Tom ha scattato questa foto da solo, in un momento di pausa prima dell’inizio di un suo workshop nell’Algarve, in Portogallo. Poiché non c’era ancora nessun altro con lui, ha usato un comando remoto e ha posato sull’arco per i 2 minuti necessari per sfumare il movimento nelle nuvole. © Tom Mackie

Leggere la scena #3. Fotografare il mare

Torna la nostra rubrica dedicata alla lettura della scena! Le scorse settimane vi abbiamo parlato di come fotografare la montagna e la campagna. Con i consigli di Tom Mackie, esperto fotografo paesaggistico, troverete il miglior punto di ripresa per qualsiasi location.

Leggere la scena: i paesaggi marini

La bellezza dei paesaggi marini è che cambiano di continuo, a seconda di maree, direzione del vento e clima. Ogni giorno porta con sé una nuova palette su cui lavorare.

Maree

Conoscerne il livello in alcuni casi è vitale: scarichiamo un’app o controlliamo una mappa specialistica online prima di partire. Non è bello arrivare alla spiaggia con l’idea di catturare il riflesso del tramonto sul bagnasciuga e trovarlo sommerso! Alcune grotte costiere sono accessibili solo con la bassa marea: verifichiamo bene le condizioni per non correre rischi. Se siamo su una costa rocciosa, è preferibile lavorare con la bassa marea, in modo che l’acqua non ci “insegua”: è essenziale anche sapere se la marea sta salendo o ritirandosi.

Esporre per l’acqua

Anche se il diaframma è il parametro più importante in fotografia paesaggistica, con l’acqua o altri soggetti in movimento è il tempo di posa a rivelarsi fondamentale. Un tempo rapido può illustrare la potenza delle onde che si frangono sugli scogli, mentre uno lento può trasformare un flusso gentile in un nastro di seta, con una meravigliosa atmosfera di pace. Per ottenere questo secondo risultato, abbiamo bisogno di un filtro a densità neutra, come il Big Stopper di Lee da 10
stop: ci permetterà di esporre per diversi minuti anche in normale luce diurna (ovviamente, con la fotocamera immobile su treppiede).

Riflessi

I riflessi, sull’acqua come sulla sabbia bagnata, danno il loro meglio all’alba o al tramonto, quando la luce è più spettacolare. Sul mare, non sempre è facile catturare i riflessi nelle pozze create dalla marea che si ritira, a meno di non abbassare la fotocamera fin quasi al pelo dell’acqua. Più riusciamo ad arrivare in basso e più ci conviene chiudere il diaframma, per mantenere il riflesso il più nitido possibile. Se vogliamo un riflesso impeccabile, ricorriamo alla tecnica del focus stacking. Usiamo un polarizzatore per tagliare il riflesso della superficie dell’acqua: non rimuoverà il riflesso, ma solo il riverbero.

Linee di entrata

Se torniamo all’analogia con la narrazione, le linee di entrata servono a guidare l’osservatore nel racconto: vogliamo dunque che rimangano interne all’immagine e non portino lo sguardo fuori dall’inquadratura. Le linee costiere o le onde che si rompono sulla spiaggia sono soluzioni facili, ma è importante il punto in cui decidiamo di farle entrare in scena: una linea diagonale che si incurva da un angolo in basso risulta più dinamica di una che entra piatta da un lato.

L’effetto delle nuvole

Le nuvole hanno un ruolo importantissimo nei paesaggi, in particolare in quelli marini. Un cielo interessante è il tocco finale di un’ottima immagine, uno vuoto può spegnere anche la composizione migliore. Con nuvole in movimento, montiamo un filtro ND ed esponiamo per diversi minuti, per creare un cielo esplosivo. Se il sole è a 90° dal soggetto, il polarizzatore può dare ancora più enfasi. Entriamo nell’ordine di idee di dover aspettare che le nuvole scivolino al posto giusto.

Affrontiamo gli elementi

L’aria sul mare è piena di sale. Facciamo attenzione alla direzione del vento, perché basta una folata per oscurare la lente frontale dell’obiettivo – o il filtro montato sull’elemento frontale – con un sottile strato salino che può rendere sgradevolmente morbida l’immagine (è terribile se non ce ne accorgiamo in tempo!).
Se succede, usiamo panni pre-umidificati per lavare via il sale e passiamo con la massima delicatezza un panno asciutto di microfibra o camoscio per completare la pulizia. Cerchiamo però di ridurre il numero di volte in cui dovremo fermarci per pulire l’obiettivo: basta un po’ di attenzione

Tutti i consigli sulla lettura della scena di Tom Mackie sono nel numero 94 di NPhotography, in versione digitale qui.


Latest from N Photography

0 0,00
Go to Top