie di stampo fascista e “Totally Terra”, un percorso riconnette nell’entroterra edifici come Case del Fascio, industrie belliche, ecc. Proprio queste due mappe cartacee saranno consegnate ai visitatori all’uscita dai luoghi delle mostre, per stimolare il visitatore ad esplorare e conoscere un territorio “scomodo” che deve decidere il suo futuro.

“Totally Lost è un progetto in divenire che pone domande” racconta l’associazione. “Questo patrimonio architettonico sarà mai libero dall’ideologia che l’ha prodotta, diventando contenitore di nuovi e democratici contenuti? Diventerà archeologia? Chiaramente Totally Lost non ha l’ambizione di dare risposte, ma continua a porre domande sul nostro presente e sul futuro di questo luoghi. Vorremmo raccogliere esperienze di riappropriazione culturale e fisica di questi luoghi. Luoghi che, dopo un periodo di abbandono, sono riusciti ad aggregare nuove energie e che ora generano nuove narrazioni democratiche. Perché questa riappropriazione culturale delle architetture e delle ideologie totalitarie del ‘900 a cui sono legate può davvero essere un elemento identitario del nostro continente.”

Falso cimitero sull’isola di Ratonneau © Leonardo Crociani
Falso cimitero sull’isola di Ratonneau © Leonardo Crociani


Il progetto è curato e organizzato da Spazi Indecisi  in collaborazione con la rotta culturale europea  ATRIUM – Architecture of Totalitarian Regimes of the XX Century in Europe’s Urban Memory e il Comune di Forlì.
La mostra è patrocinata da Regione Emilia-Romagna, Comune di Forlì, Comune di Forlimpopoli, Comune di Meldola.


Luoghi della mostra: Casa del Mutilato, Forlì – Acquedotto Spinadello, Forlimpopoli – ex Casa del Fascio di Teodorano, Meldola
Date esposizione: 9-10-11, 16-17-18, 23-24-25 settembre 2016, orari 16-23


Spazi Indecisi

L’associazione Spazi Indecisi, ideatrice del progetto, è un collettivo multidisciplinare che dal 2010 opera per valorizzare gli spazi in abbandono, innescando processi di rigenerazione urbana leggera attraverso interventi che spaziano e ibridano i diversi linguaggi contemporanei trasformando i luoghi in abbandono in un campo di indagine e di ricerca per artisti, fotografi, architetti, urbanisti, paesaggisti e cittadini.


Per informazioni 
www.spaziindecisi.it   –  info@spaziindecisi.it  –  www.totallylost.eu

tel: 340 2551298

Al via la 7° tappa di Portfolio Italia “14° Portfolio Trieste” – Trieste, 27-28 agosto 2016

Ilaria Abbiento - Corrispondenze 20
Prosegue “Portfolio Italia – Gran Premio Hasselblad”, la prestigiosa rassegna annuale ideata nel 2004 dalla FIAF (www.fiaf.net), la Federazione Italiana Associazioni Fotografiche, che riunisce le più importanti manifestazioni nazionali caratterizzate da incontri di lettura di PortfolioIl 27 e il 28 agosto Portfolio Italia farà tappa a Trieste con il “14° Portfolio Trieste”, rassegna che fa parte della più ampia manifestazione “14° TriestePhotoFestival” che si tiene nel capoluogo giuliano dal 26 al 28 agosto 2016.FIAF logo
 
La lettura dei Portfolio si svolgerà nei giorni 27 e 28 agosto nella Sala Multifunzionale “Piccola Fenice” di Via San Francesco 5 a Trieste. Gli esperti che avranno la funzione di lettori sono: Orietta Bay (Docente di Genova), Silvano Bicocchi (Docente di Nonantola, in provincia di Modena), Paolo Cartagine (Docente di Trieste), MariaTeresa Cerretelli (Photoeditor di Milano), Tullio Fragiacomo(Docente di Trieste), Lorella Klun (Fotografa di Trieste), Fulvio Merlak (Docente di Trieste), Sara Munari (Fotografa di Lecco), Mario Peliti (Editore di Roma) e Augusto Pieroni (Docente di Roma).
Oltre agli incontri di lettura portfolio, il Festival “14° TriestePhotoFestival” presenta un ricco programma culturale con mostre, eventi, workshop, presentazioni di libri e conferenze che si svolgeranno a Trieste dal 26 al 28 agosto. Tra gli altri autori esporranno: Francesco Cito, Sara Munari, Ilaria Abbiento, Gianluca Abblasio, Lorenzo Zoppolato, Aleksej Myakishev, Giuseppe, Carlo, Wanda e Marion WULZ.

Grazie alla partnership tra FIAF e Fowa, che vede Hasselblad come sponsor unico di Portfolio Italia 2016, numerosi saranno i premi in palio per i vincitori.

Robert Rive. Photographies d’Italie. Modena, dal 15/9 all’8/1

Robert Rive - Milano. Strada del Duomo, 1870 ca.

Dal 15 settembre 2016 all’8 gennaio 2017 Fondazione Fotografia presenta al Foro Boario di Modena la mostra Robert Rive. Photographies d’Italie, la prima mostra monografica italiana dedicata a Robert Rive, fotografo di origini tedesche che nella seconda metà dell’Ottocento ha immortalato le più famose città e gli scorci più suggestivi del Bel Paese.

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Robert Rive, Rovine del Palazzo di Donna Anna a Posillipo. Napoli, 1860-1870

Le opere, selezionate dalla curatrice Chiara Dall’Olio, provengono da album originali realizzati dal fotografo nel suo atelier di Napoli – attivo dal 1850 al 1895 –, conservati oggi negli archivi storici di Fondazione Fotografia Modena.
Nella mostra è integralmente visibile in originale, grazie ad un allestimento suggestivo, un album totalmente inedito di grandi dimensioni  (52 x 32 cm), “Photographies d’Italie par R. Rive, Naples”, contenente 147 preziose vedute all’albumina delle località maggiormente frequentate dai turisti del Grand Tour: da Genova a Torino, Milano e Venezia, fino a Taormina e Palermo. Un secondo album di 49 fotografie, “Souvenir de Naples”, dedicato alla città partenopea, alle località della Costiera, a Capri e Pompei, viene presentato sia nella sua forma originale che in formato digitale. Alcune fotografie sciolte di Roma completano poi la visione dell’Italia di questo autore dalla vita misteriosa e la cui opera è ancora poco conosciuta. “Nonostante infatti sia considerato fra i più importanti fotografi di paesaggio che hanno operato in Italia –  afferma Chiara Dall’Olio  – la scarsità d’informazioni sulla sua attività fotografica, così come la frammentarietà dei dati biografici, hanno contribuito alla minor fortuna critica di questo autore rispetto ad altri e hanno causato anche alcuni errori negli studi che lo riguardavano”.

 

La mostra Robert Rive. Photographies d’Italie, accompagnata da un catalogo edito da Skira, presenta molte immagini fino ad oggi sconosciute di Rive, aggiungendo così un capitolo importante alla storia della fotografia italiana. Fra tutte meritano di essere ricordate quella scattata al Palazzo Reale di Napoli, quando era ancora sede del Regno delle Due Sicilie, una delle rarissime immagini conosciute scattate da Rive alla fine degli anni ’50. Poi, la fotografia Milano. Strada del Duomo, in cui sulla destra si scorge l’insegna della prima libreria Hoepli (1870 circa); il panorama di Genova con la stazione ferroviaria di Porta Principe appena costruita (1860-65) e, ancora, il panorama di Torino con le rive del Po piene di panni stesi ad asciugare. Di grande suggestione romantica anche la veduta del Palazzo di Donna Anna a Posillipo (1860-70) e i faraglioni di Capri (1860-70) in cui appaiono, più o meno evidenti, popolani messi in posa dal fotografo per richiamare quell’elemento pittoresco che tanto piaceva ai turisti stranieri, i maggiori clienti dello studio di Rive .

Robert Rive (Breslavia 1825 ca. – Napoli 1895 ca.)

Di famiglia di origini francesi, nato a Breslavia probabilmente intorno al 1825, quando la città era in territorio prussiano (oggi Polonia), Robert si trasferisce a Napoli nel 1850 dove, insieme al fratello Giulio, apre uno studio fotografico che resta attivo fino alla metà degli anni Novanta, trasferendosi in diversi indirizzi della città. Nel 1867 partecipa all’Esposizione Universale di Parigi. Nel 1874 presenta all’esposizione della Société Francaise de Photographie un album con vedute dell’Italia che si ipotizza essere quello presentato in mostra.
Specializzato in vedute, realizza numerose campagne fotografiche non solo a Napoli e dintorni, ma anche in Sicilia e in tutte le località turistiche più visitate dell’intera penisola, diventando uno fra i primi fotografi in Italia ad avere un catalogo commerciale così ampio.
La cifra stilistica che caratterizza il suo stile è quella dell’ampiezza dell’inquadratura in cui è sovente inserito un elemento naturale che riconduce anche le vedute di città al paesaggio circostante. Come scrive la curatrice, “nelle immagini Rive ricerca un’inquadratura che incastona gli elementi come in una quinta teatrale e porta l’occhio dell’osservatore, attraverso una carrellata di piani orizzontali e verticali, verso il punto ove inserisce l’elemento di chiusura, che appare come una rivelazione”.



Robert Rive. Photographies d’Italie


15 settembre 2016 – 8 gennaio 2017

Luogo:
Foro Boario
Modena, Via Bono da Nonantola, 2


Inaugurazione:
giovedì 15 settembre 2016, ore 18
Orari di apertura
mercoledì-giovedì-venerdì 15-19
sabato-domenica 11-19
chiuso lunedì e martedìingresso libero

“Oltre l’infinito” di Giacomo Giovanni Stecca in mostra a Padova

di Alessandro Curti


La Galleria Civica Cavour di Padova presenta la personale del fotografo Giacomo Giovanni Stecca, che con questa mostra rende omaggio al maestro Luigi Ghirri.
Il soggetto degli scatti di Stecca è sempre lo stesso: il cielo. Le fotografie sono 365, proprio come i giorni dedicati alla ricerca sviluppata, che ha raccolto un’immagine al giorno durante l’arco di un anno.13198550_1100724839998228_8613104866065478713_o
Il fotografo ha deciso di escludere tutti gli elementi paesaggistici circostanti e di eliminare ogni possibilità di geolocalizzazione, per mandare una sorta di messaggio di universalità che mira a rappresentare l’idea di infinito con la mancanza di limiti e confini.
Stecca ha condotto la ricerca creativa di questo lavoro seguendo il mantra del maestro Ghirri, realizzandolo con una precisa continuità dello sguardo sulle cose.Foto-CIELO+logo+data mostra

INFO:
Luogo: Galleria Civica Cavour, Pza Cavour 1, Padova
Ingresso libero
Tel: 04.98.20.45.01
E-Mail: cultura@comune.padova.it

dal 29 luglio al 28 agosto

Parma, BAG GALLERY | PAOLO SIMONAZZI. Mantua, Cuba | 9 settembre – 9 ottobre 2016

PARMA

DAL 9 SETTEMBRE AL 9 OTTOBRE 2016 ALLA BAG GALLERY LA MOSTRA

PAOLO SIMONAZZI

MANTUA, CUBA

L’esposizione presenta 21 immagini, frutto di un progetto realizzato dal fotografo reggiano nell’isola caraibica, in collaborazione con lo scrittore Davide Barilli.


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Dal 9 settembre al 9 ottobre 2016, la BAG GALLERY di Parma (Borgo Ronchini 3) ospita la mostra Mantua, Cuba, curata da Andrea Tinterri, organizzata da BAG GALLERY e Zeitgeist Art Exhibit Group, col patrocinio della Fondazione Casa America e in partnership con #AImagazine, che presenta una selezione di 21 fotografie di Paolo Simonazzi (Reggio Emilia, 1961), che fanno parte di un progetto inedito di oltre 40 immagini realizzato nell’isola caraibica, nato dalla collaborazione con lo scrittore Davide Barilli.

Mantua è una piccola città di frontiera, a ovest della capitale L’Avana, che, secondo quanto racconta una leggenda, venne fondata da un gruppo di naviganti italiani – molti sono i cognomi, per lo più genovesi, fra gli abitanti del paese – naufraghi di un brigantino dal nome ‘Mantua’.

Attorno a questo aneddoto, a metà tra il mito e la realtà, si è sviluppato il racconto fotografico di Paolo Simonazzi che ha affrontato l’olvido, ovvero quel sentimento della dimenticanza, fatto di simboli, piccoli totem intimi, interni di case, manifesti, edifici abbandonati, che conservano icone e pitture murarie di un socialismo forse ancora romantico, inserite nel contesto storico attuale in cui Cuba, finito l’embargo economico, sarà costretta ad aprirsi e, necessariamente, a cambiare.

Con i suoi scatti, Simonazzi fissa questo momento di sospensione, tra quello che la storia recente dell’isola ha già tramandato e quello che si deve ancora scrivere, in linea con la sua cifra stilistica che lo ha portato a documentare la poetica dei piccoli mondi, ovvero quella condizione dello spirito che si sperimenta solo vivendo in provincia, non importa se emiliana o cubana.

“Leonard Cohen – afferma lo stesso Simonazzi – sostiene che quando un autore compone una canzone, compone sempre quella canzone. In effetti anche a Mantua ho ritrovato atteggiamenti simili a luoghi distanti nello spazio, che avevo precedentemente fotografato. Ho scoperto i simboli che hanno caratterizzato la cultura e l’educazione di quel paese”.

Mantua, Cuba è un progetto organizzato da BAG GALLERY, un marchio che rappresenta l’impegno nel contemporaneo, in particolare nel mondo della fotografia. Dopo l’anteprima parmigiana, la mostra viaggerà a L’Avana, a novembre, in occasione della Settimana della Cultura Italiana a Cuba.

Accompagna l’esposizione un libro Greta edizioni con un racconto di Davide Barilli e un’introduzione di Andrea Tinterri in forma di intervista con Paolo Simonazzi

Note biografiche

Paolo Simonazzi (Reggio Emilia, 1961) divide la propria vita tra l’attività di medico e quella di fotografo, a cui si dedica con passione.

Nel 2016 espone presso la Collezione Maramotti, all’interno dell’XI edizione del festival di Fotografia Europea, dedicato alla via Emilia. Il progetto che propone, So near, so far, è un’ originale rilettura dei suoi progetti principali che guardano alla propria terra d’origine con uno sguardo complice, affettuoso ed ironico al tempo stesso.

Nel 2015 presenta a Torino, in occasione di The Other Art Fair, Torino, il progetto inedito Icons of Liscio, afferente alle icone del ballo liscio in Emilia-Romagna. Nel 2015 espone a Rimini (Museo della Città) Cose ritrovate, mostra realizzata e presentata nel 2014 per la IX edizione di Fotografia Europea: un viaggio visionario ispirato ai testi letterari di Ermanno Cavazzoni e di Raffaello Baldini (cat. Marsilio, 2014). Il progetto Bell’Italia (cat. Silvana Editoriale, 2014), presentato in anteprima a Fotografia Europea 2011, è successivamente approdato a Sydney, Melbourne (2012) e Tokyo (2014). Dal 2006 al 2010 si è dedicato a Mondo Piccolo, un lavoro alla riscoperta delle terre care a Guareschi, luoghi dell’anima più che della geografia (cat. Umberto Allemandi, 2010), con tappe in varie città italiane. Tra la Via Emilia e il West (cat. Baldini Castoldi Dalai, 2007) è il titolo della mostra esposta a Villa delle Rose – MAMbo, Bologna (2007), e a seguire in altre sedi italiane e straniere tra cui New York e San Francisco. Nel 2006 si è avvicinato al tema del disagio sociale con il progetto La casa degli angeli, presentata alla I edizione di Fotografia Europea e successivamente alla VI edizione di FotoGrafia – Festival Internazionale di Roma (2007). Circo Bidone, uno dei suoi primi progetti fotografici, racconta di un piccolo circo sopravvissuto all’epoca della multimedialità e degli effetti speciali (cat. Zoolibri, 2003, con prefazione di Moni Ovadia).

 

Davide Barilli, nato a Parma nel 1959, ha pubblicato numerosi romanzi e raccolte di racconti. Diversi suoi libri sono ambientati a Cuba, come Le cere di Baracoa (Mursia, 2009), La nascita del Che (Aragno, 2014) e Carte d’Avana (Fedelo’s, 2010), rispettivamente secondi ai premi Fabriano (2010) e Chiara (2014) e vincitore del premio  Microeditoria per la narrativa (Chiari, 2011). Assiduo frequentatore dell’isola caraibica,  ha presentato i suoi libri e tenuto conferenze alla Feria internazionale del libro, Uneac (Unione scrittori e artisti cubani), Flex (Università di lingue straniere), Fondazione Guillen, biblioteca Villena, Casa Garibaldi, ex Union latina, sede della sezione avanera della Dante Alighieri, partecipando a numerose edizioni della Settimana della Lingua italiana. Recentemente ha curato l’antologia Gli amanti del secondo piano che raccoglie racconti di alcuni fra i più importanti narratori cubani di oggi come Alberto Guerra, Marcial Gala e Emerio Medina. Da oltre 25 anni lavora come giornalista  nella redazione della Gazzetta di Parma, occupandosi di cronache e della pagina culturale.


Informazioni:

BAG GALLERY PARMA

Borgo Ronchini 3

43121 Parma

T +39 338.1404626

bag.gallery.parma@gmail.com

www.bag-gallery.com

The Mind’s Eye – Henri Cartier-Bresson

di Alessandro Curti


L’occhio del secolo arriva a Napoli, al Palazzo delle Arti. Un’ottima occasione per rivivere e ammirare i capolavori di uno dei più grandi fotografi della storia; dal surrealismo alla guerra Fredda, dalla guerra Civile Spagnola al secondo grande conflitto Mondiale, Henri Cartier-Bresson è sempre stato presente con la sua macchina fotografica, documentando gli eventi più importanti della storia recente con lucidità e consapevolezza. In mostra 54 opere tra le più significative della storia professionale de padre di Magnum.hcb

Info:
Indirizzo: PAN – Palazzo delle Arti di Napoli – Via dei mille 60, Napoli
Ingresso: 5€
Tel: 08.17.95.86.04
E-mail: pan@comune.napoli.it
Web: www.palazzoartinapoli.net

fino al 28 luglio

Roberto Polillo in mostra alla Fondazione Stelline di Milano

“VISIONS OF VENICE”, A MILANO LA VENEZIA PITTORICA E FANTASMAGORICA DI ROBERTO POLILLO

Alla Fondazione Stelline Roberto Polillo, conosciuto dal grande pubblico per i suoi ritratti fotografici di musicisti jazz realizzati negli anni ’60, mette in mostra “Visions of Venice”, primo capitolo di “Impressions of the World”, il suo decennale progetto, tutto realizzato con tecnica ICM – Intentional Camera Movement, che ha per obiettivo di catturare il Genius Loci di città e paesi del mondo. Esposta in anteprima ai Tre Oci di Venezia, curata da Alessandro Luigi Perna e introdotta da un testo di Denis Curti, tratta dall’omonimo volume edito da Skira in distribuzione internazionale, la mostra è arricchita da citazioni su Venezia scelte dalle opere di scrittori famosi. A ispirare l’universo estetico e culturale di Polillo è la fotografia pittorialista, le opere orientaliste dei pittori viaggiatori dell’800 e poi i grandi movimenti artistici della pittura moderna e contemporanea.4_53C5637-S

È in esposizione dal 13 ottobre al 13 novembre 2016 alla Fondazione Stelline di Milano la mostra fotografica “Visions of Venice”, primo capitolo di “Impressions of the World”, il decennale progetto di Roberto Polillo ispirato ai pittori viaggiatori dell’800 che ha per obiettivo la ricerca del Genius Loci di città e paesi del mondo.
Un’avventura artistica e spirituale che finora lo ha portato in Marocco, India, Sud Est Asiatico, America Centrale, New Mexico, Miami, Islanda e Italia.
Tratta dal libro omonimo edito da Skira, presentata in anteprima ai Tre Oci di Venezia lo scorso inverno, la mostra è curata da Alessandro Luigi Perna ed è introdotta da un testo di Denis Curti. A comporre l’esposizione circa 75 immagini (dal piccolo al grandissimo formato) e una serie di citazioni dedicate a Venezia scelte dalle opere di alcuni degli scrittori più famosi che hanno parlato della città.15_53C6205-S

Il progetto “Impressions of the World” è tutto realizzato in ICM – Intentional Camera Movement, una tecnica di ripresa ancora poco conosciuta ma di grandi potenzialità artistiche che impone di realizzare le immagini tenendo tempi di ripresa lunghi e muovendo la macchina fotografica durante lo scatto. Il perfezionamento
delle immagini avviene poi in postproduzione, fase di elaborazione fondamentale perché permette di declinarle secondo la cifra stilistica di ciascun autore.26_53C3750-S

A ispirare culturalmente ed esteticamente Roberto Polillo è la fotografia pittorica delle origini, la pittura orientalista dell’800 e poi i grandi movimenti artistici della pittura moderna e contemporanea rappresentati da autori come Delacroix, Matisse, Renoir, Van Gogh, Turner, De Chirico. Ma per quanti riferimenti ci siano nelle sue immagini alle loro opere, Roberto Polillo riesce a creare per sé e per il suo pubblico un suggestivo universo artistico ed estetico del tutto originale e autonomo.

Il fotografo si pone davanti a Venezia come i viaggiatori del passato, cercando di astrarsi dai tempi moderni in cui viviamo. Immagina infatti di rivivere tutta la meraviglia di coloro che per la prima volta giungevano in questa città dalle architetture visionarie e fantasmagoriche, con gli edifici, affacciati a precipizio sull’acqua, che sembrano avere fondamenta liquide anziché solide, con canali al posto delle strade e barche invece che carrozze, e con vicoli che sembrano nascondere un misterioso e magico segreto dietro ogni angolo.
La Venezia di Polillo, esplorata in differenti momenti della giornata e nelle diverse stagioni dell’anno, è carica di colori e umori mutevoli. Come fosse in grado di esprimere tutto l’arco dei sentimenti umani attraverso le sue luci, le sue ombre, le sue sfumature cromatiche. A volte è una città luminosa, solare, ottimista. Altre è invece cupa, misteriosa, gotica e avventurosa. Altre ancora è intimista, malinconica, desolata.37_53C5813LimEd-S1 (2000x1333)

Roberto Polillo, senza mai accontentarsi, con il suo sguardo profondo, va a caccia delle molteplici anime di Venezia e ce le mostra in forma di potenti suggestioni pittoriche che mettono a nudo una città che sembra perduta, anzi sospesa, in eterno nel tempo.


Note biografiche

Milanese, classe 1946, Roberto Polillo vive a Milano e a Roma. Fin da giovane si è occupato di fotografia e musica. Negli anni ’60 ha fotografato, per la rivista Musica Jazz, oltre un centinaio di concerti, realizzando così una galleria molto completa di ritratti dei più noti musicisti dell’epoca. Le sue immagini sono state esposte in numerose mostre personali, e utilizzate in riviste, libri, CD e magazine online. In particolare le sue foto sono regolarmente pubblicate sui mensili Musica Jazz e JazzIt.
Nel 2006 Roberto ha pubblicato il libro fotografico “Swing, Bop & Free”, edito dalla Marco Polillo Editore, che raccoglie i ritratti di oltre 100 fra i musicisti di jazz più importanti degli anni ’60. Polillo a partire dagli anni ’70 si è poi dedicato all’informatica, sia come imprenditore che come docente universitario. Da una decina d’anni ha ripreso a occuparsi attivamente di fotografia, svolgendo una ricerca personale nell’ambito della fotografia d’arte con tecnologie digitali.


Periodo espositivo:
13 ottobre / 13 novembre 2016

Sede espositiva:
Fondazione Stelline – Corso Magenta, 61 20123 Milano (Italia)

Mostra WILDLIFE Photographer of The Year | 1 ottobre – 4 dicembre 2016 | Fondazione Matalon

Wildlife Photographer of The Year
Milano, Fondazione Luciana Matalon
1 ottobre – 4 dicembre 2016
www.radicediunopercento.it


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Dal 1 ottobre al 4 dicembre 2016, arriva a Milano la grande mostra Wildlife Photographer of the Year.

Un appuntamento ormai atteso dal pubblico grazie all’Associazione culturale Radicediunopercento, presieduta da Roberto Di Leo, che ogni anno porta nel capoluogo lombardo le immagini premiate al prestigioso concorso di fotografia naturalistica, nato nel 1965 e indetto dal Natural History Museum di Londra.

Con il patrocinio del Comune di Milano, l’esposizione torna negli spazi della Fondazione Luciana Matalon in Foro Buonaparte 67, a due passi dal Castello Sforzesco.

Un luogo suggestivo, personalizzato dall’artista Luciana Matalon scomparsa nel 2015, e concepito come crocevia per occasioni di arricchimento culturale, ideale per accogliere le 100 immagini da tutto il mondo, premiate al concorso londinese alla fine dello scorso anno e arrivate in Italia grazie all’esclusiva concessa alla PAS EVENTS di Torino.Intestata

La competizione è giunta alla 51a edizione e non perde mai il suo fascino con i 42.000 scatti realizzati da fotografi professionisti e amatoriali, provenienti da 96 paesi, che sono stati selezionati da una giuria di esperti internazionali, in base alla creatività, al valore artistico e alla complessità tecnica.
L’esposizione regala un viaggio per immagini, le più straordinarie e uniche nell’immortalare il pianeta in tutte le sue forme in costante evoluzione; dai paesaggi incontaminati, al mondo animale, al regno botanico, le meraviglie della natura si presentano agli spettatori con scorci mai visti e punti di vista emozionanti, ma altresì con uno sguardo consapevole che diventa testimonianza visiva di un ambiente da salvaguardare e da preservare nella sua ricchezza e nella sua straordinaria diversità.

L’Associazione culturale Radicediunopercento proporrà, come di consueto, serate di approfondimento e presentazione di libri con rinomati fotografi di natura che si terranno di sabato alla Casa della Cultura (h 21): 8 ottobre incontro con Ugo Mellone, tra i vincitori e i finalisti presenti in mostra, 15 ottobre con Marco Urso, 19 novembre ospite Federico Veronesi e il 26 novembre incontro con Marco Colombo.

Preparatissimo naturalista e già vincitore del Wildlife Photographer of the Year nel 2011, Colombo sarà inoltre a disposizione per visite guidate alla mostra
presso la Fondazione Matalon, a partire da giovedì 6 ottobre e poi ogni venerdì, con eccezione di giovedì 3 novembre, dalle 19.30.

LA MOSTRA
L’esposizione presenta le immagini premiate nelle 20 categorie in gara, a partire dal massimo riconoscimento, il Wildlife Photographer of the Year, assegnato a A tale of two foxes di Don Gutoski (Canada) nella categoria Mammiferi. Uno scatto che ritrae una volpe rossa mentre trascina la carcassa di una volpe artica, nel Wapusk National Park in Canada.
Ruffs on display, foto di Ondřej Pelánek (Repubblica Ceca, sezione junior 11-14 anni) che mostra la lotta fra due uccelli maschi per l’accoppiamento e in difesa del territorio, è invece vincitrice assoluta del Young Wildlife Photographer of the Year.

Non mancano i talenti italiani in concorso e tra questi spiccano Ugo Mellone, vincitore nella categoria Invertebrati con la foto Butterfly in Crystal, mentre un altro suo scatto, The Tunnel of Spring, è stato selezionato come finalista nella categoria Terra. Sono inoltre risultati finalisti Vincenzo Mazza con la foto Battling the Storm (categoria Uccelli) e Hugo Wassermann con lo scatto Ice Design (categoria Impressioni).

Percorso espositivo
Oltre ai due massimi riconoscimenti Wildlife Photographer of the Year e Young Wildlife Photographer of the Year, il percorso espositivo illustra tutte le immagini vincitrici e finaliste nelle categorie Mammiferi, Uccelli, Anfibi e Rettili, Invertebrati, Piante, Sott’acqua, Terra, Dal cielo, Città, Dettagli, Impressioni, Bianco e Nero,
Premi Fotogiornalista di natura – singola foto e reportage, Premio Portfolio talento emergente (età 18-25 anni), Premio Portfolio (oltre i 26 anni), Premio TimeLapse (filmati, con riproduzione accelerata dei fotogrammi, che rivelano all’occhio umano processi di trasformazione altrimenti non percepibili), oltre alle sempre sorprendenti categorie dedicate ai giovani fotografi fino a 10 anni, da 11 a 14 anni e da 15 a 17 anni.
Le didascalie e i testi che accompagnano le immagini raccontano sia i requisiti tecnici della fotografia sia la storia e le emozioni che hanno motivato l’autore nella realizzazione dello scatto, insieme a dati di carattere scientifico sulle specie fotografate.

Una mostra family friendly
L’Associazione culturale Radicediunopercento propone la promozione family friendly, per agevolare la visita alle famiglie.
Con 2 genitori (o adulti) paganti si ha diritto alla gratuità per 2 bambini (fino a 12 anni) da loro accompagnati.

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