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The Guilty di Ji Hyun Kwon in mostra a STILL

THE GUILTY

mostra a cura di Denis Curti

@STILL |  10 maggio – 11 giugno | MILANO

Opening: mercoledì 10 maggio ore 18.30


Arriva per la prima volta in Italia, dopo le tappe in Francia, Germania, Stati Uniti e Corea, “The Guilty”, un intimo progetto fotografico con cui l’artista coreana Ji Hyun Kwon indaga sul senso di colpa.
La ricerca nasce nel 2009 dall’esperienza personale dell’artista, dal senso di colpa provato nei confronti della famiglia nel momento in cui decise di abbandonare la sicura carriera di avvocato per intraprendere quella di fotografa. In questa occasione Ji Hyun Kwon realizzò il primo di una serie di ritratti che insieme compongono il progetto The Guilty: il suo, un autoritratto dunque, marcato dalla scritta a pennarello “mi dispiace”.
In mostra alla galleria Still vedremo una serie di volti di uomini e donne, in rari casi bambini, provenienti da diversi paesi del mondo.



Sono ritratti impersonali, che trovano le proprie radici nel celebre lavoro People of the 20th Century di August Sander (1929) per arrivare oggi alla ritrattistica da fototessera dell’allievo dei coniugi Becher alla scuola di Dusseldorf Thomas Ruff: posizione frontale, sguardo in macchina, luce neutra e sfondo uniforme.
Ma sono volti marcati, nel vero senso della parola, dall’afflizione che il soggetto ritratto, dopo un dialogo con l’artista teso a scovare il senso di colpa nascosto in ognuno di essi, ha deciso di mostrare scrivendola sul proprio volto.
Troviamo la donna che non riesce a comunicare il proprio amore all’amato, il ragazzo sopravvissuto allo tsunami, la bambina che ha deluso il padre per aver smesso di andare in chiesa.
The Guilty non è solo una mostra ma è un percorso, una ricerca sociale sul sentimento di oppressione inevitabilmente presente in ognuno di noi. L’intento dell’artista non è solo quello di immortalare la colpa ma di esorcizzarla, di liberare il soggetto attraverso la sua rivelazione.


THE GUILTY
10 maggio | 11 giugno 2017
Still, Via Balilla 36, 20136 Milano
Opening mercoledì 10  maggio 2017 h 18.30
Lun – ven 9 – 13 | 14 – 18
Sabato e domenica su appuntamento
Entrata libera
Per materiale stampa:
press@stillfotografia.it
www.stillfotografia.it
info@stilllove.it
tel. 02 36 74 45 28


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Marco Riva: TOILET – Immagini per transizione

Le immagini, tra lo still life, il ritratto e il reportage, documentano il backstage, la preparazione, l’allestimento, il trucco e la messa in scena di uno degli eventi più alternativi di Milano: il sabato notte del Toilet Club.



Il progetto è stato realizzato in svariate sessioni fotografiche tra il 2014 e il 2015, seguito da alcuni mesi di editing e impaginazione.
Club kids e drag queens sono al centro di questo percorso di immagini dove il travestitismo è il tema dominante. L’autore ha intrapreso una ricerca sulla figura umana e l’identità dei soggetti, non è intervenuto nell’allestimento degli ambienti né nel dare linee guida circa il loro styling.

“TOILET – Immagini per transizione” rappresenta il traguardo di un lavoro di 5 anni di ricerca, periodo in cui Marco Riva realizza ritratti di sconosciuti incontrati in spazi e parchi pubblici della città di Bergamo. L’intensità raggiunta in quest’ultimo lavoro è figlia del rapporto di reciproca fiducia e complicità che l’autore ha stabilito con le persone coinvolte, qualità di relazione maturata anche grazie al percorso fotografico urbano intrapreso in precedenza.
La mostra fa parte del calendario del festival Orlando – Identità, relazioni, possibilità (Bergamo, 14-21 Maggio 2017).


Marco Riva: l’autore
Laureato in Scienze Naturali, fotografo dal 2003, sviluppa la sua ricerca principalmente nel campo della ritrattistica. La sua formazione, inusuale per un professionista dell’immagine, lo porta a considerare la fotografia come strumento di conoscenza e approfondimento. Con l’obiettivo di far emergere una nuova suggestione dei singoli soggetti rappresentati, attraverso il ritratto vuole rileggere la realtà oggettiva restituendone un’essenza soggettiva. Vive e lavora a Bergamo.
Accanto all’attività professionale, la sua ricerca personale ha dato vita a svariate serie fotografiche accompagnate da altrettanti mostre: “2000 Balocchi” (CocconShop Gallery, Bergamo, 2011), “Guide” (Artdate 2014 presso Accademia di Belle Arti G. Carrara, Bergamo, 2014), “Pio” (Collettive di Dummy Photo Book presso Galleria Ceribelli, Bergamo, e T Space Milano,  Dieci Dieci/Festival della fotografia contemporanea, Mantova 2016) e “Toilet” (255 Raw Gallery, Bergamo, 2017).
www.marcoriva.net

255 Raw Gallery si trova a Bergamo, a Palazzo Zanchi, nella vivace via Torquato Tasso al civico 49/c. Un nuovo polo d’arte e creatività per la città. Un contenitore nato per ospitare eventi ispirati al mondo del digitale, del design e della grafica, capace tuttavia di accogliere le proposte espositive più variegate.
Lo spazio è gestito dall’Associazione Culturale RGB con il supporto dell’Agenzia di Comunicazione Dugongo.
www.255.gallery

Il Toilet Club è una realtà di Milano che si occupa di intrattenimento notturno consapevole. Dedicato alla comunità LGBT ma aperto anche a tutti gli altri generi, gli eventi targati Toilet sono eterofriendly, dissacranti e autoironici, sempre a base di musica happy, animazione drag e divertimento senza etichette.
www.toiletclubmilano.com

Orlando – Identità, relazioni, possibilità è una rassegna queer e interdisciplinare incentrata sulle relazioni, le identità di genere e gli orientamenti sessuali. Si tiene in occasione della Giornata internazionale contro l’omofobia e intreccia proiezioni cinematografiche con teatro, danza, arte, laboratori e incontri.
www.lab80.it/orlando


Evento in collaborazione con: festival Orlando – Identità, relazioni, possibilità e Toilet Club Milano

8-18 maggio 2017
255 Raw Gallery – Via Tasso 49/C Bergamo
Apertura: da lunedì a sabato, dalle 15.30 alle 19


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Le foto del WPP 2017 in mostra alla Galleria Carla Sozzani

Burhan Ozbilici, The Associated Press - Un assassinio in Turchia

WORLD PRESS PHOTO’17 – Fotografia e Giornalismo

Le foto della 60a edizione del World Press Photo saranno in mostra alla Galleria Carla Sozzani di Milano (Corso Como 10) dal 7 maggio all’11 giugno 2017.

Da ventitré anni la Galleria Carla Sozzani presenta a Milano il World Press Photo, uno dei più significativi premi di fotogiornalismo del mondo, quest’anno alla sua 60° edizione.
Il World Press Photo premia il fotografo che nel corso dell’ultimo anno, con creatività visiva e competenza, sia riuscito a catturare o a rappresentare un avvenimento o un argomento di forte rilevanza giornalistica.

Vincitore della Foto dell’anno 2016 e della categoria Spot News, è stato nominato Burhan Ozbilici, fotografo turco dell’Associated Press da 28 anni che, con An Assassination in Turkey,  ha ritratto Mevlüt Mert Altıntaş l’attentatore dell’ambasciatore russo in Turchia, Andrei Karlov, dopo l’omicidio del 19 dicembre 2016, in una galleria d’arte ad Ankara.

La giuria internazionale di quest’anno, presieduta da Stuart Franklin, fotografo di Magnum Photos, ha esaminato 80.408 immagini scattate nell’anno precedente da 5.034 fotografi provenienti da 125 Stati.


Burhan Ozbilici, The Associated Press – Un assassinio in Turchia

dal 7 maggio all’ 11 giugno 
Orari: tutti i giorni, ore 10.30 – 19.30
mercoledì e giovedì, ore 10.30 – 21.00

Indirizzo:Corso Como 10 – 20154 Milan, Italy
Tel: +39 02 653531
E-mail: press@galleriacarlasozzani.org
Web: www.galleriacarlasozzani.org


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La bellezza nell’aria – Sonata a quattro mani | Paola Spencer & Giovanni Gastel

© Paola Spencer

PAOLA SPENCER – GIOVANNI GASTEL

LA BELLEZZA NELL’ARIA – SONATA A QUATTRO MANI

@STILL |  18 aprile 2017 ore 18.30 | MILANO



Entrare in una fotografia guidati dal suono lieve della poesia. Vivere un’esperienza nuova, unica.

Dal 19 aprile al 5 maggio la galleria Still di Milano si trasforma, si veste di fotografia, completamente.

Lo spettatore sarà avvolto – immerso in un allestimento del tutto inedito –  dagli scatti di Paola Spencer ispirati alle poesie del fotografo Giovanni Gastel.

La mostra è un racconto di immagini e parole che descrive con delicatezza lo scorrere inesorabile del tempo e la paura della morte. Ma l’effetto non è cupo e angoscioso, è anzi un’armonia di luce e di incanto, di nuova speranza.

Abiti e figure che evocano eleganza, espressione di quell’ordine morale che accomuna i due artisti: la poesia e l’arte sono le armi più potenti contro la volgarità, l’eleganza vincerà su tutto “siamo troppo umani per non provarci ancora”.


LA BELLEZZA NELL’ARIA

19 aprile | 5 maggio 2017

@Still, via Balilla 36, 20136 Milano

Opening martedì 18 aprile 2017 ore 18.30

Da lunedì a venerdì 9-13 |14-18

sabato – domenica su appuntamento

ingresso libero

www.stillfotografia.it – info@stilllove.it – tel 02.36744528


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#WithRefugees – Fotografi per i rifugiati in mostra a Milano

Milano, Spazio Big Santa Marta | #WITHREFUGEES
FOTOGRAFI PER I RIFUGIATI

DAL 30 MARZO AL 1 APRILE

Gli scatti di Yuri Catania, Franco Pagetti, Pierre André Podbilesky, Massimo Sestini e Paolo Solari Bozzi a sostegno dell’Agenzia ONU per i Rifugiati (UNHCR).


Dal 30 marzo al 1 aprile 2017, lo Spazio Big Santa Marta di Milano – in via Santa Marta 10 – presenta la mostra #WithRefugees – Fotografi per i rifugiati, organizzata dall’Agenzia ONU per i Rifugiati (UNHCR) in collaborazione con il MIA Photo Fair, la fiera internazionale dedicata alla fotografia, che raccoglie 45 scatti di cinque grandi fotografi accomunati dalla loro sensibilità verso la causa dei rifugiati: Yuri Catania e la sua street photography, Franco Pagetti, noto per i suoi reportage di guerra; Pierre André Podbielski e le sue suggestive foto di viaggio; Massimo Sestini, vincitore del World Press Photo del 2015 con il suo Mare Nostrum; Paolo Solari Bozzi e la sua documentazione naturalistica.

Il pubblico potrà acquistare le fotografie e i proventi serviranno per sostenere i programmi di emergenza dell’UNHCR.


Informazioni
Indirizzo: Milano, Spazio Big Santa Marta (via Santa Marta 10)
Orari: 10.00 – 19.00
Ingresso libero


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Picwant, la prima agenzia fotografica completamente dedicata alla mobile photography

di Alessandro Curti


Scopriamo la prima agenzia fotografica completamente dedicata alla mobile photography: la scommessa lungimirante di Stefano Fantoni


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A Milano, nel settembre 2014, nasce un’idea che pensa in grande partendo da un piccolo strumento tascabile: lo smartphone.
Stefano Fantoni, giovane creativo con oltre vent’anni d’esperienza nel campo della fotografia, decide di fondare un’agenzia fotografica particolare, la prima dedicata solo ed esclusivamente alla mobile photography.
Questo progetto nasce da un’intuizione consapevole: la fotografia da smartphone è, al giorno d’oggi, il mezzo più istantaneo, immediato e in linea con la comunicazione contemporanea e può essere una valida alternativa alle classiche agenzie fotografiche.
Così, dal febbraio 2015, nascono app ufficiale e sito internet di Picwant, che inizia a raccogliere utenti in tutto il mondo attraverso sponsorizzazioni, Google ads e contest sul territorio in Italia, USA e UK: oggi sono più di 40 i Paesi nel mondo che offrono pickers, ovvero i “raccoglitori” di immagini che collaborano con l’agenzia.

Come funziona Picwant?
Un team interno di quattro persone si occupa dell’editing e della selezione degli scatti che vengono inviati dai pickers di tutto il mondo. I diritti delle fotografie restano di proprietà dell’autore, che mantiene il copyright e rilascia le immagini in esclusiva. L’obiettivo di Picwant è quello di stimolare gli utenti a creare materiale e produrre fotografie per arricchire l’archivio di fotografie stock d’autore, che si rivolgono a una clientela sia commerciale che editoriale.
In caso di vendita degli scatti, ai picker va una percentuale di guadagno che varia dal 30 al 50%, in base al tipo di servizio richiesto.
La prerogativa di Picwant è quella di essere sempre al centro dell’attualità e di proporsi come agenzia fotografica all’avanguardia, sempre attenta agli eventi che accadono nel mondo e capace di fornire materiale di qualità in tempi brevissimi, se non addirittura immediati.

Come si diventa picker?
Scaricando l’app Picwant, l’utente effettua la registrazione del profilo e, per completare l’iscrizione, deve caricare un minimo di 5 scatti di qualsiasi tipo, per avere ampia varietà di materiale, che vengono selezionati dagli editors.
Una volta accettate le immagini inviate, viene attivato un sistema di notifiche interno all’app, basato sulla geolocalizzazione, che richiede agli utenti produrre reportage o scatti singoli in base alle necessità del momento.
Per fare un esempio pratico, se ci fosse necessità di scatti che raccontino le elezioni presidenziali degli USA, Picwant avrebbe la possibilità di inviare delle notifiche selettive ai pickers registrati negli Stati Uniti, che si attiverebbero immediatamente per produrre materiale utile all’agenzia.

Alcuni dati
Con oltre 700 pickers attivi, Picwant oggi conta circa 33 mila fotografie pubblicate e questo numero è in continua crescita.
I prezzi delle immagini variano da 15 a 75 €, in base alla risoluzione e al tipo di utilizzo (commerciale o editoriale).
Nell’estate 2016 è stato organizzato un contest fotografico intitolato Get more than likes che ha toccato Italia, USA e Gran Bretagna, e ha raccolto oltre 200 partecipanti e circa 1000 immagini. Gli scatti vincitori sono stati esposti nell’ottobre 2016 allo Spazio Solferino di Milano.
Picwant ha partecipato alla scorsa edizione di Umbria World Fest.

Ha aperto a Milano Fondazione Prada Osservatorio, il nuovo spazio dedicato alla fotografia

Fondazione Prada apre Osservatorio, un nuovo spazio espositivo dedicato alla fotografia e ai linguaggi visivi, in Galleria Vittorio Emanuele II a Milano.


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Osservatorio sarà un luogo di esplorazione e indagine delle tendenze e delle espressioni della fotografia contemporanea, della costante evoluzione del medium e delle sue connessioni con altre discipline e realtà creative. In un momento storico in cui la fotografia è parte integrante del globale flusso di comunicazione digitale, Fondazione Prada, attraverso le attività di Osservatorio, si interroga su quali siano le implicazioni culturali e sociali della produzione fotografica attuale e della sua ricezione. Si estende così il repertorio di modalità e strumenti con i quali la Fondazione interpreta e si relaziona con il presente.
 
Ospitato al quinto e sesto piano di uno degli edifici centrali, Osservatorio si trova al di sopra dell’ottagono, al livello della cupola in vetro e ferro che copre la Galleria realizzata da Giuseppe Mengoni tra il 1865 e il 1867. Gli ambienti, ricostruiti nel secondo dopoguerra a seguito dei bombardamenti che hanno colpito il centro di Milano nel 1943, sono stati sottoposti a un restauro che ha reso disponibile una superficie espositiva di 800 m2 sviluppata su due livelli. 
 
La programmazione di Osservatorio si apre con la mostra “Give Me Yesterday”, a cura di Francesco Zanot, che si svolgerà fino al 12 marzo 2017. In un percorso che comprende più di 50 lavori di 14 autori italiani e internazionali (Melanie Bonajo, Kenta Cobayashi, Tomé Duarte, Irene Fenara, Lebohang Kganye, Vendula Knopová, Leigh Ledare, Wen Ling, Ryan McGinley, Izumi Miyazaki, Joanna Piotrowska, Greg Reynolds, Antonio Rovaldi, Maurice van Es), il progetto esplora l’uso della fotografia come diario personale in un arco di tempo che va dall’inizio degli anni Duemila a oggi.


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In un contesto caratterizzato dalla presenza pervasiva di dispositivi fotografici e da una circolazione ininterrotta di immagini prodotte e condivise grazie alle piattaforme digitali, una generazione di giovani artisti ha trasformato il diario fotografico in uno strumento di messa in scena della propria quotidianità e dei rituali della vita intima e personale. Consapevoli delle ricerche di autori come Nan Goldin e Larry Clark negli Stati Uniti o Richard Billingham e Wolfgang Tillmans in Europa, i fotografi presentati in “Give Me Yesterday” sostituiscono l’immediatezza e la spontaneità dello stile documentario con un controllo estremo dello sguardo di chi osserva ed è osservato. Creano così un nuovo diario nel quale si confonde la fotografia istantanea con quella allestita, si imita la catalogazione ripetitiva del web e si usa la componente performativa delle immagini per affermare un’identità individuale o collettiva.


Fondazione Prada
T +39 02 56 66 26 34

Armin Linke: “L’apparenza di ciò che non si vede” in mostra al PAC di Milano

© Armin Linke

di Alessandro Curti


Oltre 170 immagini accompagnate da supporti testuali e audio, per andare a scoprire a fondo il lavoro di Armin Linke.


© Armin Linke
© Armin Linke

La sua indagine sulla società contemporanea, che sta portando avanti con convinzione da oltre vent’anni, si sviluppa attraverso viaggi per il mondo per immortalare e registrare i cambiamenti, le trasformazioni e i mutamenti della società postindustriale e delle infrastrutture attraverso il supporto digitale.
La produzione di Linke è un vero e proprio registro quotidiano che raccoglie le evoluzioni tecnologiche, sociali, economiche e ambientali nel mondo contemporaneo.
Fotografo e videomaker, con un vasto archivio composto da oltre ventimila immagini, è tra i più apprezzati autori del panorama contemporaneo.
“La fotografia stessa – spiega Linke – “è, in un certo senso, una pratica collaborativa. Si tratta sempre di una negoziazione tra soggetto e fotografo. E, spesso, parte della negoziazione è con terze parti. Lavorare in collaborazione permette di costruire piattaforme di distribuzione autonome e di ricontestualizzare il lavoro”.


Info:
Indirizzo: PAC, via Palestro 14, Milano
Ingresso: 8 €
Tel: 02.88.44.63.59
Mail: didattica.pac@gmail.com
Web: www.pacmilano.it

fino al 6 gennaio 2017

WE CALL IT AFRICA. Artisti dall’Africa Subsahariana | Milano, Officine dell’immagine, in mostra dal 9 febbraio

Milano | Officine dell’Immagine

Dal 9 febbraio al 2 aprile 2017

WE CALL IT AFRICA. Artisti dall’Africa Subsahariana

Dimitri Fagbohoun, Bronwyn Katz, Marcia Kure, Maurice Mbikayi

a cura di Silvia Cirelli


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Dal 9 febbraio al 2 aprile 2017, la galleria Officine dell’Immagine di Milano ospita la collettiva curata da Silvia Cirelli, WE CALL IT AFRICA. Artisti dall’Africa Subsahariana, una mostra interamente dedicata al complesso e multiforme panorama artistico dei Paesi della cosiddetta Africa Subsahariana.

La scelta del titolo vuole provocatoriamente soffermarsi su quante volte si adoperi una forzata specificità geografica o generazionale, circoscrivendo o ancor peggio “ghettizzando” una particolare scena creativa. WE CALL IT AFRICA rappresenta dunque il tentativo di esplorare le varie e diverse “Afriche”, gli innumerevoli universi sia culturali che estetici che popolano questo poliedrico panorama, mettendo l’accento sul rapporto fra arte e società contemporanea.

Dimitri Fagbohoun (Benin), Bronwyn Katz (Sudafrica), Marcia Kure (Nigeria) e Maurice Mbikayi (Repubblica Democratica del Congo) sono gli interpreti invitati a raccontare, per la prima volta in Italia, le tante contaminazioni nell’arte di temi di grande attualità, concentrandosi su questioni socioculturali, identitarie e geopolitiche, particolarmente rappresentative della complessa realtà africana.

Questi artisti vantano già importanti partecipazioni internazionali: Dimitri Fagbohoun era fra i protagonisti della collettiva The Divine Comedy al MMK Museum di Francoforte nel 2014; Marcia Kure è all’interno di prestigiose collezioni pubbliche come quelle del Centre Pompidou di Parigi, del British Museum di Londra e del Smithsonian National Museum of African Art di Washington; Maurice Mbikayi era fra i finalisti del Luxembourg Art Prize 2016; mentre Bronwyn Katz ha vinto nel 2015 il Sasol New Signatures Prize (Sudafrica) con il video Grond Herinnering, presentato anche in questa occasione.

Aprono l’esposizione i lavori del congolese Maurice Mbikayi (1974), la cui pratica artistica si concentra sull’impatto della tecnologia nel tessuto sociale africano, e sulla triste realtà delle discariche di rifiuti elettronici che stanno letteralmente avvelenando l’Africa. Alle installazioni realizzate interamente con materiali di riciclo tecnologico, l’artista affianca opere che indagano il tema del dandismo nella quotidianità congolese, un fenomeno molto diffuso che adotta, oltre a una certa eccentricità nell’abbigliamento, anche uno specifico modello etico.

Seguono i lavori di Marcia Kure (1970), che s’interroga invece sugli effetti del post-colonialismo e la conseguente frammentarietà identitaria e sociale. Il suo è un vocabolario estetico che punta su un immaginario poliedrico dove convivono tradizione – molti i riferimenti alla pittura uli praticata dalle donne nigeriane del passato – e ispirazioni prettamente metropolitane, espressione invece di una cultura contemporanea.

L’intreccio di suggestioni spesso in contrasto fra loro torna anche nella pratica artistica di Dimitri Fagbohoun (‘72), che spazia fra scultura, video e installazioni, spingendo verso un eclettismo grammaticale che esalta temi quali il ricordo, la politica, la religione e la dimensione poetica dell’esistenza. In una narrazione visionaria che gioca sugli equilibri fra visibile e non visibile, l’artista si confronta con la vulnerabilità dell’essere umano, esplorandone i processi di creazione e distruzione.

La mostra si chiude con la giovane Bronwyn Katz (1993), che stupisce con una ricerca artistica dal complesso potere immersivo. Al centro della sua cifra stilistica, l’importanza della terra come depositaria ma anche custode della memoria culturale sudafricana, una memoria che nasconde le cicatrici di una storia che ha visto prima il colonialismo e ora un feroce neocolonialismo economico. L’aspetto sensoriale risulta dominante nella trama estetica di questa talentuosa interprete, capace di svelare con timida urgenza, un universo che da privato, diventa ben presto collettivo.


NOTE BIOGRAFICHE

Dimitri Fagbohoun è nato a Cotonou (Benin) nel 1972, da padre beninese e madre ucraina. Attualmente vive fra Parigi, Bruxelles e Cotonou. Gran parte della sua adolescenza l’ha trascorsa in Cameron, prima di trasferirsi definitivamente in Francia. Al suo attivo ha numerose mostre in importanti Musei stranieri, come il MMK Museum fur Moderne Kunst di Francoforte, il Smithsonian National Museum of African Art di Washington, la Malmö Konsthall in Svezia o la Kunsthalle San Paolo. Ha anche partecipato a Festival e Biennali come la Biennale di Bamako (2007 e 2011), il Pan African Festival di Algeri (2009), la Biennale di Dak’Art (2012 e 2016) o la Picha Biennale in Congo.
 

Bronwyn Katz è nata a Kimberley (Sudafrica) nel 1993 e attualmente vive e lavora a Cape Town (Sudafrica). Nel 2015 si è laureata alla Michaelis School of Fine Art di Cape Town. Nonostante la sua giovane età, è stata una delle protagoniste della Biennale di Dak’Art del 2016, e ha esposto sia nel 2014, che nel 2015 al Pretoria Art Museum. Nel 2015 ha inoltre vinto sia il Simon Gerhswin Prize dell’Università di Cape Town, sia il Merit Prize al Sasol New Signatures Competition di Pretoria.

Marcia Kure è nata a Kano (Nigeria) nel 1970 e attualmente vive e lavora fra Princeton, NJ (USA) e Kaduna/Abuja (Nigeria). Nel 1994 si è laureata in Pittura alla University of Nigeria. Fra le sue partecipazioni più prestigiose si ricordano la Dak’Art Biennale nel 2014, la Triennale al Palais de Tokyo nel 2012, la 7th Sharjah Biennale nel 2005. Ha inoltre esposto in importanti musei internazionali come il WIELS Contemporary Art Centre di Bruxelles, the New Museum of Contemporary Art di New York, la Lunds Konstalle in Svezia e FRAC Lorraine.

Maurice Mbikayi è nato a Kinshasa (Repubblica Democratica del Congo) nel 1974. Attualmente vive e lavora a Cape Town (Sudafrica). Nel 2000 si laurea all’Academies des Beaux Arts di Kinshasa e nel 2015 prende un Master alla Michaelis School of Fine Art di Cape Town. Le sue opere sono state esposte in numerosi Musei internazionali come l’Urban Institute for Contemporary Arts of Michigan, la South Africa National Gallery, il Centre Culturel des Mazades di Toulouse, e L’Association of Visual Arts di Cape Town. Maurice Mbikayi è membro dell’Africa South Art Initiative (ASAI) e del Visual Arts Network of South Africa (VANSA). Di recente è stato inoltre fra i finalisti del Luxembourg Art Prize 2016.


Officine dell’immagine, via Atto Vannucci 13 Milano

info: tel. +39 02 91638758 –  www.officinedellimmagine.itinfo@officinedellimmagine.it

Ingresso libero – Orari: martedì – sabato 11 – 19; lunedì e giorni festivi su appuntamento.

Catalogo in galleria

In mostra al CDI di Milano gli scatti fotografici delle protagoniste di Donnavventura

IN MOSTRA AL CENTRO DIAGNOSTICO ITALIANO GLI SCATTI FOTOGRAFICI DELLE PROTAGONISTE DI DONNAVVENTURA
 
In mostra le immagini scattate dalle Donnavventura, le protagoniste del programma televisivo che da oltre 25 anni porta gli spettatori a viaggiare virtualmente nei posti più belli del mondo. Obiettivo dell’esposizione è quello di far conoscere ciò che non appare sullo schermo, l’impegno delle ragazze che si occupano della realizzazione delle puntate attraverso i diari di viaggio, le foto, il montaggio delle immagini.


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 Sarà inaugurata giovedì 15 dicembre alle 18.30 negli spazi espositivi del Centro Diagnostico Italiano di Milano la mostra fotografica ‘DONNAVVENTURA DONNE IN AZIONE’, una selezione degli scatti realizzati in giro per il mondo dalle protagoniste del programma di viaggio che dal 1989 racconta su Rete 4 le spedizioni nei luoghi più affascinanti della terra dei team composti da giovani donne. L’esposizione è realizzata da Fondazione Bracco in collaborazione con Donnavventura, Canon e il Centro Diagnostico Italiano che da 8 anni è a fianco delle ragazze in caso, durante i viaggi, dovessero insorgere problematiche di carattere sanitario. 
 
 


DONNAVVENTURA DONNE IN AZIONE
Centro Diagnostico Italiano (CDI)
via Saint Bon, 20 – Milano
15 dicembre 2016 – 30 aprile 2017
da lunedì a venerdì dalle 7 alle 19 e sabato dalle 7 alle 18
Ingresso libero
 


Le 69 immagini illustrano paesaggi affascinanti e incontri emozionanti tra le protagoniste della serie e le persone, tra cui molte donne e bambini, appartenenti a Paesi e culture lontane, documentando momenti di impegno e di svago delle ragazze. 
I volti fanno da fil rouge a un percorso che mostra la diversità dei luoghi visitati: deserti sterminati, foreste pluviali inaccessibili, savane, atolli corallini, montagne, ghiacciai perenni. Ma anche monumenti storici, realtà urbane multiformi, periferie complesse e luoghi ormai perduti come il Tempio di Baalshamin nel sito archeologico di Palmyra in Siria, distrutto nell’agosto del 2015.
 
Fondazione Bracco ha sostenuto la mostra perché da sempre impegnata nella valorizzazione della creatività dei giovani e nei progetti legati al mondo femminile, alla molteplicità delle loro attività, alle loro esigenze e al ruolo che sanno ricoprire nella società in cui spesso rappresentano una leva di innovazione. 
 
La mostra è divisa in sei sezioni: 
‘Donnavventura al lavoro’, in cui viene raccontato il “dietro le quinte” del programma: dalla scrittura dei testi all’editing delle immagini, dalle riprese video alla riparazioni dei danni alle auto causati dal terreno accidentato.
‘Donnavventura, le selezioni’ che documenta l’ultima fase delle impegnative selezioni delle candidate a La Thuile in Valle D’Aosta. 
‘Donnavventura e i bambini’, la sezione che immortala i sorrisi dei bimbi nei villaggi in Cambogia, Bolivia, Laos, Costa Rica…e gli incontri con gli adulti, nella sezione ‘Donnavventura incontri’;
‘Donnavventura e i paesaggi’ con le spettacolari immagini del deserto del Sahara, le vie del Baobab a Morondava in Madagascar, il Rio delle Amazzoni in Perù.
Donnavventura e i momenti di viaggio’, dalla redazione del diario di bordo, ad attimo colto dall’obiettivo del falcone che si posa sulla cinepresa negli Emirati Arabi.

Araki “Amore” in mostra alla Galleria Carla Sozzani

di Alessandro Curti


La Galleria Carla Sozzani ospita nelle sue sale uno dei fotografi più celebri e discussi della fotografia contemporanea: Nobuyoshi Araki. La mostra, a cura di Filippo Maggia, è composta da circa ottanta fotografie, molte delle quali inedite e realizzate negli ultimi due anni, che sviluppano un’acuta riflessione sull’universo femminile, sull’eros e sulla morte.
Nudi, ritratti e composizioni sono parte integrante della quotidianità lavorativa di Araki, e ad accompagnare la mostra ci saranno anche tre composizioni di Polaroid – opere uniche – e un video-documentario.


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Info:
Indirizzo: Corso Como 10, 20154, Milano
Ingresso libero
Tel: 02653531
Mail: galleria@galleriacarlasozzani.org
Web: www.galleriacarlasozzani.org

fino al 12 febbraio 2017

 

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