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Nino Migliori: La forma dei sogni

Da Muri, anni ‘50
Da Muri, anni ‘50

Nino Migliori

Mentre  con sguardo realista racconta l’Italia del Dopoguerra, Nino Migliori è già proiettato nel mondo della sperimentazione, dove le idee e i sogni prendono forma e diventano una traccia da consegnare al futuro.

Alla fine della guerra Nino può finalmente alzare lo sguardo e ricominciare a osservare il mondo. Gira per Bologna, la sua città, senza il timore di dover scappare al suono di una sirena d’allarme. Incontra gente, altri giovani come lui ai quali quegli anni bui avevano negato la libertà e i desideri. Con la macchina fotografica ferma le loro espressioni, i convivi davanti ai bar o sotto la luce fioca di un lampione. Tra gli anni Cinquanta e Sessanta riprende la vita per strada, nelle campagne dell’Emilia e di altre realtà italiane con leggerezza e, talvolta, ironia, senza dimenticare l’urgenza dei bisogni e la complessità del momento storico. Le sue fotografie sono vicine alla visione neorealista e mostrano un Paese operoso e antico, che lenisce le ferite di guerra ancora fresche, mentre sogna la modernità. Nino è giovane e curioso, ama leggere, ascoltare musica, sperimentare, assaporare la vita in tutte le sue forme. Un giorno nella sua piccola camera oscura scopre su un foglio di carta fotografica di scarto un’ossidazione dovuta al gocciolamento di chimici di sviluppo e fissaggio. «Quell’immagine venuta fuori dal nulla, inesistente nella realtà e mai cercata, ha aperto un mondo di riflessioni su quello che poteva essere la fotografia», ricorda. La scoperta coincide con il suo interesse per l’arte informale, grazie anche all’amicizia con alcuni pittori vicini a questa corrente tra cui Emilio Vedova, Tancredi Parmeggiani e Vasco Bendini. Sono gli anni in cui al di là dell’oceano Ornette Coleman suona il free jazz e Jackson Pollock getta colate di vernice su grandi tele distese a terra. Migliori è attirato da questa emancipazione della forma e da una progettualità stringente perché permette all’artista di lasciare una traccia della propria immaginazione, e non più solo della realtà. Un’idea, questa, che lui coltiva per decenni anche nella ricerca sui muri, perché «(…) l’uomo davanti ai muri si disinibisce. Sia che adoperi una chiave per graffiare o (…) una bomboletta spray, libera il suo inconscio, la sua gestualità ed è se stesso», afferma.

Nino Migliori e la fotografia

Altrettanto fa lui in camera oscura, quando non sviluppa immagini riprese dal vero ma ne crea di proprie, rendendo visibili le sue idee e i suoi fantasmi, grazie alla creatività e all’artigianalità. In questo suo fare introduce il gesto, un elemento più vicino alla pittura che alla fotografia. Lavora off camera, ossia senza l’apparecchio fotografico, manipolando materiali e strumenti propri della fotografia. Realizza così idrogrammi, ossidazioni, pirogrammi, stenopeogrammi, lucigrammi, cellogrammi e cancellazioni, sfruttando la reazione chimica dei liquidi di sviluppo e fissaggio o di altre sostanze con i sali d’argento della carta fotografica. Inoltre brucia, graffia e incide la gelatina ancora umida delle pellicole oppure utilizza materiali trasparenti come il cellophane e, più tardi, il plexiglas direttamente sulla carta o nell’ingranditore, al posto dei negativi. Negli anni Ottanta realizza i fotobiografemi, collocando per una notte alcune carte fotografiche sul pavimento di una cantina “abitata” da parecchi scarafaggi. Su ogni insetto aveva fatto in modo che fosse attaccato un sottile filo di acciaio armonico con led di colori diversi. Al mattino ha sviluppato i fogli rivelando i percorsi degli scarafaggi. La ricerca di Migliori segue l’evoluzione dei linguaggi e delle tecnologie. Negli anni Settanta e Ottanta lavora sulle sequenze e sui fotogrammi ripresi “al televisore”. Inoltre indaga sulla cultura contemporanea e sul consumismo, a testimoniare la sua capacità da gioioso outsider di rinnovarsi continuamente. Per il puro piacere della scoperta e della libera espressione.

 

Nino Migliori e l’Italia del Neorealismo

Nino Migliori_Portatore di pane_1956_© Fondazione Nino Migliori.
Nino Migliori_Portatore di pane_1956_© Fondazione Nino Migliori.

L’Italia del Neorealismo

Grande innovatore e sperimentatore, pur se profondamente legato alle tecniche dei pionieri della fotografia, tra il 1953 e il 1957 Nino Migliori ha restituito attraverso immagini di forte impatto il volto dell’Italia che usciva dalla Seconda guerra mondiale. Alinari gli rende omaggio con un volume che ne testimonia la passione e il contributo dato alla storia della fotografia, grazie alle ricerche sulle possibilità di espressione del mezzo fotografico e alla capacità di essere un punto di incontro fra passato e presente. Allo stesso tempo, il volume è un omaggio all’Emilia e al Sud, all’Italia del secondo dopoguerra, quella del Neorealismo, degli anni difficili ma avvincenti della rinascita economica e culturale.

Nino Migliori. Un fotografo d’avanguardia nell’Italia del neorealismo
Curatore: E. Sesti
Editore: Alinari IDEA
Anno: 2018 
Pagine: 62
Prezzo: 18 €

Immagine in evidenza Nino Migliori_Portatore di pane 1956 © Fondazione Nino Migliori.

Sabato 16 dicembre inaugura Lumen: omaggio di Nino Migliori al capolavoro rinascimentale de Il Compianto di Niccolò dell’Arca.

NINO MIGLIORI
LUMEN
La Cappella dei Pianeti e dello Zodiaco nel Tempio Malatestiano
a cura di Roberto Maggiori

Nino Migliori fotografa dal 2006 sculture e bassorilievi del Medioevo e del Rinascimento, testimonianze di storie lontane, eppure fruite quotidianamente nelle numerose città che ospitano i tanti capolavori presenti nel Bel Paese. Opere dal linguaggio sempre più sfuggente ai nostri giorni, pervasi da una connettività caleidoscopica e chiassosa, dalla produzione, così come dal consumo, immediati. I lavori su cui posa lo sguardo Migliori esprimono significati apparentemente lontani e spesso indigesti alla “cultura” fast, si tratta infatti di opere senza cromie, dalla lenta e meditata realizzazione (e fruizione), immobili, che appaiono spesso agli occhi delle giovani generazioni noiosamente austere, nonostante la complessità e l’anticonformismo che ogni capolavoro naturalmente incarna. L’esperienza possibile oggi di fronte a questi monumenti è inoltre radicalmente diversa da quella esperita originariamente dopo il crepuscolo, date le pervasive condizioni di illuminazione con cui sono offerte al pubblico queste sculture.



Nino Migliori riscopre allora un linguaggio muto attraverso una modalità operativa minimale: l’essenzialità di un’inquadratura frontale e la semplice luce di un paio di candele, un modo per riproporre le opere così come erano percepite nelle meditabonde ore notturne dagli autori, e dalla cultura coeva che le ha generate, in primis quella Prisca Theologia o Philosophia Perennis a cui Sigismondo Malatesta si era ispirato nel progettare il Tempio.

Ancora una volta torna nel lavoro di Migliori l’attenzione alla memoria storica e all’immaginario collettivo, attraverso un’osservazione tesa a rilevare e risignificare la realtà tramite la gestualità, in questo caso l’orientamento di una candela in piena oscurità. Alla contemplazione dello spettatore si affianca così l’azione dell’artista, capace di amplificare i segni espressivi che evocano il fascino del Misterioso e del Meraviglioso, temi cari alla cultura rinascimentale che ha generato il Tempio Malatestiano. Migliori, “disegnando” con il chiaroscuro suggestioni fantastiche, ci trasporta in una dimensione altra, simile a quella sperimentata dai cittadini riminesi che nel 1400 avvicinavano di notte i bassorilievi di Agostino di Duccio al lume di una torcia. Un viaggio a ritroso nel tempo, quando il buio e il silenzio lasciavano spazio all’interiorità, all’immaginazione, all’incanto di una luce viva capace di isolare e animare nel profondo la materia.


NINO MIGLIORI – LUMEN
Inaugurazione sabato 16 dicembre alle ore 18, alla presenza dell’autore
Santa Maria della Vita, via Clavature 8-10, Bologna
per maggiori informazioni clicca qui 

Nino Migliori tra incanto e illusione

Il Tuffatore – 1951

di Denis Curti


Gestualità, sperimentazione, concettualismo, performance e narrazione sono solo alcune delle definizioni possibili per decifrare la portata progettuale dell’autore bolognese


Il Tuffatore – 1951
Il Tuffatore – 1951

Artista audace e poliedrico, Nino Migliori ha seguito, da protagonista, l’evoluzione linguistica della fotografia all’interno del contesto culturale italiano. Il suo esordio è negli anni del dopoguerra, quando la presenza ingombrante dell’industria cinematografica lo porta a confrontarsi con quel sentimento inedito di libertà ed entusiasmo che guidava la ricostruzione del Paese: è la scuola del Neorealismo. All’interno di questo movimento si distingue con una produzione capace di costruire un ponte espressivo tra le avanguardie europee.


«La fotografia è una bugia. Rappresenta un concetto, un’idea, un’interpretazione di chi usa la macchina fotografica» Nino Migliori


Certo, da fotografo neorealista, fa uso del bianco e nero e ritrae il mondo che lo circonda, ma già lavora per brevi sequenze, spostando la sua attenzione verso l’universo concettuale, che già da tempo aveva superato l’idea del fotografico come specchio della realtà. Una consapevolezza, riguardo alla sua poetica, che matura negli anni Cinquanta grazie anche ai sussulti intellettuali generati dalla straordinaria stagione dell’Informale, soprattutto con Pulga e Bendini, artisti capaci di intuire le qualità del giovane Migliori e di coinvolgerlo in un dibattito attivo nella Bologna dell’epoca. Affascinato dall’esperienza dei fondatori dell’agenzia Magnum, introduce nel linguaggio fotografico il valore dell’etica e della soggettività. Sono gli anni dedicati all’indagine senza tregua sul rapporto tra la fotografia e la realtà.



«Pazienza e amore. Quando fotografavo le persone comuni in giro per l’Italia diventavo loro amico, mangiavo e bevevo con loro. E trascorrevo molto tempo scattando a vuoto» Nino Migliori


La sua è un’esplorazione delle idee legate alla percezione e alla rappresentazione, a partire dall’assunto che la fotografia raramente può essere oggettiva. A interessarlo è anche il rapporto tra le immagini con la storia per giungere a un chiarimento della funzione di testimonianza e della formazione della memoria collettiva.
Dalle sequenze in scala di grigio all’esaltazione del particolare sulla pellicola a colori, il passo è breve e, proprio in questo passaggio, Nino Migliori inaugura il suo personalissimo percorso conoscitivo, fondato sulla sperimentazione che lo accompagna per tutta la sua carriera. Come una successione di livelli esplorativi, le prime opere lasciano il passo alla riflessione sulla spontaneità del segno, colto sulle ruvide superfici urbane: è il momento di Manifesti strappati e Muri, realizzati a partire dagli anni Cinquanta.


«La realtà assoluta non esiste; esistono tante realtà quanti sono gli sguardi, e quindi un numero infinito» Nino Migliori


A seguire, con la serie Il tempo rallentato approda all’esaltazione simbolica della natura e dei suoi frutti. Più recente è, invece, la produzione di Cuprum, il lavoro inedito dell’artista bolognese che si lascia stupire dalle tracce umide dei bicchieri di birra sui tavolini di un pub londinese. Il risultato è l’incanto e l’illusione di una favola che assume le variabili fisionomiche e cromatiche della luna. Instancabile sperimentatore, egli rimane un convinto sostenitore dell’ineluttabilità del cambiamento fotografico dovuto al suo essere tecnologia.


Nino Migliori è nato nel 1926 a Bologna – dove vive e lavora –. La sua fotografia, dal 1948, svolge uno dei percorsi più diramati e interessanti della cultura d’immagine europea. Oggi, è considerato un vero architetto della visione. Ogni suo lavoro è frutto di un progetto preciso sul potere della visione, tema, questo, che ha caratterizzato tutta la sua produzione. Le sue opere sono conservate in importanti collezioni pubbliche e private: Mambo, Bologna; Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea, Torino; CSAC, Parma; Museo d’Arte Contemporanea Pecci, Prato; Galleria d’Arte Moderna, Roma; Calcografia Nazionale, Roma; MNAC, Barcellona; Museum of Modern Art, New York; Museum of Fine Arts, Houston; Bibliothèque Nationale, Parigi; Museum of Fine Arts, Boston; Musée Reattu, Arles, SFMOMA, San Francisco.

Speciale IL FOTOGRAFO: i Grandi Maestri del Bianco & Nero

È finalmente uscito lo speciale de IL FOTOGRAFO sui grandi maestri del BIANCO & NERO!
Ansel Adams, Nino Migliori, G. Berengo Gardin, Ferdinando Scianna, Francesco Cito, Gian Paolo Barbieri e molti altri ti aspettano in edicola.

Ecco in anteprima la copertina, un volume assolutamente da non perdere!

Puoi anche acquistare lo speciale on-line cliccando su questo link.

Nino Migliori – STORIE DI LUCE E OMBRA

© Nino Migliori
Nino Migliori – STORIE DI LUCE E OMBRA
a cura di Roberto Maggiori
FAR – fabbrica arte rimini
dal 23 settembre al 6 novembre
orario: tutti i giorni 10-13 / 16-19

ingresso libero – lunedì chiuso


© Nino Migliori
© Nino Migliori
Questo mese Nino Migliori compie novant’anni anni, per l’occasione il FAR di Rimini gli dedica una personale curata da Roberto Maggiori, vi aspettiamo per festeggiare insieme a Nino, intanto qualche anticipazione sulla mostra:
Nel salone centrale sarà esposta la serie completa deicata allo Zooforo dell’Antelami, fotografato nel 2006 a lume di candela. Trentaquattro fotografie di grande formato prestate per l’occasione dalla Fondazione Magnani Rocca di Reggio Emilia. In una sala attigua sarà poi visibile una selezione delle fotografie in bianco e nero degli anni Cinquanta, le istantanee del cosiddetto periodo Neorealista, tra cui il fcleberrimo “Tuffatore”, acquisito recentemente dai Musei Comunali di Rimini. Al piano superiore, in una bella collettiva curata da Giorgio Conti, sarà inoltre esposto un bel trittico degli anni Ottanta, in cui Migliori sperimenta una tecnica originale e inedita.
Nel bookshop saranno disponibili i diversi fotolibri realizzati da Nino Migliori per l’Editrice Quinlan, una bella occasione per farli autograre dall’autore.
Inaugurazione venerdì 23 settembre dalle ore 18, alla presenza di Nino Migliori e del curatore.

info:

Nino Migliori – Storie di Luce e d’Ombra

Nino Migliori. Storie di luce e d’ombra. Il bestiario dello zooforo dell’Antelami fotografato al lume di candela. A cura di Roberto Maggiori

FAR Fabbrica Arte Rimini – Galleria d’arte moderna e contemporanea

23/09/2016 – 06/11/2016


Al grande fotografo Nino Migliori è bastata una fioca luce per illuminare la bellezza espressa nella mostra “Storie di luce e d’ombra. Il bestiario dello zooforo dell’Antelami fotografato al lume di candela”.
La parola latina “lumen” ha varie sfumature di significato, e, a seconda dei contesti, può significare, oltre che “luce”, anche “lucerna”, “sguardo”, “gloria”, “splendore”, “vita” “prospettiva”. Tutte accezioni buone per dare conto di questa splendida esposizione.

© Nino Migliori
© Nino Migliori

Le fotografie di Nino Migliori, realizzate utilizzando come fonte luminosa una piccola lucerna, raccontano da una prospettiva sorprendente la vita di queste antiche opere scultoree, ridonando al nostro sguardo la gloria e lo splendore non scalfiti dal tempo.
La luce “perduta” del medioevo, risibile per quantità ma capace di destare un’attenzione oggi inconcepibile – data la pervasiva ipertrofia degli stimoli luminosi ormai ridotti a noiosa consuetudine – è rievocata efficacemente in questo lavoro. Migliori, “disegnando” con il chiaroscuro suggestioni fantastiche, ci trasporta in una dimensione altra, un viaggio a ritroso nel tempo, quando il buio e il silenzio suscitavano rispetto, lasciando spazio all’interiorità, all’immaginazione, all’incanto di una luce viva capace di isolare e animare nel profondo la materia.

Gli scatti più celebri di Nino Migliori raccolti in un video

Andiamo a scoprire insieme le fotografie più famose di un Grande Maestro nostrano, Nino Migliori.

In questo video, accompagnati dall’onirica colonna sonora di Yann Tiersen, ripercorriamo una parte della carriera del fotografo bolognese, ancora oggi impegnato al massimo in nuovi progetti ed esplorazioni.

Lectio magistralis di Nino Migliori | Martedì 17 maggio | Triennale di Milano

AFIP INTERNATIONAL

MARTEDÍ 17 MAGGIO, ORE 19.00
NINO MIGLIORI
IN CONVERSAZIONE ALLA TRIENNALE DI MILANO

PER LE LECTIO MAGISTALIS DEI PIÙ IMPORTANTI FOTOGRAFI ITALIANI

Una serie di eventi organizzati dall’AFIP International – Associazione Fotografi Italiani Professionisti in collaborazione con CNA Professioni


La fotografia vissuta prima, durante e dopo l’attimo dello scatto; il racconto della costruzione concettuale, prima che tecnica, di un’immagine. A raccontare il proprio metodo di lavoro è Nino Migliori, tra i maggiori fotografi italiani del nostro tempo, protagonista di un nuovo appuntamento delle Lectio Magistralis di fotografia e dintorni promosse da AFIP Internationale e CNA Professioni,

in programma alla Triennale di Milano, martedì 17 maggio alle 19.00.

Titola Progettualmente l’intervento di Migliori, con la distinzione grafica – il corsivo, su cui lo stesso Migliori punta l’accento in modo deciso – a significare come ogni lavoro fotografico sia da intendere in modo ricco e completo, che non può quindi esimersi da una progettualità chiara e definita, come accade per qualsiasi altra forma di narrazione, dal film al romanzo.

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È appunto nella sintesi tra l’aspetto ideale, filosofico, della fotografia e la sua oggettivazione, che Migliori si distingue da sempre come uno degli interpreti più sensibili, al punto da essere considerato a pieno titolo un “architetto della visione”. È proprio a Migliori, che dalla fine degli Anni Quaranta si muove nel solco del Neorealismo, che dobbiamo una concezione del racconto in sequenza, e una sperimentazione sui materiali del tutto originale ed inedita, che avrebbero segnato in modo indelebile la cultura dell’immagine, non solo italiana.
Diretta streaming su: http://www.afipinternational.com/diretta-video-streaming.html

L’iniziativa Lectio magistralis di fotografia e dintorni è promossa da AFIP International e CNA Professioni, realizzata in collaborazione con La Triennale di Milano, il Maxxi – Museo Nazionale delle Arti del XII secolo di Roma, GRIN (Gruppo Redattori Iconografici Nazionale), Milano Photofestival e con il contributo di Epson, Canon, Nikon.


Lectio Magistralis di Fotografia e dintorni

Triennale di Milano (viale Alemagna 6), Salone d’Onore

Martedì 17 maggio, ore 19.00

Ingresso gratuito (fino esaurimento dei posti)

Nino Migliori: Lumen | Galleria Civica di Modena

di Alessandro Curti


Arrivano a Modena sessantaquattro fotografie inedite che arricchiranno il patrimonio della collezione della Galleria Civica. L’indefesso Nino Migliori presenta il suo ultimo progetto: una ricerca fotografica dedicata alle sculture romaniche e ai dettagli della cattedrale modenese, patrimonio dell’Unesco dal 1997.

Spiccano, nella serie, alcuni scatti di sculture romaniche illuminate soltanto da una candela.

09b – Nino Migliori
© Nino Migliori
A emergere è un’immagine vibrante e intensa. Particolari appaiono anche i dettagli dei leoni stilofori e delle otto metope della cattedrale scolpiti nel XII secolo, patrimonio storico e architettonico della nostra storia e cultura. L’utilizzo del bianco e nero permet- te di ottenere uno sguardo contemporaneo che va a cercare l’antico, con una visione suggestiva dell’opera lapicida medioevale.


Luogo: Palazzo Santa Margherita, Corso Canalgrande 103, Modena
Ingresso: libero
Tel: 059.20.32.911
Email: anna.defrancesco@clponline.it
Web: www.galleriacivicadimodena.it
fino al 5 giugno 2016
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