Quando alziamo gli ISO oltre una certa soglia, inevitabilmente comincia ad apparire il rumore. Ecco come combatterlo!

11 Gennaio 2022 di Redazione Redazione

Quando alziamo gli ISO oltre una certa soglia, inevitabilmente comincia ad apparire il rumore. Ecco come combatterlo!

Che cosa si intende per rumore?

Alzare il livello ISO della nostra fotocamera non è certo un’operazione saltuaria, qualcosa che si fa solo di tanto in tanto e le cui conseguenze non meritano attenzione. Spesso siamo costretti a lavorare in condizioni di illuminazione ridotta. E quindi a tenere costantemente d’occhio la sensibilità della macchina.

Valori ISO alti e, di conseguenza, un segnale molto amplificato, portano inevitabilmente a un aumento del rumore. Ciò può finire con il compromettere la resa dello scatto. 

Oggi la qualità dei sensori e dei motori di elaborazione delle Canon EOS fa sì che il rumore cominci a essere percepibile nell’immagine solo a partire da ISO 1.600. Diventa però un fenomeno più problematico all’estremo superiore della gamma di sensibilità. Qui i dettagli possono arrivare a farsi indistinti – in particolare nel range “espanso”, da utilizzare solamente in caso di emergenza.

Per fortuna, ci sono tanti modi diversi per ridurre al minimo il rumore ad alti ISO e limitarne l’impatto distruttivo. Scopriamo quali…

Diversi tipi di rumore

Esistono due tipi di rumore digitale: quello di “luminanza” e quello di “crominanza”. Il primo si presenta sull’intera gamma tonale dell’immagine sotto forma di piccoli corpuscoli e può essere paragonato alla grana della pellicola (nelle foto in bianco e nero può altresì rappresenta una piacevole nota creativa).

Più fastidioso è certamente il rumore di crominanza che appare in forma di brutte macchie multicolori. Alzare il livello ISO aumenta entrambi i tipi di disturbo. La comparsa di banding orizzontale o verticale è uno degli effetti più sgradevoli. Si tratta di bande che deturpano la scena e possono risultare accentuate quando cerchiamo di schiarire uno scatto sottoesposto.

rumore

Anche le lunghe esposizioni possono creare rumore, che in questo caso è la conseguenza del surriscaldamento del sensore e si manifesta di solito con l’apparizione dei cosiddetti “hot pixel”, punti molto più luminosi degli altri.

ISO alti solo quando serve davvero!

Il rumore diventa sempre più evidente man mano che alziamo il livello ISO, ma questo non deve impedirci di scattare. Potremo sempre rendere meno visibile il disturbo già in macchina o in post-produzione. 

Aumentare gli ISO ci permette di accedere a tempi di posa più veloci e quindi di ottenere immagini più nitide in luce ridotta – sebbene oggi i sistemi di stabilizzazione di ottiche e corpi Canon rendano più semplice evitare il mosso anche a livelli di sensibilità più bassi.

Le fenomenali EOS R5 ed EOS R6, con la loro tecnologia di stabilizzazione “a spostamento di sensore”, arrivano a ben 8 stop di vantaggio. È la differenza che c’è tra ISO 100 e ISO 25.600! Neppure esse, però, possono congelare il movimento dei soggetti: per quello, servono sempre i tempi velocissimi resi possibili dai livelli ISO più alti.

È probabile che la nostra fotocamera sia in grado di produrre immagini pulite almeno fino a ISO 800 e livelli accettabili di rumore da ISO 800 a 3.200. Le cose dovrebbero complicarsi solo più in alto. Teniamo presente che di regola le EOS full-frame hanno prestazioni migliori ad alti ISO rispetto a quelle con sensori APS-C, perché i loro pixel sono concretamente più grandi.

In aggiunta ai valori ISO standard, quasi tutte le fotocamere offrono anche livelli “espansi”. Possono essere impostati manualmente via menu, ma – come detto – è facile che diano brutti risultati e non sono certo sensibilità con cui ci capiterà di lavorare tutti i giorni.

Meglio esporre bene già allo scatto

Oltre a scattare con il più basso livello ISO possibile, vale sempre la pena di centrare l’esposizione corretta già allo scatto. Infatti, se otteniamo un’immagine troppo buia e cerchiamo di schiarirla in fase di elaborazione, rischiamo seriamente di introdurre rumore di troppo.

Neanche il RAW è una rete di sicurezza sufficiente, in questo caso. È vero che possiamo estrarre una quantità sorprendente di dettaglio da un file CR2 o CR3, ma se dovesse scapparci la mano con i cursori inizieremo subito a notare più rumore nelle aree scure. O meglio, cominceremo a notarlo appena zoomeremo nell’immagine. Per valutare il vero impatto del rumore, infatti, è necessario visualizzare le immagini al 100% o più.

In RAW, è addirittura più conveniente sovraesporre leggermente allo scatto perché in questo modo cattureremo più dati fin da subito. Poi, in post-produzione, provvederemo a chiudere le ombre anziché ad aprirle.

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