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Esposizione: multizona, spot e parziale

Esposizione

Impariamo a scegliere la modalità di misurazione più adatta al tipo di soggetto che andremo a fotografare, per ottenere un’esposizione sempre perfetta.

Il sistema esposimetrico della nostra fotocamera ha il compito di analizzare la scena inquadrata e di calcolare le impostazioni di apertura e tempo di posa  che si tradurranno poi in una corretta esposizione. La fotocamera presume che la luminosità media all’interno della scena sia quella di un grigio al 18% ed è tarata su questo valore. Tutte le modalità di misurazione si basano su questo presupposto, ma per ciascuna cambia il modo in cui la scena è analizzata. Ad esempio, la modalità multizona  suddivide l’inquadratura in aree più piccole, le legge individualmente e infine usa sofisticati algoritmi per determinare l’esposizione finale della scena. Le modalità “parziale ” e “spot ”, invece, tengono conto solo di un’area molto piccola (di solito tra il 3% e il 9% della scena ) al centro dell’inquadratura.

La possibilità di effettuare la lettura in maniera differente consente al fotografo di procedere con misurazioni della luce più precise, a seconda della scena. Assicuriamoci, tuttavia, che la modalità scelta sia davvero quella adatta al soggetto che stiamo per fotografare. Ad esempio, un paesaggio con un brillante cielo blu, della lussureggiante erba verde e un albero ombroso richiederà la modalità multizona invece dell’opzione spot, perché se misurassimo la luce solo sull’albero scuro, la fotocamera penserebbe che stiamo effettuando la misura su un tono medio e sovraesporrebbe. Con la misurazione multizona, la fotocamera tiene conto delle variazioni di luminosità di ogni zona – il cielo, l’erba e gli alberi – e si basa su quelle per calcolare un’esposizione complessivamente più accurata.

Modalità multizona

I sistemi di misurazione multizona sono molto affidabili e garantiscono una corretta esposizione nella maggior parte delle situazioni. La modalità multizona è la più sofisticata tra tutte quelle disponibili. Funziona suddividendo l’intera inquadratura in più aree e procedendo con letture individuali effettuate su ogni zona. Con le informazioni ricavate dalle letture e confrontando i dati con un archivio interno di immagini, la fotocamera effettua una serie di complessi calcoli che permettono di stabilire l’esposizione finale.

Modalità spot e parziale

Ideali per situazioni in cui si desidera effettuare una lettura in una zona specifica dell’inquadratura, le modalità spot e parziale devono essere usate con cautela perché lavorano misurando la luce solo all’interno di una piccola area, generalmente al centro dell’inquadratura. La modalità spot di solito effettua la lettura esattamente sul 3% dell’inquadratura, mentre la modalità parziale non è così precisa: l’area presa in considerazione è pari circa al 9% della scena. Per ottenere una corretta esposizione quando si utilizzano questi schemi, l’area di misurazione deve essere posizionata su un tono medio, altrimenti si corre il rischio che la scena sia sovra o sottoesposta. Questo tono medio non deve essere necessariamente grigio – potrebbe essere di qualsiasi altro colore, come l’erba verde o un muro marrone.

Hospitalia di Elena Franco in mostra ad Arles

©Elena Franco la Chassagne in Camargue

HOSPITALIA

fotografie di ELENA FRANCO

a cura di GIGLIOLA FOSCHI

dal 20 aprile al 1° maggio 2017


Dedicato agli antichi ospedali europei, il progetto fotografico Hospitalia – dopo essere stato esposto in Italia nelle principali città toccate dall’indagine di Elena Franco – sarà presentato in Francia, ad Arles, con una proiezione al Museo della Camargue e una mostra presso l’Espace Van Gogh, ex Hôtel-Dieu-Saint-Esprit: quell’antico ospedale di Arles, costruito nel XVI secolo,  dove poi venne ricoverato Vincent van Gogh, che lo rappresentò più volte nei suoi quadri.


©Elena Franco Hospitalia, Salone Dugentesco
Ex Ospedale di S. Andrea in Vercelli, 2014

La ricerca di Elena Franco intende ridare voce alla memoria e alla storia urbanistica, architettonica e sociale degli antichi luoghi d’accoglienza e di cura, che vennero costruiti nei principali centri europei dal Medioevo all’Ottocento, per essere poi spesso dismessi e riconvertiti a nuove destinazioni d’uso dal Novecento a oggi. Progettati dai più importanti architetti dell’epoca e simbolo del prestigio di una città, tali ospedali testimoniano come nel passato esistesse un’unità inscindibile tra spirito di carità, senso civico, architettura e medicina.


©Elena Franco
la Chassagne in Camargue

La mostra, nella prima sezione,  propone nuove chiavi di lettura del patrimonio ospedaliero in Europa, protese a evidenziare lo spirito di accoglienza e i meccanismi di solidarietà di un tempo, ma anche a suggerire riflessioni utili alla costruzione delle comunità del futuro e a consapevoli percorsi di valorizzazione. Nella seconda sezione si concentra sulle città gemellate di Vercelli ed Arles e sui possedimenti agricoli che i loro enti ospedalieri avevano ricevuto grazie a lasciti e donazioni.  Tale ricerca, frutto di  attente consultazioni degli archivi ospedalieri, offre così la possibilità di scoprire e leggere il territorio della Camargue da un nuovo punto di vista. Le sue immagini, infatti, ci  accompagnano in un viaggio tra gli antichi mas (masserie), un tempo  di proprietà dell’Hôtel-Dieu, che punteggiano la brughiera, i pascoli e i campi di riso attorno ad Arles e nel Parco della Camargue.



Biografia
Elena Franco è architetto e fotografa.
La sua principale ricerca fotografica, che indaga gli antichi ospedali europei e i relativi patrimoni documentali e immobiliari, in corso dal 2012, dopo essere stata esposta e presentata in sedi istituzionali a Milano, Napoli, Vercelli, Losanna, Venezia, Firenze, accompagnata da convegni e workshop ispirati dal suo lavoro, è ora oggetto di pubblicazione. Il primo volume a riguardo, ”La rinascita dell’ex ospedale di Sant’Andrea a Vercelli”, è stato edito, nel febbraio 2016, da Silvana Editoriale. Parte della ricerca è entrata a far parte dell’Archivio del Fondo Malerba per la Fotografia e di collezioni private in Italia e all’Estero. Ha vinto il Premio Mediterraneo Fotografia a Venezia nel 2015 ed è risultata tra le opere finaliste al Combat Prize 2016 a Livorno. E’ stata tra le opere selezionate per il Premio Streamers 2016.
Spesso i suoi progetti fotografici hanno come soggetto edifici, come nel caso di “Cauti racconti immaginari”, progetto su Palazzo Toni a Gozzano (NO), e città, come nel caso di “Venezia fragile”. Collabora con “Il Giornale dell’Architettura” ed è autrice di articoli e saggi sul tema della rivitalizzazione urbana e territoriale. E’, inoltre, direttore artistico della Fondazione Arte Nova, per la valorizzazione della cultura del Primo Novecento.
Ha partecipato alle edizioni 2014 e 2016 della Fiera MIA e ad Arte Fiera 2017 a Bologna, con la galleria Made4Art.
Le sue opere sono, inoltre, rappresentate da ArtPhotò a Torino e da Studio Cenacchi Arte Contemporanea a Bologna.


Info:

ESPACE VAN GOGH Place Félix Rey, 13200 Arles, Francia
MUSEO DELLA CAMARGUE Mas du Pont de Rousty, 13200 Arles

info@elenafranco.it
www.elenafranco.it


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Pietro Donzelli: Terra senz’ombra. Il Delta del Po negli anni Cinquanta in mostra a Rovigo

Pietro Donzelli, Il traghetto di Forti per L' isola Camerini, 1953 Delta del Po - Terra senz'ombra © Renate Siebenhaar, Estate Pietro Donzelli, Frankfurt a. M.

PIETRO DONZELLI
Terra senz’ombra. Il Delta del Po negli anni Cinquanta
Rovigo, Palazzo Roverella
fino al 2 luglio 2017



Mostra a cura di Roberta Valtorta

Promossa dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo, con la collaborazione del Comune di Rovigo e dell’Accademia dei Concordi.


Pietro Donzelli, Il traghetto di Forti per L’ isola Camerini, 1953
Delta del Po – Terra senz’ombra
© Renate Siebenhaar, Estate Pietro Donzelli, Frankfurt a. M.

Pietro Donzelli. Terra senz’ombra. Il Delta del Po negli anni Cinquanta è il titolo della importante mostra che, per iniziativa della Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo, Palazzo Roverella propone fino al 2 luglio, a cura di Roberta Valtorta.
Piero Donzelli (Monte Carlo, 1915 – Milano, 1998) ha testimoniato l’Italia dal dopoguerra agli anni sessanta, il passaggio dalla società rurale e preindustriale alla società dei consumi. Fotografo, ricercatore, collaboratore di riviste specializzate e curatore di mostre, Donzelli è stato una figura determinante per la diffusione della cultura fotografica nel nostro Paese. È grazie alla sua instancabile attività che sono state presentate in Italia, per la prima volta, opere di Dorothea Lange, di Alfred Stieglitz, dei fotografi della Farm Security Administration.


Giorno di festa, 1954.
Delta del Po – Terra senz’ombra
© Renate Siebenhaar, Estate Pietro Donzelli, Frankfurt a. M.

A partire dal 1948 è stato tra i fondatori e gli animatori della rivista “Fotografia” e dal 1957 al 1963 è stato redattore e poi condirettore dell’edizione italiana di “Popular Photography” e nel 1961 e 1963 ha curato, con Piero Racanicchi, due volumi di “Critica e Storia della Fotografia” che raccoglievano testi e materiali sui più importanti fotografi della storia. Nel 1950 è stato tra i fondatori dell’Unione Fotografica (Associazione Internazionale Manifestazioni Fotografiche), che aveva tra i suoi obiettivi quello di spostare l’attenzione sul realismo in fotografia, promuovere manifestazioni di livello internazionale e sostenere la fotografia italiana all’estero.


Cinema a Pila, 1954.
Delta del Po – Terra senz’ombra
© Renate Siebenhaar, Estate Pietro Donzelli, Frankfurt a. M.

Le sue serie fotografiche affrontano il rapporto tra l’uomo e l’ambiente in cui vive. Ha lavorato su Milano, Napoli, la Calabria, la Sicilia, la Sardegna, il paesaggio toscano (serie Crete senesi) ma soprattutto, dal 1953 al 1960 sul Delta del Po e le terre del Polesine, alle quali ha dedicato una grande e importante ricerca dal titolo Terra senz’ombra.
Questa mostra presenta per la prima volta più di cento fotografie di questa serie, molte delle quali assolutamente inedite.


Valle Pega, venditrice ambulante, 1954.
Delta del Po – Terra senz’ombra
© Renate Siebenhaar, Estate Pietro Donzelli, Frankfurt a. M.

In mostra anche importanti materiali di documentazione del progetto, scritti di Donzelli, composizioni di fotografie di Donzelli con rime di Gino Piva, geniale poeta polesano.
Il Delta del Po è un luogo-mito della cultura italiana ed è stato rappresentato in molte opere cinematografiche (Antonioni, Visconti, De Santis, Rossellini, Soldati, Vancini, Renzi, Comencini) e letterarie (Bacchelli, Guareschi, Govoni, Zavattini, Cibotto, Piva, e più di recente Celati o Rumiz).


Caffè a Rosolina, 1954.
Delta del Po – Terra senz’ombra
© Renate Siebenhaar, Estate Pietro Donzelli, Frankfurt a. M.

L’opera fotografica che Donzelli, grande narratore, ha dedicato al paesaggio di pianura, al fiume, nei momenti di calma e delle rotte che tanto hanno devastato territori e uomini, al mare, al lavoro dei pescatori e dei contadini, ai momenti di svago, è un vero e proprio affresco umano e ambientale. La serie Terra senz’ombra è considerata una dei pilastri della storia della fotografia italiana, e uno dei più precoci e coerenti esempi di fotografia documentaria, in cui Donzelli dimostra la sua capacità di raccontare la vera realtà umana e ambientale, tra la topografia e la sociologia.


Il Po di Tolle, 1954.
Delta del Po – Terra senz’ombra
© Renate Siebenhaar, Estate Pietro Donzelli, Frankfurt a. M.

II catalogo, 208 pagine, pubblicato da Silvana editoriale, a cura di Roberta Valtorta e Renate Siebenhaar, presenta circa 120 immagini, un saggio storico-critico di Roberta Valtorta, un’ampia antologia di scritti che storici e critici hanno dedicato a Terra senz’ombra dagli anni Cinquanta a oggi.


Mostra promossa da:
Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo
In collaborazione con Comune di Rovigo
Accademia dei Concordi

Info:

Palazzo Roverelli, Via Giuseppe Laurenti, 8, 45100 Rovigo RO

www.palazzoroverella.com

www.studioesseci.net

info@palazzoroverella.com

Eataly ospiterà a Roma Scarcity-Waste – Syngenta Photography Award

Pulling of the well, Tharpakar, Pakistan, 2013.

10 gennaio – 9 febbraio 2017, Eataly Roma Ostiense

Le contraddizioni di un pianeta malato di spreco nelle immagini del premio fotografico internazionale Syngenta


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Da martedì 10 gennaio 2017Eataly Roma Ostiense ospiterà la mostra Scarcity-Waste  Syngenta Photography Award, esposizione itinerante che racconta la drammatica contrapposizione tra scarsità e spreco di risorse naturali attraverso le immagini premiate all’edizione 2015 del prestigioso concorso internazionale di fotografia promosso da Syngenta.

Scarcity-Waste – Syngenta Photography Award torna in Italia dopo essere stata esposta a Milano (Piazza Gae Aulenti) durante il semestre di EXPO 2015 e a Cremona nel Museo Civico Ala Ponzone.

La mostra fotografica, che sosterà a Roma sino a giovedì 9 febbraio 2017 con accesso gratuito, sbarca nella Capitale in una collocazione particolarmente significativa: il grande centro enogastromico Eataly di Roma Ostiense, tempio della valorizzazione delle eccellenze agroalimentari made in Italy e  della cultura enogastronomica nazionale.


Pulling of the well, Tharpakar, Pakistan, 2013.
Mustafah Abdulaziz – Pulling of the well, Tharpakar, Pakistan, 2013. Courtesy the artist and Syngenta Photography Award

Si tratta di un’associazione forte e del tutto pertinente, dato che il percorso espositivo di Scarcity-Waste – Syngenta Photography Award è una riflessione per immagini sul tema, attualissimo, dello spreco delle risorse planetarie, con tutto ciò che comporterà sulla disponibilità futura di acqua e cibo e sulle nostre abitudini alimentari. Entro il 2050, infatti, la domanda di cibo è destinata a raddoppiare. Ogni anno, tuttavia, circa 1/3 dell’intera produzione alimentare viene sprecato e ogni secondo si perdono superfici coltivabili delle dimensioni di un campo di calcio a causa dell’erosione del suolo e dell’urbanizzazione.

La mostra affronta la tematica attraverso la forza evocativa delle immagini selezionate dalla giuria del Syngenta Photography Award, premio organizzato annualmente da Syngentaper promuovere il dialogo e creare consapevolezza sulle sfide che il pianeta deve gestire. L’allestimento presenta la rosa dei progetti fotografici migliori tra quelli presentati da oltre 2.000 fotografi professionisti e amatoriali di tutto il mondo, tra cui il primo premio 2015 nella categoria professionisti, assegnato al documentarista Mustafah Abdulaziz per la serie “Water”, e la foto “Shijazhuang AQI 360, 2014” del tedesco Benedikt Partenheimer, vincitrice nella categoria amatoriale.

La presenza della mostra a Eataly Roma Ostiense testimonia l’attenzione e la vicinanza della nostra azienda, interamente dedicata all’agricoltura, alla tematica della disponibilità di cibo di qualità e in abbondanza per le generazioni a venire” – spiega Luigi RadaelliAmministratore Delegato di Syngenta Italia. “Si tratta di un argomento che interroga e chiama in causa anche la filiera delle produzioni agroalimentari italiane di eccellenza, di cui Eataly è un’espressione autorevole e di successo.”


INFORMAZIONI SULL’ESPOSIZIONE
Date: 10 gennaio – 9 febbraio 2017
Indirizzo: Eataly Roma Ostiense – Piazzale 12 Ottobre 1492, 00154 Roma
Orari di apertura: tutti i giorni da lunedì a domenica 9 – 00

 

COLORS di Paolo Gotti in mostra a Bologna | dal 16 dicembre al 31 gennaio 2017

Colors. Una mostra di Paolo Gotti
16 dicembre 2016 – 31 gennaio 2017
Corte Isolani, Bologna

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Venerdì 16 dicembre 2016 alle ore 19,00 inaugura la mostra Colors del fotografo bolognese Paolo Gotti, che occuperà diversi spazi lungo il passaggio coperto di Corte Isolani a Bologna fino al 31 gennaio 2017.

Il fenomeno della percezione del colore è stato molto studiato sia dalla scienza che dall’arte, la quale in particolare ha spesso attribuito significati trascendentali, quasi metafisici, alle sue infinite tonalità.

Nel corso dei secoli, per prima la pittura e in seguito la fotografia hanno scandagliato tutte le potenzialità della luce riflessa per descrivere sensazioni e stati d’animo.

Paolo Gotti raccoglie l’eredità di questa ricerca scegliendo di mettere in mostra le fotografie che compongono la mostra Colors, dove il colore svolge il ruolo del protagonista. E lo fa rendendo omaggio all’arte del passato, tendendo un filo sottile ma significativo tra fotografia e pittura. È così che, attraverso le parole stesse degli artisti, le tante sfumature dell’oceano rimandano alla connessione tra luce e pittura secondo Hans Hoffmann, e la fotografia della facciata di una casa si riallaccia al desiderio di Edward Hopper di dipingerne l’effetto luminoso; e ancora un albero tra realtà e finzione riflette l’ispirazione che Vincent Van Gogh traeva dalle cromie della natura, o un campo di fiori è associato alla ricerca della gioia nei quadri di Pierre-Auguste Renoir. Molti altri sono gli artisti presi in esame da Paolo Gotti, di ognuno dei quali il fotografo bolognese ritrova una traccia “a posteriori” nelle proprie opere fotografiche, anche se l’intero progetto si può riassumere nell’opinione di Pablo Picasso, per il quale “tutto ciò che puoi immaginare è reale”.


Paolo Gotti nasce a Bologna e si laurea in architettura a Firenze, dove frequenta il Centro di studi tecnico cinematografici. Nel 1974 sceglie l’Africa come meta del suo primo grande viaggio. In seguito a questa avventura che lo segna profondamente, si dedica sempre più al reportage, visitando oltre 70 paesi nei cinque continenti. Ancora oggi gira il mondo per immortalare persone, paesaggi e situazioni che archivia accuratamente in un gigantesco atlante visivo che conta oggi oltre 10.000 immagini, da cui nascono i calendari tematici che realizza da circa vent’anni.


COLORS. Una mostra di Paolo Gotti a Corte Isolani
16 dicembre 2016 – 31 gennaio 2017
Corte Isolani – Bologna

Il World Press Photo al Forte di Bard | 7 dicembre 2016 – 8 gennaio 2017

© Warren Richardson - Hope for a new life

IL WORLD PRESS PHOTO AL FORTE DI BARD
Oltre 140 immagini sensazionali e 12 video raccontano la storia del nostro tempo con gli occhi e gli scatti dei 41 fotografi premiati
E una sezione speciale presenta le 56 foto vincitrici delle passate edizioni


© Warren Richardson - Hope for a new life
© Warren Richardson – Hope for a new life

Con oltre 140 foto e una consolle con i 12 video vincitori del multimedia contest, nuova categoria del concorso, il Forte di Bard presenta la 59esima edizione del World Press Photo, immagini straordinarie del più importante riconoscimento internazionale di fotogiornalismo che, per un anno, hanno documentato e illustrato gli avvenimenti del nostro tempo sui giornali di tutto il mondo.  Dal 7 dicembre 2016 all’8 gennaio 2017, l’esposizione offre un’occasione unica per scorrere, attraverso gli occhi dei più grandi fotoreporter di oggi, gli scatti più sensazionali che raccontano, denunciano, enfatizzano e racchiudono in una cornice la nostra storia. Il pubblico del Forte di Bard, inoltre, potrà ammirare una sezione speciale della mostra, un’installazione video con le 56 foto vincitrici delle precedenti edizioni del premio.


Per questa edizione la giuria del prestigioso concorso ha esaminato 82.851 immagini pubblicate sui giornali e proposte da 5.775 fotografi di 128 diversi Paesi. Premiati 41 fotografi provenienti da 21 nazionalità: Australia, Austria, Brasile, Canada, Cina, Francia, Germania, Iran, Italia, Giappone, Messico, Portogallo, Russia, Slovenia, Sud Africa, Spagna, Svezia, Svizzera, Siria, Turchia e Stati Uniti. Tra i 41 fotografi premiati nelle otto categorie del concorso (spot news, notizie generali, attualità, vita quotidiana, ritratti, natura, sport e progetti a lungo termine), due gli italiani: Francesco Zizola (categoria: attualità, secondo premio) e Dario Mitidieri (categoria: ritratti, terzo premio).


In mostra al Forte di Bard anche la Foto dell’anno 2015 “Hope for a new life” (Speranza di una nuova vita), dell’australiano Warren Richardson, scattata nella notte del 28 agosto che ritrae un uomo mentre aiuta a far passare un bambino attraverso il filo spinato sul confine serbo-ungherese a Röszke. L’immagine ha vinto anche il primo premio per la categoria spot news. «Ero accampato con i rifugiati da cinque giorni – racconta Warren Richardson -, quando una sera arriva un gruppo di circa 200 persone, si posizionano sotto gli alberi lungo la linea di recinzione, e in silenzio,  cominciano a scavalcare il filo spinato, prima le donne e i bambini, poi i padri e gli uomini anziani. Il tutto sarà durato cinque ore, cinque ore passate a giocare al gatto e al topo con la polizia. Non ho utilizzato il flash perché altrimenti ci avrebbero visti. Ho scattato la foto usando il chiaro di luna».


A tal proposito Francis Kohn, presidente della giuria e direttore dell’agenzia France-Presse, ha dichiarato: «Fin dall’inizio abbiamo capito che questa foto era importante. Abbiamo pensato che avesse un tale potere per la sua semplicità, in particolare per il simbolo del filo spinato. Aveva la forza per trasmettere visivamente ciò che sta accadendo con i rifugiati. Ritengo che sia una foto molto classica, senza tempo. Ritrae una situazione, ma il modo in cui è stata fatta è classico nel senso più ampio della parola».

«L’immagine è oggi un linguaggio più che mai universale, che valica i confini, che comunica più di ogni altro mezzo espressivo e raggiunge in pochissimi attimi milioni e milioni di persone in ogni angolo del nostro pianeta – dichiara Gabriele Accornero, Consigliere Delegato del Forte di Bard -. Le sensazionali immagini del World Press Photo, ogni anno,  documentano in modo straordinario la storia recente attraverso scatti che ci fanno rivivere gli eventi cruciali del nostro tempo. Il modo più autorevole con cui il Forte di Bard rinnova l’appuntamento con la fotografia mondiale d’autore, confermando la collaborazione con la World Press Photo Foundation».


Nata nel 1955, la World Press Photo Foundation è un’istituzione internazionale indipendente per il fotogiornalismo senza fini di lucro con sede ad Amsterdam. Il sito ufficiale di World Press Photo www.worldpressphoto.org presenta i dettagli e una galleria di immagini di tutti i lavori premiati.
World Press Photo gode del sostegno della Lotteria Olandese dei Codici Postali ed è sponsorizzato da Canon.


World Press Photo
Forte di Bard. Valle d’Aosta
7 dicembre 2016 – 8 gennaio 2017

Info
Associazione Forte di Bard
Tel. + 39 0125833811 | info@fortedibard.it – www.fortedibard.it

Vivian Maier all’Arengario di Monza | 8 ottobre – 8 gennaio 2017

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Vivian Maier all’Arengario di Monza

VIVIAN MAIER. Nelle sue mani

L’esposizione presenta oltre 100 immagini dell’artista newyorkese, tra le maggiori esponenti della street photography


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Dall’8 ottobre 2016 all’8 gennaio 2017, l’Arengario di Monza ospita la mostra Vivian Maier. Nelle sue mani, curata da Anne Morin, promossa dal Comune di Monza, prodotta e organizzata da ViDi, in collaborazione con diChroma Chroma photography, John Maloof Collection, Howard Greenberg Gallery, New York, realizzata con la consulenza scientifica di Piero Pozzi.

Dopo il grande successo della rassegna dedicata a Robert Doisneau, l’Arengario si conferma come un importante contenitore consacrato alla fotografia e ai suoi maggiori protagonisti e si apre alle opere di una singolare e affascinante figura di artista, recentemente ritrovata e definita una delle massime esponenti della cosiddetta street photography.

Nata a New York da madre francese e padre austriaco, Vivian Maier (1926-2009)  trascorre la maggior parte della sua giovinezza in Francia, dove comincia a scattare le prime fotografie utilizzando una modesta Kodak Brownie. Nel 1951 torna a vivere negli Stati Uniti e inizia a lavorare come tata per diverse famiglie. Una professione che manterrà per tutta la vita e che, a causa dell’instabilità economica e abitativa, condizionerà alcune scelte importanti della sua produzione fotografica. Fotografa per vocazione, Vivian non esce mai di casa senza la macchina fotografica al collo e scatta compulsivamente con la sua Rolleiflex accumulando una quantità di rullini così numerosa da non riuscire a svilupparli tutti.

Tra la fine degli anni Novanta e i primi anni del nuovo millennio, cercando di sopravvivere, senza fissa dimora e in gravi difficoltà economiche, Vivian vede i suoi negativi andare all’asta a causa di un mancato pagamento alla compagnia dove li aveva immagazzinati. Parte del materiale viene acquistato nel 2007 da John Maloof, un agente immobiliare, che, affascinato da questa misteriosa fotografa, inizia a cercare i suoi lavori dando vita a un archivio di oltre 120.000 negativi. Un vero e proprio tesoro che ha permesso al grande pubblico di scoprire in seguito l’affascinante vicenda della ‘bambinaia-fotografa’.

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Self-Portrait, Undated © Vivian Maier/Maloof Collection, Courtesy Howard Greenberg Gallery, New York

La mostra nasce dal desiderio di rendere omaggio a questa straordinaria artista che mentre era in vita ha realizzato un numero impressionante di fotografie senza farle mai vedere a nessuno, come se volesse conservarle gelosamente per se stessa.

Attraverso un racconto per immagini composto da oltre cento fotografie – in maggior parte mai esposte prima in Italia – in bianco e nero e a colori, oltre che da pellicole super 8 mm, il percorso espositivo descrive Vivian Maier da vicino, lasciando che siano le opere stesse a sottolineare gli aspetti più intimi e personali della sua produzione.

Con uno spirito curioso e una particolare attenzione ai dettagli, Vivian ritrae le strade di New York e Chicago, i suoi abitanti, i bambini, gli animali, gli oggetti abbandonati, i graffiti, i giornali e tutto ciò che le scorre davanti agli occhi. Il suo lavoro mostra il bisogno di salvare la “realtà” delle cose trovate nei bidoni della spazzatura o buttate sul marciapiede. Pur lavorando nei quartieri borghesi, dai suoi scatti emerge un certo fascino verso ciò che è lasciato da parte, essere umano o no, e un’affinità emotiva nei confronti di chi lotta per rimanere a galla.

All’Arengario non mancano i celebri autoritratti in cui il suo sguardo severo riflette negli specchi, nelle vetrine e la sua lunga ombra invade l’obiettivo quasi come se volesse finalmente presentarsi al pubblico che non ha mai voluto o potuto incontrare.

L’esposizione offre quindi, la possibilità di scoprire una straordinaria fotografa che con le sue immagini profonde e mai banali racconta uno spaccato originale sulla vita americana della seconda metà del Ventesimo Secolo.

Per tutta la durata della mostra una serie di incontri ed eventi gratuiti, a cura di Piero Pozzi – fotografo e docente di fotografia presso il Politecnico di Milano, Facoltà del Design – permetteranno ai visitatori di approfondire l’opera di Vivian Maier e la storia della fotografia.

Luogo

Arengario di Monza, Piazza Roma – 20090 Monza

Date

8 ottobre 2016 – 8 gennaio 2017

A cura di

Anne Morin

Orari

Lunedì chiuso, Da martedì a venerdì: 10.00-13.00 / 14.00-19.00, Sabato, domenica e festivi: 10.00-20.00

Biglietti

Intero: 9,00 euro

Ridotto: 7,00 euro

Audioguide incluse nel prezzo

Scuole:5,00 euro

Informazioni

www.arengariomonzafoto.com

Tel. + 39 039 329541

Tel. +39 02 36638600

TOKYOITES di Eolo Perfido alla Leica Galerie Milano

© Eolo Perfido

Il 20 settembre 2016, alle ore 18.30, si inaugura alla Leica Galerie di Milano la mostra TOKYOITES di Eolo Perfido.


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I Tokyoites – come gli stranieri chiamano gli abitanti di Tokyo – danno l’impressione di andare sempre di fretta. Veloci come chi sa sempre dove andare, vivono le soste imposte da un semaforo o da uno spostamento in metro con gli occhi puntati sul loro smartphone.
Come racconta Perfido “La mia prima volta a Tokyo, da ragazzo, fu un viaggio senza macchina fotografica. Me ne innamorai. In bilico tra passato e futuro, tradizione e innovazione, Tokyo, da quella prima volta è sempre stata al centro delle mie curiosità intellettuali.
Credo che la mia attrazione per il Giappone sottenda in parte alle classiche leggi degli opposti che si attraggono, ed in parte alle meravigliose contaminazioni mediatiche che hanno caratterizzato la mia vita, ed in seguito la mia professione, a partire dagli anni 80 in poi.”


A Tokyo convivono persone, stili di vita, quartieri così diversi e in contrasto tra loro che diventa subito chiaro che non si tratta di una sola città ma di tante piccole città diverse, in continuo movimento, in continua mutazione.
L’occhio del Gaijin – parola giapponese che significa “persona esterna al Giappone” – aiuta però a riconoscere dei tratti talmente comuni a gran parte dei Tokyoites che il loro manifestarsi nei luoghi pubblici sono diventati lo spunto intorno al quale ho costruito il mio lavoro di fotografia di strada.
Capaci di isolarsi contro una parete per rispondere ad un messaggio o consultare una mappa, riescono a definire una convezione quasi materica di spazio personale. Il contrasto tra un’altissima densità di popolazione e l’isolamento di ogni singolo individuo è palpabile.
In una città come Tokyo quello che potrebbe sembrare un limite, diventa spesso una virtù, necessaria alla civile sopravvivenza. Non solo imposizione culturale ma adattamento che permette la convivenza armonica di oltre 16 milioni di persone.
Senza sosta i cittadini si spostano per le strade e le stazioni, ordinati e silenziosi, sincronizzati come in una danza, evitando di scontrarsi e di darsi disturbo nel contatto.


La vita nelle grandi metropoli mi ha insegnato che il senso di isolamento ha poco a che vedere con quante persone incrociamo nel nostro cammino o con cui dobbiamo per forza di cose relazionarci.


“Eppure nei miei ripetuti viaggi a Tokyo – prosegue Perfido – mi sono accorto di aver osservato una solitudine diversa, mai urlata, ma nascosta con pudore e che sembra assumere la connotazione di un delicato sentimento.
Ogni mia fotografia di strada nasce con l’ambizione di vivere di vita propria. Le storie o le astrazioni suggerite da quello che rimane intrappolato nell’inquadratura non aspirano ad influenzare il fotogramma successivo.
Ma quando ho riguardato le fotografie realizzate in questi anni non mi sono più sembrate tante piccole storie ma un racconto che non avevo cercato e che ora si manifestava accompagnato da moltissimi ricordi.
Di giorni passati con la mia fotocamera al collo tra migliaia di persone che, come in uno dei grandi attraversamenti pedonali di Tokyo, si sfioravano immerse nella solitudine dei loro confini personali.”


Eolo Perfido, francese di nascita (Cognac) e italiano di adozione, è un fotografo ritrattista rappresentato dalla prestigiosa agenzia fotografica Sudest57.
Leica Ambassador dal 2013, è uno degli Street Photographer italiani più conosciuti in patria e all’estero. La sua fotografia di strada lo ha visto documentare la quotidianità di alcune tra le più importanti città italiane e molte capitali straniere con particolare attenzione alle città di Roma, Milano e Tokyo.
La sua fotografia è stata fonte di ispirazione per alcune tra le più importanti agenzie di comunicazione del mondo tra le quali JWT, Saatchi & Saatchi, Leo Burnett, Young & Rubicam, BBDO, United 1861, Grey and Blossom Communication.
Tra i suoi clienti più importanti aziende come Pepsi Cola, Samsung,  Sony Music, Sky Television, Adidas, Opel, Kraft, Fondazione Milan, Bologna FootBall Club, Gatorade, Symantec, Breil, Oxydo, Medusa Cinema, Bionike, Debby, Enel, la Repubblica di San Marino, Istat.
I suoi progetti editoriali sono stati pubblicati sul New York Times Magazine, L’Espresso, Communication Arts, Panorama First, Vision China, Vogue Russia, GQ Russia e Computer Arts.
Le sue serie fotografiche sono state esposte in diverse gallerie private e musei tra le quali la Galleria Janete Costa di Recife in Brasile ed il museo Manege di San Pietroburgo.
Si occupa da molti anni di formazione fotografica ed ha alle spalle decine di workshops internazionali di ritratto, street photography e post produzione digitale, oltre che importanti collaborazioni con l’Associazione dei Fotografi Ritrattisti Tedeschi, l’Istituto Europeo di Design , la Scuola Romana di Fotografia, e la Rome University of Fine Arts.
Nel 2016 ha fondato Storm Studio, il primo collettivo italiano di post produzione digitale e 3D CGI (www.storm.studio)- Il portfolio di street photography di Eolo è online su :  http://www.walkingphotographer.net.


Tokyoites – Eolo Perfido
Leica Store Milano – Via Mengoni, 4
Dal 20 settembre 2016 al 5 novembre 2016
Orari: lun -sab 10.30-19.30 – domenica chiuso
Ingresso gratuito

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La mostra di Steve McCurry alla Reggia di Venaria prorogata fino al 16 ottobre

AFGHN-10260, Nuristan, Afghanistan, 1979. CAPTION: Mujahideen Watch a Russian Convoy. Nuristan, Afghanistan,1979. Mujahideen fighters watch convoy, 1979"After this photograph was published in The New York Times (in a vertical format), McCurry's career took off. Its publication identified McCurry as a photographer with inside knowledge and contacts as the conflict between the Soviet Union and Afghan nationals expanded. The image also heralded the photographer's intense, poetic approach to telling stories with an economy of means, strategically employing composition, light, and space as narrative tools. Here, for instance, the story is more powerfully told without seeing the Russian convoy the Mujahadeen fighters are so intensely observing, leaving the threat of their presence in mist outside the frame." - Phaidon 55 Mujahideen observe a Russian convoy, Nuristan, Afghanistan, 1979. Pg 16,17, Untold: The Stories Behind the Photographs Magnum Photos, NYC21021, MCS1980002 W00052/00A Steve Mccurry_Book Untold_Book final print_Beetles and Huxley MAX PRINT SIZE: 40X60 retouched_Sonny Fabbri 10/13/2015

IL MONDO DI STEVE MCCURRY

Reggia di Venaria

1 aprile – 25 settembre 2016 – PROROGATA AL 16 ottobre

Citroniera delle Scuderie Juvarrianeimage001


Il mondo di STEVE MCCURRY alla Venaria prorogata fino al 16 ottobre

Grande successo di pubblico sta riscuotendo la mostra “Il mondo di STEVE MCCURRY” allestita presso la Citroniera delle Scuderie Juvarriane de La Venaria Reale con un’affluenza registrata a fine agosto di oltre 120.000 visitatori: un traguardo straordinario, un successo inaspettato, tanto da convincere gli organizzatori  a prorogare ulteriormente il periodo di esposizione.

Per iniziativa quindi del Consorzio La Venaria Reale e di Civita Mostre in collaborazione con SudEst 57, sino al prossimo 16 ottobre sarà possibile ammirare gli scatti di uno dei più grandi maestri della fotografia del nostro secolo, premiato diverse volte con il World Press Photo Awards, punto di riferimento con le sue foto che lasciano trasparire emozioni forti, paure, esperienze e dolori per un larghissimo pubblico, soprattutto di giovani.

Afghanistan, 1979, © Steve McCurry CAPTION: Mujahid Fighter.  Afghanistan, 1979. MAX PRINT SIZE: 40X60 Afghanistan, 1979. Pg. 21, Untold: The Stories Behind the Photographs Untold_book final print_Zurich retouched_Sonny Fabbri  3/2015 NN11433297, MCS1980002W13431
Afghanistan, 1979, © Steve McCurry
CAPTION: Mujahid Fighter. Afghanistan, 1979.
MAX PRINT SIZE: 40X60
Afghanistan, 1979. Pg. 21, Untold: The Stories Behind the Photographs
Untold_book
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retouched_Sonny Fabbri 3/2015
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In ogni scatto del grande maestro ritroviamo infatti un complesso universo di esperienze e molte delle sue immagini, a partire dal ritratto di Sharbat Gula, sono diventate delle vere e proprie icone, conosciute in tutto il mondo.

Allestita nell’imponente Citroniera delle Scuderie Juvarriane della Reggia di Venaria, grandioso complesso monumentale alle porte di Torino, Patrimonio dell’Umanità e capolavoro ai vertici dell’architettura barocca e del paesaggio europei, la mostra comprende le fotografie più famose della più che trentennale carriera professionale di Steve McCurry, ma anche alcuni dei suoi lavori più recenti e altre foto non ancora pubblicate nei suoi numerosi libri.

Sharbat Gula, Afghan Girl. Peshawar, Pakistan, 1984. © Steve McCurry
Sharbat Gula, Afghan Girl. Peshawar, Pakistan, 1984.
© Steve McCurry

Il percorso di visita si apre con una sezione inedita di foto in bianco e nero scattate tra il 1979 e il 1980 nel suo primo reportage in Afghanistan, dove era entrato insieme ai mujaheddin che combattevano contro l’invasione sovietica, attraversa i 40 suggestivi scatti realizzati da McCurry in Africa, America Latina e Asia nell’ambito di ¡TIERRA!, il principale progetto di sostenibilità realizzato da Lavazza e da lui sposato con grande passione e si conclude con alcune foto recenti, ovviamente a colori, scattate proprio in Afghanistan, incorniciando così il racconto di una lunga avventura dedicata alla fotografia.

Oltre 250 scatti che sarà possibile visitare eccezionalmente sino al 16 ottobre.

La mostra è organizzata dal Consorzio La Venaria Reale e da Civita Mostre, in collaborazione con SudEst57 e Lavazza.

“WOMEN: New Portraits”, i nuovi ritratti di Annie Leibovitz a Milano

“WOMEN: New Portraits”, i nuovi ritratti di Annie Leibovitz in arrivo a Milano

Commissionata da UBS, la mostra con i nuovi scatti della fotografa apre al pubblico il 9 settembre presso Fabbrica Orobia 15. Ingresso libero.unnamed


“WOMEN: New Portraits”, la mostra in cui si possono ammirare i nuovi scatti commissionati alla celebre fotografa Annie Leibovitz sarà inaugurata a Milano il 9 settembre 2016 presso gli spazi di Fabbrica Orobia 15, situata nella zona sud di Milano, e resterà in programma fino al 2 ottobre, come tappa di un tour globale che tocca 10 città.

Il nuovo lavoro della fotografa prosegue un progetto iniziato oltre quindici anni fa con «Women», una raccolta di ritratti pubblicata nel 1999 e tuttora molto popolare. Susan Sontag, che aveva collaborato alla realizzazione del primo progetto, l’aveva definita un «work in progress». «WOMEN: New Portraits» riflette i cambiamenti del ruolo della donna nella società contemporanea e, nel corso del prossimo anno, andrà a costituire un’unica opera composta da molteplici scatti.

 Misty Copeland, New York City, 2015 © Annie Leibovitz from WOMEN: New Portraits
Misty Copeland, New York City, 2015
© Annie Leibovitz from WOMEN: New Portraits

Annie Leibovitz ha dichiarato: “Quando ho proposto a UBS di proseguire il progetto WOMEN, non c’è stata alcuna esitazione. Facciamolo, è stata la risposta, e il supporto è stato straordinario su tutti i fronti. L’impresa è molto ambiziosa, il soggetto talmente vasto, è come andare in mare aperto e fotografare l’oceano.”

Fabio Innocenzi, Country Head del Gruppo UBS in Italia, ha affermato: “Collaborare con Annie alla realizzazione di un progetto che celebra donne incredibili, ciascuna ai massimi livelli nel proprio campo, è un’opportunità molto stimolante. Il tour si inserisce in una serie di iniziative volte a promuovere l’impegno nell’arte contemporanea, di cui da lungo tempo siamo portavoce. Ci auguriamo che i nuovi scatti commissionati e i programmi di accompagnamento rivolti al pubblico diano ispirazione e slancio a quante più persone possibile.”


www.ubs.come/annieleibovitz

Fabbrica Orobia 15
Via Orobia 15, 20139 Milano, Italia
9 settembre – 2 ottobre 2016
Dal Lunedì alla Domenica ore 10-18, Venerdìfino alle ore 20
Ingresso LIBERO
Fabbrica Orobia 15, costruita nel 1920, è uno spazio industriale storico, situato nella zona sud di Milano, vicino alla Fondazione Prada, in un’ area che sta rapidamente acquisendo un ruolo centrale per l’arte, la cultura e la moda.

Per la prima volta in Italia la mostra dei Sony World Photography Awards

• Dal 16 settembre al 16 ottobre 2016, Sony espone allo Spazio Tadini di Milano le fotografie vincitrici e finaliste del più grande concorso fotografico al mondo

• È la prima volta che la prestigiosa mostra promossa dalla World Photography Organisation arriva in Italia

• In esposizione, tra gli altri, i 3 italiani vincitori della categoria Professionisti, Marcello Bonfanti (Ritratto), Alberto Alicata (Fotografia in posa) e Francesco Amorosino (Natura Morta), il vincitore del National Award, Christian Massari e la vincitrice della categoria Panorama dello Youth Award, Anais Stupka.STD Sony World photography Award


“La Giuria ha apprezzato all’unanimità il lavoro del Fotografo dell’Anno e il modo in cui fa luce sulla tragica pratica che denuncia.”
Dominique Green, Presidente, Giuria Documentario

Per la prima volta in Italia la mostra del prestigioso Sony World Photography Awards, il più grande concorso fotografico al mondo. Sony porta a Milano, allo Spazio Tadini, la migliore selezione delle opere vincitrici e finaliste dell’edizione 2016 per offrire anche agli italiani amanti della fotografia la possibilità di vedere dal vivo questo campione dell’arte internazionale.

Con l’esposizione di una selezione dei lavori dei vincitori e finalisti delle diverse categorie, tra cui le opere di nove fotografi professionisti italiani, la mostra celebra le immagini più belle dell’edizione 2016 dei Sony World Photography Awards, scattate sia da fotografi professionisti sia da talenti emergenti.

Dal 16 settembre al 16 ottobre 2016 la mostra sarà allo Spazio Tadini di via Jommeli 24, punto di riferimento a Milano per il mondo della cultura, centro di eventi, concerti e mostre d’arte contemporanea, nato nel 2006 fra le mura di quello che fu lo studio di Emilio Tadini, uno dei più amati scrittori e pittori milanesi del Novecento. L’ingresso sarà gratuito per coloro che hanno la tessera dello Spazio, mentre chi non è in possesso potrà acquistare una tessera temporanea della durata di un mese al costo di 2€, per visitare la mostra anche più volte.

Saranno esposte opere di tutti i generi fotografici, dalla fotografia commerciale a quella di viaggio al fotogiornalismo, con una moltitudine di soggetti che spaziano dal ritratto allo sport all’architettura, ognuna selezionata fra le 230.000 fotografie inviate quest’anno da ben 186 Paesi. Lo scorso aprile la mostra dei Sony World Photography Awards 2016 è stata ospitata presso la Somerset House di Londra. Fino a oggi è stata presentata in India, Germania, Cina, Giappone, Australia, Francia, Russia e Stati Uniti.

Si ricorda che sono aperte le iscrizioni per i Sony World Photography Awards del 2017, giunti quest’anno alla loro decima edizione.

Approfondimenti su www.worldphoto.org.

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