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Robert Doisneau

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Robert Doisneau e la musica, energia e gioia in uno scatto

Grande appassionato di musica, dalla musica classica al jazz, dal be-bop alle radici del rap moderno e del rock alternativo, Robert Doisneau ha girato per le vie di Parigi dando vita a immagini iconiche, cariche di energia, che fermano attimi musicali nelle strade e nei bistrot ma anche momenti privati di artisti come Eartha Kitt in un jazz club, Django Reinhardt a casa e Yehudi Menuhin nel backstage. Chiamato a ritrarre Georges Brassens, Juliette Gréco, Charles Aznavour e Claude François, Doisneau ha immortalato una nuova generazione di musicisti negli anni ’80, tra cui Rita Mitsouko e Les Négresses Vertes, restituendo allo stesso tempo uno spaccato della vita e della cultura parigine tra gli anni Cinquanta e Ottanta.

Doisneau e la musica
Autore: Clémentine Deroudille
Editore: Jaca Book,  € 192

Robert Doisneau: la fotografia come icona che permane nel tempo

Robert Doisneau, Il Bacio dell’Hotel de Ville, 1950. © Atelier Robert Doisneau.

Ci sono fotografie che permangono nella memoria il tempo di un battito di ciglia e fotografie che, al contrario, sedimentano talmente in profondità nell’immaginario individuale da entrare a far parte di quello collettivo, guadagnandosi poi di norma lo status di icona o di simbolo. Due parole, queste ultime, usate spesso in maniera incauta in ambito fotografico, se non addirittura impropria, complici talvolta gli stessi fotografi. Un buon esempio in questo senso ce lo offre la fotografia che corona queste poche righe. Il Bacio dell’Hotel de Ville è indubbiamente uno degli scatti più celebri di Robert Doisneau; una di quelle immagini le cui riproduzioni a basso costo sembrano andare a ruba tra gli esercenti di negozi e locali. Ebbene, per anni questa foto è stata considerata il simbolo della capacità della fotografia di cogliere «l’istante decisivo» – per usare due termini cari a un altro fotografo francese di indiscussa fama –, peccato solo che fosse una messa in scena: fu infatti Doisneau (che stava lavorando a un servizio per Life) a chiedere ai due ragazzi di posare per lui, e fu sempre lui che, messo alle strette, nel 1992 ne svelò la vera genesi. Definirla simbolo in questi termini sarebbe dunque inappropriato oggi, ma ciò non toglie che possa comunque mantenere un proprio valore storico. Aldilà dei retroscena e delle omissioni più o meno gravi del fotografo (sebbene il concetto di verità e/o di realtà in fotografia sia ormai da considerarsi piuttosto labile a prescindere), questa immagine è infatti in grado di parlarci di una straordinaria intuizione visiva e di un modo personale di vedere e interpretare la Parigi dell’epoca. E nel corso della sua lunga carriera di fotografo di strada, Doisneau ce ne ha regalate tante di immagini della Ville Lumière e dei suoi abitanti, anche ben più interessanti e meno controverse di questa. Immagini che tratteggiano un profilo della città ormai perduto, ma entrato prepotentemente a far parte del nostro immaginario anche grazie alla loro efficacia. Una grande antologica ne riunirà a breve, tra le sale dello Spazio Oberdan di Milano, oltre duecento, organizzandole all’interno di un lungo percorso suddiviso per aree tematiche. Fotografie capaci sì di restituirci nell’insieme l’atmosfera del tempo, ma anche, e soprattutto, di farci comprendere meglio il punto di vista di Doisneau su questa città e sull’umanità che la popolava.

Il famoso bacio di Robert Doisneau è una fotografia messa in scena

Robert Doisneau, Il Bacio dell’Hotel de Ville, 1950. © Atelier Robert Doisneau.

 

 

 

 

Il famoso bacio di Robert Doisneau, una delle foto più iconiche è stata messa in scena.
In questo video il fotografo Martin di All About Street Photography racconta la storia che c’è dietro alla fotografia Le baiser de l’hôtel de ville (Kiss by the Town Hall) del fotografo francese Robert Doisneau.
Ci sono fotografie che permangono nella memoria il tempo di un battito di ciglia e fotografie che, al contrario, sedimentano talmente in profondità nell’immaginario individuale da entrare a far parte di quello collettivo, guadagnandosi poi di norma lo status di icona o di simbolo. Due parole, queste ultime, usate spesso in maniera incauta in ambito fotografico, se non addirittura impropria, complici talvolta gli stessi fotografi. Un buon esempio in questo senso ce lo offre la fotografia che corona queste poche righe. Il Bacio dell’Hotel de Ville è indubbiamente uno degli scatti più celebri di Robert Doisneau; una di quelle immagini le cui riproduzioni a basso costo sembrano andare a ruba tra gli esercenti di negozi e locali. Ebbene, per anni questa foto è stata considerata il simbolo della capacità della fotografia di cogliere «l’istante decisivo» – per usare due termini cari a un altro fotografo francese di indiscussa fama –, peccato solo che fosse una messa in scena: fu infatti Doisneau (che stava lavorando a un servizio per Life) a chiedere ai due ragazzi di posare per lui, e fu sempre lui che, messo alle strette, nel 1992 ne svelò la vera genesi. Definirla simbolo in questi termini sarebbe dunque inappropriato oggi, ma ciò non toglie che possa comunque mantenere un proprio valore storico. Aldilà dei retroscena e delle omissioni più o meno gravi del fotografo (sebbene il concetto di verità e/o di realtà in fotografia sia ormai da considerarsi piuttosto labile a prescindere), questa immagine è infatti in grado di parlarci di una straordinaria intuizione visiva e di un modo personale di vedere e interpretare la Parigi dell’epoca. E nel corso della sua lunga carriera di fotografo di strada, Doisneau ce ne ha regalate tante di immagini della Ville Lumière e dei suoi abitanti, anche ben più interessanti e meno controverse di questa. Immagini che tratteggiano un profilo della città ormai perduto, ma entrato prepotentemente a far parte del nostro immaginario anche grazie alla loro efficacia.

Il famoso bacio di Robert Doisneau, una delle foto più iconiche è stata messa in scena

 

 

 

Fonte PetaPixel

Robert Doisneau: la meraviglia del quotidiano

Le baiser de l'hôtel de ville, Paris 1950

Se scatti fotografie, non parlare, non scrivere, non analizzare te stesso e non rispondere a nessuna domanda.

Osservatore curioso, narratore fantastico, Doisneau ha raccontato il mondo che lo circondava con una naturale dolcezza rimasta, ancora oggi, ineguagliata.
Ha immortalato la vita quotidiana che scorreva leggera su una Parigi elegante e ordinaria, raccontando i gesti semplici e spontanei delle persone, con le loro anime generose e gli sguardi sfuggenti.
Con le sue immagini, ci accompagna all’interno di un mondo ideale, popolato da uomini e donne incontrati per strada, senza forzature e senza comunque rinunciare mai a riflessioni autentiche e profonde sull’umanità.
Uomo dallo spirito indipendente, nella sua carriera ha prodotto un numero incredibile di opere fotografiche che rivelano non solo i suoi retroscena professionali, ma parlano anche del Doisneau uomo, lasciando emergere i tratti più intimi della sua personalità libera e un po’ selvatica.
Nei suoi ritratti di negozi e botteghe, bambini che giocano, vie del centro, i luoghi d’amore feste e quotidianità emozionale, si riconosce la volontà di sviluppare dei “reportages sull’umanità”, per restituire vitalità a un mondo flagellato dal ricordo cupo della Seconda Guerra Mondiale

Quello che io cercavo di mostrare era un mondo dove mi sarei sentito bene, dove le persone sarebbero state gentili, dove avrei trovato la tenerezza che speravo di ricevere. Le mie foto erano come una prova che
questo mondo può esistere.

 

L'information scolaire, Paris 1956
L’information scolaire, Paris 1956

Doisneau è stato capace di raccontare storie in luoghi dove apparentemente non c’era nulla da vedere, con un mix tra esperienza istantanea e spontanea ed esperienza vissuta, costruita ad hoc con modelli e attori; è un “falso testimone” della realtà per la sua abilità nel fotografare il mondo come voleva che fosse: una realtà ideale intima che non esiste nel reale.
Istintivo, poco razionale, si affidava al caso e amava l’improvvisazione lavorando con un canovaccio, senza mai affidarsi a un copione definito.
Il suo rifiuto per l’esotismo e per il reportage impegnato lo rese un fotografo spontaneo, anche quando costruiva una realtà artificiale; nonostante questa avversità per la cateogrizzazione, era un uomo dalla personalità elastica e benevola, gentile e indipendente.
Il suo unico nemico era l’autorità: Doisneau era un fautore convinto della libertà creativa e individuale, amante di una finzione sempre e direttamente improntata alla realtà. La sua visione del mondo era priva di schemi preordinati, si presentava solo con una
forte e spontanea volontà di sviluppare una ricerca profonda dell’uomo e
dell’umanità, vagando “a casaccio” per Parigi e scattando là dove trovasse un qualcosa da raccontare.

La diagonale des marches, Paris 1953
La diagonale des marches, Paris 1953

Inizia a fotografare fin da giovane e acquista una Rolleiflex 6×6 che lo accompagnerà per tutta la vita. Nel 1931 diventa assistente del fotografo André Vigneau che lo introduce all’ambiente fotografico del tempo e qualche anno più tardi diventa fotografo per le officine Renault: per lui questo è l’inizio ufficiale della sua carriera.
Durante gli anni tragici della guerra documenta gli anni bui e tristi per tutto il Paese, collaborando con la resistenza; è lui a fotografare il corteo di liberazione con a capo De Gaulle e dopo il conflitto lavora per varie riviste pubblicando numerosi reportages.
Proprio in questi anni di rinascita sviluppa il suo reportage umanistico, in cui l’uomo è sempre
protagonista dell’immagine.
Nel 1946 crea il gruppo dei XV insieme a grandi fotografi del tempo come Jean Michaud, Marcel Bovis, Henri Lacheroy e Willy Ronis: un gruppo eterogeneo ma ricco di molti stili differenti, con l’obiettivo di dare dignità alla fotografia e creare una poetica tutta parigina.

Mi piacciono le persone per le loro debolezze e difetti. Mi trovo bene con la gente comune. Parliamo. Iniziamo a parlare del tempo e a poco a poco arriviamo alle cose importanti. Quando le fotografo non è come se fossi lì ad esaminarle con una lente di ingrandimento, come un osservatore freddo e scientifico. E’ una cosa molto fraterna, ed è bellissimo far luce su quelle persone che non sono mai sotto i riflettori.

Negli anni che seguono il lavoro diminuisce, e Doisneau riesce a dedicare più tempo alle sue ricerche; dai lavori grafici ai fotomontaggi, da esperimenti come quello della Tour Eiffel deformata, fino alla grande documentazione sulla trasformazione del quartiere Les Halles.
L’ ultimo importante incarico che lo vede protagonista è dato dalla partecipazione al progetto della DATAR (Delegazione interministeriale alla gestione del territorio e all’attrattiva regionale) un progetto creativo che lo vede impegnato insieme ad altri 14 grandi fotografi europei, tra i quali Gabriele Basilico e Raymond Depardon, per la documentazione di paesaggi, luoghi di vita e lavoro della Francia del 1980. Una vera e propria consacrazione per Doiseanu che in questo caso si affida all’immagine a colori per descrivere il cambiamento triste e degradante delle periferie negli anni.

Autoportrait au Rolleiflex, 1947
Autoportrait au Rolleiflex, 1947

 

Gli scatti di Robert Doisneau in mostra a Trieste

Ecoliers dans une salle de classe durant une interrogation dans le 5ème arrondissement à Paris en France, en 1956 ©Atelier Robert Doisneau

L’ Ente Regionale per il Patrimonio Culturale del Friuli Venezia Giulia-Erpac presenta, presso Il Magazzino delle Idee di Trieste, la mostra “Robert Doisneau. Across the Century”, in collaborazione con diChroma Photography di Madrid e l’Atelier Robert Doisneau, Parigi.
L’esposizione, attraverso 88 stampe d’epoca, narra la passione fotografica dell’autore che ha più celebrato la bellezza misconosciuta della quotidianità, creando un immaginario collettivo basato sulla vita della gente comune.
Grande maestro della fotografia, Doisneau è il rappresentante più celebre della cosiddetta “fotografia umanista”, ossia quel tipo di sensibilità visiva che pone l’accento sulla condizione disagiata dell’uomo nella società. Nasce il 14 aprile del 1912 a Gentilly, un sobborgo di Parigi che segnerà profondamente la sua estetica e il suo modo di guardare le cose. Diplomatosi incisore litografo alla scuola di Estienne decide di abbandonare quella strada per gettarsi nella realtà viva e cruda delle periferie, dimensione che all’epoca nessuno considerava. Sceglie poi di utilizzare un mezzo d’espressione al tempo ancora guardato con un certo sospetto: la fotografia.
Il racconto della mostra “Across the Century”, viene offerto da una delle figlie dell’artista, Francine Deroudille che assieme alla sorella Annette, ha ritrovato in un baule la selezione di immagini presenti in mostra:
Il progetto era al tempo stesso semplice e ambizioso: riassumere in 88 stampe un’opera fotografica, quella di nostro padre, realizzata in oltre 60 anni. La prima selezione, mia sorella Anenette e io, l’abbiamo fatta nel baule delle fotografie d’epoca. La scelta è stata istintiva e rapida, dettata dalla necessità di accostare le fotografie essenziali a fotografie meno conosciute, che potessero testimoniare il suo fototropismo verso le bellezze della più normale quotidianità. La selezione delinea un mondo che non ha più nulla a che vedere con la realtà, il mondo che noi figlie abbiamo condiviso con lui. Tutti i personaggi presenti nelle foto sono fuggiti con la loro personale poetica per raggiungere un mondo del tutto immaginario.”

Al Magazzino delle Idee sono esposte tutte le tematiche su cui Doisneau ha lavorato: la vita quotidiana, la vita di strada, i sobborghi, Parigi, i bambini, la ricostruzione della Francia dopo la seconda guerra mondiale. Una vera e propria passeggiata nel XX secolo, attraverso le sue immagini più iconiche come il Bacio all’Hotel de Ville, la fotografia più riprodotta in assoluto nella storia della fotografia, e altre meno note al grande pubblico.

 

Fino al 23.06.2019
Per maggiori informazioni
T. +39 040 3774783
info@magazzinodelleidee.it

Robert Doisneau: un fotografo da ascoltare

Juliette Gréco Saint-Germain-des-Prés 1947 © Atelier Robert Doisneau

La mostra Doisneau et la musique , in corso a Parigi, propone sorprendenti incroci tra l’autore e il mondo delle note. Nominare Robert Doisneau significa evocare quel realismo poetico tipicamente francese, per non dire parigino, fatto di dolcezza, ironia, complicità, poesia e tenerezza.
Un approccio molto amato dal pubblico quanto, talvolta, stigmatizzato da alcuni critici intransigenti come troppo zuccherato. Una declinazione molto riconoscibile del reportage – è street photography? – che ha visto all’opera magnifici flâneurs come Édouard Boubat, Willy Ronis, Iziz e altri. Stiamo parlando, in ogni caso, di grandi fotografi ricchi di cultura visiva e di sensibilità. Doisneau è, tra loro, sicuramente il più conosciuto anche grazie o per colpa del famigerato bacio all’Hotel de Ville, foto-icona dell’amore riprodotta ovunque, su tazze e cuscini da regalare a San Valentino. Pochi però, fino a oggi, hanno stilato un bilancio di quanto le sue strade abbiano intercettato quelle della musica. Bilancio e panoramica ora forniti da una mostra molto originale e intrigante, dal titolo Doisneau et la musique , con oltre 200 fotografie esposte a Parigi, fino al 28 aprile, presso la Cité de la musique – Philharmonie de Paris.

Fotografia e musica: Robert Doisneau

Il percorso è diviso in sezioni specifiche, tutte comunque con un occhio rivolto alla musica: la strada, gli studi di registrazione, il violoncellista Maurice Baquet, il jazz, gli anni 80-90. Proprio la strada dei sobborghi parigini nel dopoguerra è quel teatro di vita dove Doisneau attinge e dove la musica è ingrediente pervasivo di vite semplici, povere, ma anche allegre e poetiche, abitanti di un’Europa stremata dalla guerra da poco finita, ma felice di tornare alla vita e speranzosa nel domani. Orchestrine, bande, locali fumosi dove una fisarmonica fa la differenza, e poi il jazz, i balli in piazza. Insomma, l’amore per la musica nasce in Doisneau insieme all’amore per le persone. Come quando una domenica mattina incontra l’anziana artista di strada Madame Lulu che canta accompagnata da una giovane alla fisarmonica e le segue a lungo per le periferie dove si esibiscono in strada e nei bistrot, chiedendosi perché mai avessero deciso di andare proprio là dove nessuno ha un soldo in tasca. La sua carriera va avanti e conosce un sempre maggior successo, così s’infittiscono le collaborazioni giornalistiche. Tra gli argomenti trattati ritorna spesso la musica: dalla strada entrerà negli studi di registrazione per ritrarre i maggiori musicisti al lavoro, mentre a Saint-Germain-des-Prés avrà l’occasione di fotografare, tra gli altri, Juliette Gréco, Yves Montand, Charles Aznavour. Proprio a Saint-Germain, mitico quartiere di intellettuali e artisti sulla Rive Gauche, Doisneau aveva conosciuto il poeta Jacques Prévert di cui sarà amico e complice per la vita. A proposito di Juliette Gréco, ecco una curiosità: nella foto che pubblichiamo, realizzata nel 1947, la cantante ha solo 21 anni e ha con sé un cane di nome Bidet, allora molto noto a Saint- Germain in quanto si esibiva sul palco del Théâtre Montparnasse al fianco di Gérard Philippe nello spettacolo di Alfred Savoir Le Figurant de la Gaîté . Altra serie organica è quella nata nel 1961 quando Doisneau immortalò molti compositori, tra cui Pierre Boulez, Pierre Schaeffer, Henri Dutilleux e André Jolivet, un’amicizia nel 1944 che durò per oltre cinquant’anni. Un legame fatto principalmente di risate. Il libro – una favola fotografica leggera e spassosa – a ben guardare si rivela un laboratorio denso di magia e di sperimentazioni realizzate tramite effetti speciali, fotomontaggi, collage, deformazioni. Il musicista Baquet, nelle foto del libro, utilizza il suo violoncello in mille situazioni comiche e sorprendenti, ora galleggia come una barca, ora scivola sulla neve come una slitta e così via. Ma se le foto di questa mostra evocano una musica da “ascoltare con gli occhi”, che ruolo ha la ognuno nel proprio spazio di lavoro, nell’ambito del reportage L’avventura della musica nel ventesimo secolo  commissionato dalla rivista Le Point . Un discorso a parte merita il capitolo che nasce da un’amicizia, da un pizzico di follia, dalla voglia di giocare e dalla sperimentazione creativa: Ballata per violoncello e camera oscura . È questo il titolo di un libro uscito nel 1981, ma concepito molti anni prima. “Quando le nostre strade si sono incrociate, ho trovato il mio maestro di felicità” disse Doisneau di Maurice Baquet, violoncellista, attore, sciatore, col quale nacque musica da ascoltare con le orecchie? Onore al merito quando, come hanno proposto i curatori in questo caso, si cerca una via per rendere davvero una mostra – come sempre dovrebbe essere – un’esperienza. Dunque, Doisneau et la musique  ha perfino una sua colonna sonora originale appositamente realizzata dal gruppo dei Moriarty, mentre durante tutto il periodo di svolgimento dell’esposizione, tra concerti e incontri dedicati al rapporto tra Doisneau e la musica, c’è anche uno spettacolo teatrale che s’intitola proprio Ballata per violoncello e camera oscura.

Di  Leonello Bertolucci
dal numero 312 de Il Fotografo 

Gli scatti più celebri di Robert Doisneau raccolti in un video

© Robert Doisneu - Autoportrait au Rolleiflex 1947

Grande maestro della fotografia, Doisneau è il rappresentante più celebre della cosiddetta “fotografia umanista”, ossia quel tipo di sensibilità visiva che pone l’accento sulla condizione disagiata dell’uomo nella società. Nasce il 14 aprile del 1912 a Gentilly, un sobborgo di Parigi che segnerà profondamente la sua estetica e il suo modo di guardare le cose. Diplomatosi incisore litografo alla scuola di Estienne decide di abbandonare quella strada per gettarsi nella realtà viva e cruda delle periferie, dimensione che all’epoca nessuno considerava. Sceglie poi di utilizzare un mezzo d’espressione al tempo ancora guardato con un certo sospetto: la fotografia.

Soggetto privilegiato del fotografo: Parigi. Produce una serie di scatti innovativi, geniali e dominati da una forte carica umana: sono le immagini che lo hanno reso celebre. Quello che colpisce i fruitori e gli operatori del settore è che non si tratta di una Parigi convenzionale, quella che domina negli ambienti della pubblicità, della moda, dei giornali o del cinema ma è una Parigi di piccola gente, di arie di fisarmonica, di grandi e bambini, i cui sguardi trasudano umanità e tenerezza.

Doisneau amava immortalare la cultura dei bambini della strada e dei loro giochi, arrivando a conferire alle loro attività, seppur infantili, rispetto e serietà.

“Quello che io cercavo di mostrare era un mondo dove mi sarei sentito bene, dove le persone sarebbero state gentili, dove avrei trovato la tenerezza che speravo di ricevere. Le mie foto erano come una prova che questo mondo può esistere.”

Robert Doisneau: la meraviglia del quotidiano

L’informazione scolastica, Parigi, 1956 © Atelier Robert Doisneau
L’informazione scolastica, Parigi, 1956 © Atelier Robert Doisneau

Robert Doisneau

Osservatore curioso, narratore fantastico, Robert Doisneau ha raccontato il mondo che lo circondava con una naturale dolcezza, rimasta ancora oggi ineguagliata. Ha immortalato la vita quotidiana che scorreva leggera su una Parigi elegante e ordinaria, raccontando i gesti semplici e spontanei delle persone, con le loro anime generose e gli sguardi sfuggenti. Con le sue immagini, ha saputo accompagnarci all’interno di un mondo ideale popolato da uomini e donne incontrati per strada, senza forzature e senza comunque rinunciare mai a riflessioni autentiche e profonde sull’umanità.

Robert Doisneau: uomo dallo spirito indipendente

Uomo dallo spirito indipendente, ha prodotto un numero incredibile di opere fotografiche che rivelano non solo i retroscena della professione, ma che raccontano anche dell’uomo, lasciando emergere gli aspetti più intimi di una personalità libera e un po’ selvatica. Nei suoi ritratti di negozi e di botteghe, di bambini che giocano e di sconosciuti tra le vie del centro, i luoghi d’amore, delle feste e della quotidianità emozionale, si riconosce la volontà di sviluppare dei reportage sull’umanità con l’idea di poter restituire vitalità a un mondo flagellato dal ricordo cupo della Seconda guerra mondiale. Robert Doisneau è stato capace di raccogliere delle storie in luoghi dove, apparentemente, non vi era nulla da vedere, grazie a un mix di esperienza istantanea ed esperienza vissuta, costruita ad hoc  con modelli e attori; è un “falso testimone” della realtà per la sua abilità nel fotografare il mondo come voleva che fosse: una realtà ideale, intima, che non esiste nel reale. Istintivo, poco razionale, si affidava al caso e amava l’improvvisazione, lavorando con un canovaccio, senza mai seguire un copione definito. Il suo rifiuto per l’esotismo e per il reportage impegnato lo rese un fotografo spontaneo, anche quando costruiva una realtà artificiale; nonostante questa avversità per la categorizzazione, era un uomo dalla personalità elastica e benevola, gentile e indipendente. Il suo unico nemico era l’autorità: Doisneau era un fautore convinto della libertà creativa e individuale, amante di una finzione sempre e direttamente improntata alla realtà. La sua visione del mondo era priva di schemi preordinati, si presentava solo con una forte e spontanea volontà di sviluppare una ricerca profonda dell’uomo e dell’umanità, vagando, moderno flâneur , per le strade di Parigi e scattando là dove trovasse un qualcosa da raccontare. Giovane appassionato, acquista una Rolleiflex 6×6 che lo accompagnerà per tutta la vita. Nel 1931 diventa assistente del fotografo André Vigneau che lo introduce nell’ambiente fotografico del tempo e qualche anno più tardi lavora per le officine Renault: è l’inizio ufficiale della carriera. Durante la guerra, documenta gli anni bui e tristi per tutto il Paese, collaborando con la resistenza; è lui a fotografare il corteo di liberazione con a capo De Gaulle e dopo il conflitto lavora per varie riviste pubblicando numerosi reportage. Proprio in questi anni di rinascita sviluppa il suo “reportage umanistico”, in cui l’uomo è sempre protagonista dell’immagine. Nel 1946 crea il Group XV insieme ai grandi autori del tempo come Jean Michaud, Marcel Bovis, Henri Lacheroy e Willy Ronis – è un gruppo eterogeneo formatosi con l’obiettivo di dare dignità alla fotografia e di creare una poetica tutta parigina –. Negli anni successivi il lavoro diminuisce e Doisneau riesce a dedicare più tempo alle proprie ricerche: dai lavori grafici ai fotomontaggi, dagli esperimenti, come quello della Tour Eiffel deformata, alla grande documentazione sulla trasformazione del quartiere Les Halles. L’ultimo importante incarico che lo vede protagonista è dato dalla partecipazione al progetto della DATAR, un progetto creativo che lo impegna con altri quattordici fotografi europei, tra i quali Gabriele Basilico e Raymond Depardon, nella documentazione di paesaggi, luoghi di vita e lavoro della Francia del 1980. Una vera e propria consacrazione per Doisneau che in questo caso si affida all’immagine a colori per descrivere il cambiamento triste e degradante delle periferie.

Robert Doisneau: Pescatore d’immagini

Fa tappa a Cava de’ Tirreni (SA), fino al 3 marzo, la mostra dedicata a Robert Doisneau, curata dall’Atelier Robert Doisneau – Francine Deroudille e Annette Doisneau.

Robert Doisneau Pescatore d’immagini: la mostra

Robert Doisneau: Pescatore d’immagini

Fa tappa a Cava de’ Tirreni (SA), fino al 3 marzo, la mostra dedicata a Robert Doisneau, curata dall’Atelier Robert Doisneau – Francine Deroudille e Annette Doisneau. L’esposizione, che riunisce settanta scatti in bianco e nero, ripercorre l’intera carriera del fotografo francese, soffermandosi sui soggetti più amati: la Senna e i giardini parigini, i mercati di Les Halles, le donne, gli innamorati, gli intellettuali, i clochard, soggetti capaci di restituire l’immagine della Parigi più vera, che oggi sopravvive solo nell’immaginario collettivo. Al Monastero di San Giovanni si possono ammirare alcuni dei capolavori più famosi di Doisneau, tra cui il Bacio dell’Hotel de Ville, del 1950, che ritrae una coppia di ragazzi che si bacia davanti al municipio, Les pains de Picasso, Prévert au guéridon, l’autoritratto del 1949 (sotto) e molti altri.

CAVA DE’ TIRRENI
Monastero San Giovanni al Borgo Grande
Dal  al 

Immagine in evidenza
R
obert Doisneau, Un chien à roulettes, 1977 © Atelier Robert Doisneau

Robert Doisneau: Pescatore d’immagini in mostra

Robert Doisneau: uno dei fotografi più importanti e celebrati del Novecento

Curata dall’Atelier Robert Doisneau – Francine Deroudille ed Annette Doisneau – in collaborazione con Piero Pozzi, la mostra raccoglie settanta immagini in bianco e nero che ripercorrono l’immaginario creativo di Robert Doisneau (Gentilly, 14 aprile 1912 – Montrouge, 1 aprile 1994), uno dei fotografi più importanti e celebrati del Novecento.

L’esposizione, che si apre con l’autoritratto del 1949, propone i soggetti più cari all’autore e alcune delle sua fotografie più iconiche, da Les pains de Picasso (in foto), in cui il pittore spagnolo si fa ritrarre seduto al tavolo della cucina davanti a dei pani che imitano, con la loro forma, le sue mani, al Bacio dell’Hotel de Ville, scattata nel 1950, che ritrae una coppia di ragazzi che si bacia davanti al municipio di Parigi mentre, attorno a loro, la gente cammina veloce e distratta. A dominare su tutto è l’immagine di Parigi, quella più autentica, che ormai sopravvive solo nell’immaginario collettivo. È la Parigi dei bistrot, dei caffè punto d’incontro degli intellettuali, degli innamorati, dei momenti di vita quotidiana dei parigini, cui Doisneau ha saputo dare risalto e dignità.

Fino al 30 settembre

Palazzo delle Paure

Piazza XX Settembre Lecco 

www.museilecco.org

Robert Doisneau in mostra al Broletto di Pavia

Le Baiser de l'Hôtel de Ville, 1950 © Robert Doisneau

ROBERT DOISNEAU

PESCATORE D’IMMAGINI 


70 scatti ripercorrono la vicenda artistica di uno dei più importanti fotografi del Novecento.

Esposte alcune delle sue opere più conosciute,  tra cui Il bacio (Le Baiser de l’Hôtel de Ville), la sua immagine più famosa e amata. 


Le Baiser de l’Hôtel de Ville, 1950 © Robert Doisneau

Il Broletto di Pavia si apre alla grande fotografia.

 Dal 14 ottobre 2017 al 28 gennaio 2018, lo storico palazzo del XII secolo, posto nel cuore della città, ospita una mostra che celebra Robert Doisneau (Gentilly, 14 aprile 1912 – Montrouge, 1 aprile 1994), uno dei fotografi più importanti e celebrati dell’intero Novecento.
La rassegna, dal titolo Pescatore d’immagini, curata dall’Atelier Robert Doisneau – Francine Deroudille ed Annette Doisneau – in collaborazione con il Professor Piero Pozzi, prodotta e realizzata da Di Chroma Photography e ViDi – Visit Different, in collaborazione con la Fondazione Teatro Fraschini e il Comune di Pavia – Settore Cultura presenta 70 immagini in bianco e nero che ripercorrono l’universo creativo del fotografo francese.

Il percorso espositivo, che mette in mostra alcune delle icone più riconoscibili della sua carriera come Le Baiser de l’Hôtel de Ville, Les pains de Picasso, Prévert au guéridon, si apre con l’autoritratto del 1949 e ripercorre i soggetti a lui più cari, conducendo il visitatore in un’emozionante passeggiata nei giardini di Parigi, lungo la Senna, per le strade del centro e della periferia, nei bistrot e nelle gallerie d’arte della capitale francese.

I soggetti prediletti delle sue fotografie sono, infatti, i parigini: le donne, gli uomini, i bambini, gli innamorati, gli animali e il loro modo di vivere questa città senza tempo.

Quella che Doisneau ha tramandato ai posteri è l’immagine della Parigi più vera, ormai scomparsa e fissata solo nell’immaginario collettivo; è quella dei bistrot, dei clochard, delle antiche professioni; quella dei mercati di Les Halles, dei caffè esistenzialisti di Saint Germain des Prés, punto d’incontro per intellettuali, artisti, musicisti, attori, poeti, come Jacques Prévert col quale condivise, fino alla sua morte, un’amicizia fraterna e qui presente con uno scatto – Prévert au guéridon – che lo ritrae seduto al tavolino di un bar con il suo fedele cane e l’ancor più fedele sigaretta.

Com’ebbe modo di ricordare lo stesso Doisneau, “Le meraviglie della vita quotidiana sono così eccitanti; nessun regista può ricreare l’inaspettato che si trova nelle strade”.

A Pavia, si possono ammirare alcuni dei suoi capolavori più famosi, tra cui il Bacio dell’Hotel de Ville, scattata nel 1950, che ritrae una coppia di ragazzi che si bacia davanti al municipio di Parigi mentre, attorno a loro, la gente cammina veloce e distratta. L’opera, per lungo tempo identificata come un simbolo della capacità della fotografia di fermare l’attimo, non è stata scattata per caso: Doisneau, infatti, stava realizzando un servizio fotografico per la rivista americana Life, e chiese ai due giovani di posare per lui.

Il lavoro di Doisneau dà risalto e dignità alla cultura di strada dei bambini; ritornando spesso sul tema dei più piccoli che giocano in città, lontani dalle restrizioni dei genitori, trattando il tema del gioco e dell’istruzione scolastica con serietà e rispetto, ma anche con quell’ironia che si ritrova spesso nei suoi scatti.

È il caso di Les pains de Picasso, in cui l’artista spagnolo, vestito con la sua tipica maglietta a righe, gioca a farsi ritrarre seduto al tavolo della cucina davanti a dei pani che surrogano, con la loro forma, le sue mani.

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